giovedì 15 novembre 2018

La sfigurata di Auschwitz e la notte prima della maturità

La sfigurata di Auschwitz e la notte prima della maturità

Cronache romane di un cinema che fa festa, settimo giorno, parte prima. Popoff vi racconta il Festival Internazionale del Film di Roma.

di Giorgia Pietropaoli


Il trailer di Phoenix

«Io non esisto più». È Phoenix del regista tedesco Christian Petzold ad aprire la settima giornata (mercoledì 22 ottobre) del Festival Internazionale del Film di Roma di Popoff. Il lungometraggio, in concorso nella sezione Gala, racconta la storia di Nelly (una superba Nina Hoss) che, sopravvissuta ad Auschwitz con il volto sfigurato, torna a Berlino dopo un’operazione chirurgica che l’ha resa quasi irriconoscibile.
«Le assomiglio davvero?/No, ma le assomiglierai». Nelly cerca il marito, Johnny (Ronald Zehrfeld), che l’ha denunciata ai nazisti, e, senza farsi riconoscere, finge di essere un’altra donna, Esther. Johnny nota una certa somiglianza con la sua defunta (almeno così crede) moglie e le chiede di assumerne l’identità per riscattare l’eredità della donna. Nelly accetta perché ha bisogno di sapere se l’uomo la ama nonostante tutto o se il tradimento non era stato casuale ma premeditato.

PHOENIX

Questo di Petzold è una sorta di noir sentimentale dai toni e gli accenti delicati, con una forte protagonista e un’atmosfera azzeccata. L’impianto di tutto il film, però, si basa su una storia poco credibile dall’inizio, un non riconoscimento cui si stenta a immaginare (voce? Occhi? Mani? E tutto il resto?) che mina le radici sulle quali si sviluppa l’intero dramma.
«Lui non mi ha riconosciuto ed è stato come morire di nuovo». In compenso, Petzold decide di utilizzare un nuovo punto di vista su un argomento (il campo di concentramento) che al cinema può vantare una vasta filmografia ed è questo l’elemento che dà una certa originalità a Phoenix. «Pensi che chi arrivi dai campi di concentramento abbia un vestito rosso e delle scarpe di Parigi?». Sarebbero serviti altri espedienti (e altre risorse) per renderlo un capolavoro. Per far sì che il ricordo di un evento in grado di privare così tanta gente della sua stessa identità, lasciasse un segno indelebile. «Sono più vicini ai nostri morti che ai nostri vivi». Un segno, un numero che nel (comunque) suggestivo finale non marchia a fuoco come dovrebbe. La colpa è dell’aver rivelato velatamente le modalità del riconoscimento, fin dal principio. «Time is so old and love so brief, love is pure gold and time a thief».

Subito dopo, per la sezione Prospettive Italia, è stato proiettato il film Fino a qui tutto bene, diretto da un incredulo Roan Johnson e realizzato con la collaborazione (e produzione) del cast artistico e tecnico.

fino a qui tutto bene

«Se ti devi suicidare devi farlo con un incidente, almeno non fai sentire in colpa i tuoi». Cinque ragazzi universitari che hanno convissuto, studiato e mangiato a Pisa nello stesso appartamento, stanno per diventare adulti. Il contratto d’affitto è scaduto, il tempo degli studi anche e ognuno dovrà decidere cosa cominciare a fare dopo l’ultimo week end di “baldoria”. Il film li segue in questi tre giorni di fuoco in cui ognuno prenderà in mano il suo destino.
«Mi prepari un po’ di pasta col nulla?». La ricetta è semplice. Pasta (ovviamente) e quello che trovi o è avanzato nel frigorifero: ricotta, tre pomodorini, una spezia andata a male che è ormai cadavere. Chi non ha mai preparato una pasta con il nulla, soprattutto in anni universitari? Johnson dirige con allegria una commedia agrodolce che affronta il passaggio dall’età “accademica” a quella “professionale” e lo fa cogliendo aspetti, ansie, paure e speranze di un variegato gruppo di trentenni (?) che, dal giorno successivo, si ritroveranno in una realtà nuova e sconosciuta. «Cosa si fa? Ci si arrende?»

Niente di nuovo, tutto già visto per un film che non annoia, questo sì, ma non aggiunge o toglie nulla a quelle notti prima degli esami già raccontate da altri. Si può apprezzare l’indipendenza del film e un’Isabella Ragonese che si presta al gioco delle parti. Il resto è roba da vulcani islandesi.

(continua)

PHOENIX
Regia di Christian Petzold
Con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Nina Kunzendorf, Michael Maertens, Imogen Kogge
Drammatico, 98 min
Germania, 2014
Voto Popoff: 2,5/5

FINO A QUI TUTTO BENE
Regia di Roan Johnson
Con Paolo Cioni, Paolo Giommarelli, Alessio Vassallo, Guglielmo Favilla, Silvia D’Amico, Isabella Ragonese
Commedia, 80 min
Uscita giovedì 29 gennaio 2015
Italia, 2014
Voto Popoff: 1,8/5

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