mercoledì 17 ottobre 2018

Do you remember Mumia Abu Jamal?

Do you remember Mumia Abu Jamal?

In terapia intensiva per uno shock diabetico, dopo due giorni di ricovero, incatenato anche a letto e senza poter ricevere visite, Mumia è rientrato in carcere.

di Mirna Cortese

Mumia 1

Attivista per i diritti civili, giornalista radiofonico, membro dei Black Panter, Mumia Abu-Jamal (per l’anagrafe Wesley Cook) è nato a Filadelfia il 24 aprile del 1954, il prossimo 24 aprile compirà 61 anni, gli ultimi 34 li ha passati in carcere. Nel 1982 fu condannato a morte con la falsa accusa di aver ucciso il poliziotto Daniel Faulkner anche se, nel 1999, Arnold Beverly, vecchio sicario mafioso, confessò a uno degli avvocati di Mumia di aver ucciso lui il poliziotto Faulkner in un contesto di collusioni tra polizia e mafia. Ma questa confessione non fu mai presa in considerazione.

Grazie anche ad una potente mobilitazione internazionale in solidarietà con Mumia, che lo trasforma in un simbolo delle battaglie contro la pena di morte – i suoi sostenitori, da Amnesty International all’arcivescovo Desmond Tutu, sono convinti che abbia subito un processo ingiusto e razzista -, nel 2008 all’ex Black Panter è annullata la sentenza morte. la Corte di Appello di Filadelfia respinse però la richiesta di annullare la condanna per omicidio di primo grado presentata da Mumia Abu Jamal, che aveva chiesto di avere un nuovo processo per poter provare la propria innocenza, e la pena capitale si trasforma per Mumia in carcere a vita.

Mumia 2Ed è nel nell’istituzione correzionale statale di Mahanoy a Franckville (Pennsylvania), dove è recluso da 34 anni, che Mumia Abu Jamal lo scorso martedì, 1 aprile, ha avuto uno shock ipoglicemico sottovalutato dall’infermeria del carcere e diventato una emergenza tale per cui è stato necessario il ricovero al centro di terapia intensiva del Schuylkill Medical Center ubicato di Pottsville, senza che fossero avvisati immediatamente i familiari.

Solo dopo il primo giorno di ricovero è stato avvisato il fratello, Keith Cook, immediatamente corso all’ospedale. Dopo aver visitato Mumia, Cook ha denunciato alla stampa: “Mio fratello era incatenato a letto. 2 agenti penitenziari nella stanza e altri 3 fuori la porta, è chiaro che non abbiamo potuto parlare liberamente. L’ho aiutato a mangiare, gli ho tagliato la carne. Un braccio era ammanettato, e nell’altro braccio un ago collegato alla flebo di insulina. L’ho visto debolissimo e provato, però aveva comunque il suo sorriso, era presente. Solo che il giorno dopo i medici mi hanno detto che era peggiorato ma io non ho potuto vederlo perché lo avevano già riportato in prigione”.

In prigione Mumia è stato riportato giovedì 2 aprile e trasferito di nuovo nell’infermeria del carcere dove, di giovedì, non sono permesse visite. Per questo pomeriggio i suoi sostenitori hanno organizzato una protesta di fronte alla prigione per esigere che Mumia riceva assistenza fuori dal carcere, denunciando anche che le autorità penitenziarie hanno nascosto ad Abu Jamal informazioni sui suoi esami ematici che indicavano che soffriva di diabete.

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