martedì 13 novembre 2018

Crocetta incenerisce il futuro della Sicilia

Crocetta incenerisce il futuro della Sicilia

Il governatore siciliano Crocetta rilancia sull’incenerimento dei rifiuti. Associazioni ambientaliste e antimafie si oppongono ad una tecnologia devastante

di Alessio Di Florio

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Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta rilancia sulla costruzione di inceneritori, arrivando addirittura a sostenere che “ciò che rimane del rifiuto” vorrebbe “trasformarlo in combustibileappetibile per il mercato”. Rifiuti e Sicilia, un rapporto continuamente travagliato negli anni, segnato da emergenze, profondi ritardi nel raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge di percentuali minime di raccolta differenziata e inchieste della magistratura. Lo stesso Crocetta, nella conferenza stampa in cui ha rilanciato sull’incenerimento dei rifiuti, ha affermato che “alcune discariche dovranno comunque essere adeguate” dopo le chiusure disposte dalla magistratura.

Alcune associazioni si sono immediatamente schierate contro la nuova paventata possibilità di inceneritori (mettendo tra l’altro tutto in mano all’appetibilità per il mercato). Secondo i rappresentanti di Zero Waste Sicilia, Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni, Associazione Antimafie Rita Atria, e dei comitati No MUOS e No TRIVnon si sentiva proprio il bisogno dell’affermazione” pro inceneritori di Crocetta e “la scelta della trasformazione dei rifiuti in combustibile” è “scellerata dal punto di vista ambientale” e “una vera e propria truffa per i cittadini siciliani”, “illegale se prima non si raggiungono le percentuali di raccolta differenziata e recupero di materia fissate per legge, cioè il 65% ed il 50% entro il 31/12/2015, L.R. 9”. La Sicilia, ricordano i sodalizi, attualmente è al “13,4% di RD secondo l’Arpa Sicilia, ed appena al 10,7% secondo l’Anci (rapporto Ispra 2014)”. La produzione di CSS (il “combustibile”) dai rifiuti e il continuare a spingere sul conferimento nelle discariche (private!) “metterà le mani nelle tasche dei siciliani ben 4 volte”, evidenziano, in quanto i rifiuti sono risorse pubbliche, “i padroni delle discariche private incassano tra i 230-240 milioni l’anno a spese dei siciliani, e naturalmente si oppongono a qualunque cambiamento (compresi RD e compostaggio) di un sistema di gestione che li favorisce spudoratamente”, i rifiuti trasformati in combustibile si possono vendere a cementifici e centrali elettriche, con lauti guadagni (un’impresa quindi “non acquista le materie prime ma si fa pagare dai cittadini per prendersele”) e “scelleratamente ed incomprensibilmente il combustibile da rifiuti è definito fonte di energia assimilata alle rinnovabili, pur inquinando a parità di energia prodotta molto di più del gas naturale. Pertanto cittadini e imprese pagano, con il 6% della loro bolletta elettrica, incentivi a chi brucia risorse pubbliche inquinando”.

L’alternativa a tali scelte per le associazioni esiste ed è la semplificazione delle “procedure per il compostaggio della frazione umida”, il recupero potenziato il più possibile dei materiali e il rispetto della gerarchia dei rifiuti fissata nella Direttiva Europea 98 del 2008, che stabilisce già nel preambolo “la priorità principale della gestione dei rifiuti dovrebbe essere la prevenzione ed il riutilizzo e il riciclaggio di materiali“, che “dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti”. L’incenerimento dei rifiuti va esattamente nella direzione opposta. Raccolta differenziata, riciclo e recupero non sono conciliabili con gli inceneritori, impianti che ne chiedono una immensa quantità. Lo dimostra, tra l’altro, benissimo l’inchiesta “Re Mida” della procura di Pescara del 2010. In tale inchiesta vennero messi sotto la lente degli investigatori i rapporti tra la principale società abruzzese privata nel campo dei rifiuti (la DECO della famiglia Di Zio) e alcuni esponenti politici di centro destra. Secondo gli inquirenti ci sarebbero state pressioni per eliminare il limite minimo di 40% di differenziata per poter anche solo ipotizzare l’incenerimento dei rifiuti (una norma che di fatto ha chiuso – ancora ad oggi – molti anni fa alla possibilità della costruzione di inceneritori, sulla quale puntava l’allora governatore di centro sinistra Del Turco) perché, si legge in una trascrizione “quello si mangia una freca di immondizia e io non so dove andarla a trovare” dove quello è ovviamente l’inceneritore e il verbo è un’espressione colorita abruzzese per indicare un’enorme quantità difficilmente stimabile.

Gli inceneritori sono stati spesso presentati dai loro fautori come un’alternativa obbligata, perché il conferimento in discarica ormai è insostenibile e in tutta Italia le discariche son saturissime ed è sempre più difficile costruirne di nuove. Ma, evidenziato ambientalisti (e non solo) non è una vera alternativa in quanto gli inceneritori al posto di una discarica ne chiedono la costruzione di almeno due a supporto.

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