venerdì 21 settembre 2018

Mafia Capitale. Anche il romanzo della sinistra è un noir

Mafia Capitale. Anche il romanzo della sinistra è un noir

Nel giorno della seconda ondata di Mondo di mezzo, al Cinema Palazzo si presenta “La cognizione del potere”, il noir di Federico Bonadonna che aveva presvisto tutto questo: dati, cause e pretesto

di Ercole Olmi

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Nuova ondata di arresti del filone Mafia Capitale. L’inchiesta dei carabinieri del Ros e di Pignatone, il capo della Procura, illumina altri angoli bui dell’impasto criminale tra politica, cosche, terzo settore, imprenditoria. Emergono nomi noti: dal Tredicine capogruppo forzista dell’Aula Giulio Cesare al pd Coratti, dall’ex assessore alla Casa Ozzimo – sempre Pd – a un esponente tabacciano fino alla cooperativa di Cl, la Cascina. E Buzzi, Carminati e Odevaine, già capo di gabinetto di Veltroni. Che la destra (e il centro) romana fosse legata a traffici di ogni tipo, armi, droga, carne umana, è cosa risaputa ma che anche il “romanzo della sinistra” fosse un noir erano in pochi a capirlo. Uno di loro, senza dubbio, è Federico Bonadonna, antropologo, per undici anni consulente e dirigente delle politiche sociali del Campidoglio. Se ne andò sbattendo la porta quando iniziarono, con Veltroni, i pacchetti-sicurezza e la segregazione in massa dei rom (ottomila persone in cinque anni). Il sistema dell’emergenza che, mentre dragava soldi pubblici in quantità mai viste, intossicava una città e un Paese interi.

Ha preso a guardare Roma dall’Africa, Bonadonna, e ne è venuto fuori “La cognizione del potere”, noir edito da Castelvecchi che proprio in singolare coincidenza col secondo capitolo dell’inchiesta Mondo di mezzo verrà presentato al Nuovo Cinema Palazzo, a San Lorenzo (alle 18.30), argine alla deriva xenofoba che pezzi del pd romano provano a imprimere a un quartiere da gentrificare, coi timpani rotti dalla movida (altra eredità ulivista quella della liberalizzazione delle licenze) e le budella scosse dalla crisi.

Perchè la politica decise di sgomberate forzosamente una media di 133 persone al mese da campi spontanei, insediamenti e occupazioni? Come trattò la stampa quest’azione di massa irrazionale e violenta? Quanti soldi pubblici sono stati spesi per questi sgomberi? E qual era l’obiettivo?

Da queste domande si partirà per discutere con Federico Bonadonna con Carlo De Angelis del Social Pride e il giornalista Valerio Renzi. Sono invitati a partecipare operatori sociali, educatori professionali, presidenti di cooperative sociali ma non farebbe male assistere a chiunque voglia prendere parola sul futuro di questa città. Perché un’altra domanda da far viaggiare riguarda noi stessi, i pezzi di movimento e di politica che hanno portato ossigeno a pezzi di quel sistema scoperchiato dalle inchieste, chi per resistere allo tsunami, chi per motivi molto meno nobili.

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