Mafia Capitale. Anche il romanzo della sinistra è un noir

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Nel giorno della seconda ondata di Mondo di mezzo, al Cinema Palazzo si presenta “La cognizione del potere”, il noir di Federico Bonadonna che aveva presvisto tutto questo: dati, cause e pretesto

di Ercole Olmi

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Nuova ondata di arresti del filone Mafia Capitale. L’inchiesta dei carabinieri del Ros e di Pignatone, il capo della Procura, illumina altri angoli bui dell’impasto criminale tra politica, cosche, terzo settore, imprenditoria. Emergono nomi noti: dal Tredicine capogruppo forzista dell’Aula Giulio Cesare al pd Coratti, dall’ex assessore alla Casa Ozzimo – sempre Pd – a un esponente tabacciano fino alla cooperativa di Cl, la Cascina. E Buzzi, Carminati e Odevaine, già capo di gabinetto di Veltroni. Che la destra (e il centro) romana fosse legata a traffici di ogni tipo, armi, droga, carne umana, è cosa risaputa ma che anche il “romanzo della sinistra” fosse un noir erano in pochi a capirlo. Uno di loro, senza dubbio, è Federico Bonadonna, antropologo, per undici anni consulente e dirigente delle politiche sociali del Campidoglio. Se ne andò sbattendo la porta quando iniziarono, con Veltroni, i pacchetti-sicurezza e la segregazione in massa dei rom (ottomila persone in cinque anni). Il sistema dell’emergenza che, mentre dragava soldi pubblici in quantità mai viste, intossicava una città e un Paese interi.

Ha preso a guardare Roma dall’Africa, Bonadonna, e ne è venuto fuori “La cognizione del potere”, noir edito da Castelvecchi che proprio in singolare coincidenza col secondo capitolo dell’inchiesta Mondo di mezzo verrà presentato al Nuovo Cinema Palazzo, a San Lorenzo (alle 18.30), argine alla deriva xenofoba che pezzi del pd romano provano a imprimere a un quartiere da gentrificare, coi timpani rotti dalla movida (altra eredità ulivista quella della liberalizzazione delle licenze) e le budella scosse dalla crisi.

Perchè la politica decise di sgomberate forzosamente una media di 133 persone al mese da campi spontanei, insediamenti e occupazioni? Come trattò la stampa quest’azione di massa irrazionale e violenta? Quanti soldi pubblici sono stati spesi per questi sgomberi? E qual era l’obiettivo?

Da queste domande si partirà per discutere con Federico Bonadonna con Carlo De Angelis del Social Pride e il giornalista Valerio Renzi. Sono invitati a partecipare operatori sociali, educatori professionali, presidenti di cooperative sociali ma non farebbe male assistere a chiunque voglia prendere parola sul futuro di questa città. Perché un’altra domanda da far viaggiare riguarda noi stessi, i pezzi di movimento e di politica che hanno portato ossigeno a pezzi di quel sistema scoperchiato dalle inchieste, chi per resistere allo tsunami, chi per motivi molto meno nobili.

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Checchino Antonini
Checchino Antonini quasi sociologo, giornalista e scrittore, classe 1962. Dagli anni Ottanta segue e racconta i movimenti sociali e la “malapolizia”. Ha scritto e trasmesso su Radio Città Futura, TeleAmbiente, Avvenimenti, Ultime Notizie, Liberazione, Micromega, Erre e Megafono quotidiano, InsideArt, Globalist, PostIt Roma, Retisolidali, Left, il manifesto, Diogene. Ha pubblicato, con Alessio Spataro, “Zona del silenzio”, graphic novel sul caso Aldrovandi. Con le edizioni Alegre ha scritto “Scuola Diaz vergogna di Stato” assieme a Dario Rossi e “Baro” Barilli. Il suo primo libro è Zona Gialla, le prospettive dei social forum (Fratelli Frilli, 2002). L'ultimo, per ora, è un'antologia di racconti di Gabriele Brundo che lui ha ideato e curato assieme a Rimaflow e Archivi della Resistenza: Cocktail Partigiani (ETS, Pisa)

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