giovedì 15 novembre 2018

Marinaleda, il socialismo in un paesino solo

Marinaleda, il socialismo in un paesino solo

Agricoltura bio in terre espropriate, autocostruzione, niente polizia, niente conservatori e disoccupazione zero: a Marinaleda (Andalusia) vince il sindaco comunista, dal 1979

di Enrico Baldin

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Ci sono notizie che non fanno notizia. Come quella della vittoria della sinistra radicale nelle elezioni municipali di Marinaleda, paesino della provincia di Siviglia – in Andalusia – conosciuto da molti militanti della sinistra radicale di tutta Europa e oltre.

Alle elezioni municipali spagnole si è registrato l’exploit di Podemos e la comparsa del movimento Ciudadanos ai danni delle due formazioni tradizionali, il PP dell’attuale premier iberico Mariano Rajoy e il PSOE che conferma la crisi in cui è entrato dalla sconfitta di Zapatero in poi. Nel piccolo ayuntamiento di Marinaleda – poco meno di 3000 abitanti – le cose sono andate diversamente, come al solito. Dal 1979 infatti l’alcalde eletto è sempre lo stesso, Juan Manuel Sanchez Gordillo, ormai divenuto famoso per presiedere il comune della “utopia al governo”.

Il piccolo municipio di Marinaleda infatti ha acquisito fama in tutto il mondo per le sue politiche. Il 70% degli abitanti è impiegato in una cooperativa comunale che lavora la terra municipale, parte della quale venne espropriata nel 1991 dai lavoratori ai danni di un ricco proprietario terriero. La cooperativa trasforma e rivende i suoi prodotti, perlopiù fagioli, carciofi e peperoni oltre ad olio di oliva. Il restante 30% degli abitanti lavora in imprese locali e non, perlopiù a conduzione familiare. A Marinaleda insomma, in un periodo in cui la disoccupazione spagnola si aggira intorno al 20%, i disoccupati non sono mai stati più di un centinaio, tutti comunque assistiti dal welfare comunale. Oltre a questo Marinaleda si è distinta per la politica abitativa che ha eliminato la speculazione edilizia: concessione di terreno progetto e materiali in cambio di 15euro al mese e il contributo pratico all’autocostruzione della casa. L’elenco dei provvedimenti “progressisti” potrebbe essere molto lungo, e passa per l’agricoltura biologica, per l’applicazione dei principi della democrazia partecipativa ed assembleare, per la singolare decisione di non dotarsi di forze di polizia che ha fatto risparmiare al municipio 260mila euro l’anno. Oltretutto la giunta ha deciso di non percepire alcun compenso e di prestare il suo lavoro politico gratuitamente, durante il tempo libero.

Il tutto mentre in Spagna la crisi economica è profonda – a dispetto dei proclami del primo ministro Rajoy – la disoccupazione ha toccato punte mai raggiunte, la corruzione rimane una piaga. In questo contesto la regione dell’Andalucia fa tutt’altro che eccezione.

Il professore di storia Juan Manuel Sanchez Gordillo è divenuto tra i personaggi di spicco della sinistra spagnola. Sempre con la kefiah al collo, Sanchez Gordillo da sindacalista e membro del partito CUT (formazione che ha contribuito a fondare Izquierda Unida) non ha mai fatto mistero del suo credo politico: «Sono comunista come Gesù, Gandhi e Marx» disse in una delle sue prime interviste. In molti – dopo i suoi disaccordi con IU che nella regione dell’Andalucia si accordava col PSOE – lo davano come possibile nuovo sostenitore di Podemos. In realtà Sanchez Gordillo non ha mai aderito alla formazione di Pablo Iglesias, anche se non ha fatto mancare le sue critiche a IU che in alcune realtà ha dato sostegno a governi locali retti col PSOE.

Sanchez Gordillo, se il consiglio comunale appena eletto – come probabile – lo riconfermerà, sarà l’alcalde per altri quattro anni in ragione del 72% (pari a 9 consiglieri) dei voti conseguiti dalla sua lista CUT – IU. Il PSOE col 19% ha eletto due consiglieri, mentre il PP che è rimasto sotto al 5% non ha eletto nessun consigliere neppure in questa tornata.

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