mercoledì 12 dicembre 2018

Napoli, un supertestimone ha visto uccidere Davide

Napoli, un supertestimone ha visto uccidere Davide

Il carabiniere avrebbe sparato a Davide Bifolco da due metri mentre il diciassettenne era a terra. In un video dopo lo sparo, gli avventori di una sala giochi a mani alzate

di Checchino Antonini

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Il carabiniere avrebbe sparato a Davide Bifolco da due metri mentre il diciassettenne era a terra. Secondo i suoi amici, il motorino  su cui andavano in tre era stato speronato dalla gazzella. Due giorni dopo l’omicidio, nel Rione Traiano, sarebbe spuntato un uomo, un supertestimone della vicenda che ha concluso tragicamente l’inseguimento del motorino che ai carabinieri era sembrato “sospetto”.

C’è anche un video dei  momenti successivi alla morte di Davide. Si tratta delle riprese all’interno della sala scommesse a poca distanza dal punto in cui si è concluso l’inseguimento dello scooter, con a bordo Davide Bifolco e altre due persone, effettuate dalle telecamere a circuito chiuso. Nel video, recuperato dai legali della famiglia del giovane, si vedono gli avventori della sala scommesse che escono in strada, evidentemente attirati dallo sparo, e rientrano di corsa all’interno del locale, seguiti da un carabiniere, probabilmente non quello che ha esploso il colpo d’arma da fuoco. Il militare entra nella sala e riunisce i presenti che, con le mani alzate, si dispongono attorno a un tavolo da biliardo.

Immagini che, secondo l’avvocato Fabio Anselmo nominato legale dai familiari di Davide Bifolco, «dimostra in maniera eloquente lo stato psicologico in cui si trovava quel carabiniere in quel momento». Fabio Anselmo è lo stesso legale dei casi Aldrovandi, Cucchi, Uva, Ferrulli, Budroni eccetera. Il legale ha nominato il professor Vittorio Fineschi, della Sapienza di Roma, perito di parte per l’autopsia in programma domani mattina a Napoli. Tramite lo stesso Fineschi, il legale ha chiesto che, prima dell’esame autoptico, si proceda con una Tac «come da protocollo internazionale» con l’obiettivo di fotografare la situazione prima che l’attività del perito settore alteri la conformazione del cadavere. «I tempi sono molto ristretti, ci sono anche difficoltà tecniche ma la Tac è assolutamente necessaria anche ai fini della perizia balistica». Consulente balistico è stato nominato l’ingegner Marco Zonaro, che ha lavorato sul caso di Marta Russo. Anselmo ha già raccolto le dichiarazioni di tre testimoni «dalle quale emerge un quadro diverso dalla versione fornita dal carabiniere». Il penalista ferrarese ha reso noto di aver ascoltato sia due giovani che erano insieme con Bifolco, sia un terzo testimone oculare «che non ha alcun rapporto di parentela con la famiglia della vittima» e che non si sarebbe ancora presentato dagli inquirenti per farsi interrogare. Il legale ha sottolineato che prima ancora che alla procura di Napoli consegnerà oggi stesso i verbali e le registrazioni alla Commissione diritti umani presieduta da Luigi Manconi. Tra i documenti anche le riprese video delle telecamere collocate all’esterno e all’intero della sala giochi a una decina di metri dal luogo dove l’inseguimento si è concluso tragicamente, in via Chintia a Fuorigrotta, nei pressi dal Rione Traiano dove lo scooter era stato intercettato dai militari.

In un video diffuso un’altra donna ha dichiarato alla cronista Gaia Bozza di aver assistito alla scena e di aver sentito il militare mentre “ordinava” agli addetti del 118 di sollevare il corpo del giovane e di caricarlo in ambulanza, altrimenti lui si sarebbe trovato nei guai.

Se non fosse stato un giudice a scrivere su fb queste parole non sarebbe nemmeno il caso di riferirle. Un magistrato, già sindaco di Castellammare per il Pdl, è voluto entrare a gamba tesa con la solfa che la vera vittima sarebbe il carbefice: «L’identikit del bravo ragazzo una volta era ben diversa da quella che oggi qualche sprovveduto vorrebbe appiccicare al morto dell’altra notte». È Luigi Bobbio, per anni pm anticamorra a Napoli, poi senatore e sindaco di Castellammare di Stabia (Napoli), oggi giudice al Tribunale civile di Nocera Inferiore (Salerno).  A suo giudizio il carabiniere che ha sparato «è la sola è unica vittima di quanto è accaduto». Con buona pace dei codici e della Costituzione su cui dovrebbe aver giurato.

(continua)

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