lunedì 24 settembre 2018

Washington e il mondo stanno realmente facendo guerra all’Isis, oppure…

Washington e il mondo stanno realmente facendo guerra all’Isis, oppure…

In Siria bombardati edifici vuoti e… raffinerie. Morti sotto le bombe solo 14 miliziani dell’Isis. Mentre risulta distrutta quasi tutta la capacità energetica di del regime di Assad. E ancora. Per l’Intelligence Usa l’Isis non rappresenta alcun pericolo. Allora, chi stiamo bombardando?

 

di Franco Fracassi

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Hanno distrutto alcuni edifici vuoti, ucciso quattordici presunti terroristi e messo fuori uso dodici raffinerie. «Un mese di bombardamenti a tappeto non hanno prodotto altro. Come si può pretendere di sconfiggere un’armata di terroristi esclusivamente bombardando dal cielo, e affidando l’offensiva di terra a quattro scalzacani curdi, che si trovano a fronteggiare un’armata ben più potente. In Iraq e in Siria sta andando in scena una farsa». E se all’opinione del capo delle forze armate Usa (il generale William Mayyville) si aggiunge quella dell’esperto di servizi segreti statunitensi per conto dell’autorevole rivista “Foreign Policy’s” Shane Harris («Non esistono informazioni credibili che dimostrano la reale pericolosità internazionale dello Stato Islamico. Lo dicono i nostri servizi segreti, lo dice lo stesso Obama»), allora ci si chiede: perché il mondo sta bombardando l’Iraq e la Siria?

 

Prendiamo il bombardamento alla città siriana di Raqqa, tacciata di essere la base operativa dell’Isis. L’inviato del giornale turco “Hurriyet” ha scritto: «Quando i bombardieri americani hanno iniziato a sganciare bombe quelli dell’Isis erano già scappati. Del resto, avrebbero anche potuto non farlo, visto che gli attacchi erano diretti altrove». Già scappati? «Erano stati avvertiti dall’Intelligence, dalla Cia, che continua ad avere rapporti con loro», ha spiegato a Popoff l’ex funzionario della Central Intelligence Agency Joseph Trento.

 

Quindi, cos’hanno colpito le bombe sganciate su Raqqa? «I bombardamenti a Raqqa hanno distrutto alcuni edifici vuoti, tra cui l’ex sede dell’MI6 (i servizi britannici) divenuta sede dei Fratelli musulmani. Nessun edificio colpito apparteneva all’Isis. Distrutte anche dodici raffinerie. La maggior parte delle vittime sono civili. E solo quattordici erano miliziani dello Stato Islamico», si legge sul rapporto redatto dall’Osservatorio siriano per i diritti dell’Uomo.

 

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Robert Baer è stato per oltre due decenni a capo della divisione Medio Oriente della Cia. La sua base era a Beirut e conosce meglio di chiunque altro la situazione sul campo. Dimessosi da Langley ha scritto un libro, da cui George Clooney ha tratto il film “Syriana”. Sentito da Popoff Baer ha detto: «La strategia della Casa Bianca è chiarissima. A loro non frega niente dell’Isis. A Loro interessa l’Iraq e interessa la Siria. Stanno distruggendo le raffinerie in modo da mettere in ginocchio Assad. Obama già pensa a quello che accadrà dopo. Sa che Assad resterà al suo posto. E sa che senza quelle raffinerie l’economia siriana non si riprenderà mai. Altro che Isis pericolo globale».

 

Popoff in passato ha scritto dei legami tra l’Isis e gli Stati Uniti, tra l’Isis e la Nato, tra l’Isis e la Turchia. Ha scritto degli incontri tra il senatore repubblicano John McCain (uomo ombra della diplomazia Usa) e il leader dello Stato Islamico Abu Bakr al Baghdadi. Ha scritto della seduta segreta del Congresso convocata dal presidente statunitense Barak Obama per votare il finanziamento all’opposizione siriana, tra cui l’Isis. Ha scritto delle basi Nato in Turchia di Sanlurfa, Osmaniye e Karaman sono state utilizzate per addestrare l’esercito dell’Isis. Ha scritto delle armi pesanti (cannoni, carri armati eccetera) trasportati dalle fabbriche ucraine alla Turchia dai servizi segreti di Ankara per rifornire le truppe di al Baghdadi. Ha scritto della finta offensiva dei curdi iracheni (in contrasto con quella vera dei turchi iracheni) contro l’Isis nel nord dell’Iraq, con l’unico scopo di ripulire etnicamente quelle zone. Le informazioni contenute in questo articolo non aggiungono altro che un nuovo tassello alla storia.

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