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Un fantasma per lo Strega

Ferrante nella cinquina, Lagioia primo. Non passano Capossela e Zerocalcare

di Maurizio Zuccari

La-ferocia-di-Nicola-Lagioia

L’anno votato alla Dante Alighieri, circoli nazionali ed esteri, come il migliore dei candidati, ma non è bastato. Non ce l’ha fatta Vinicio Capossela a entrare nella cinquina dei finalisti dello Strega, peccato. Perché sarebbe stata davvero una sorpresa averlo nella finale del 2 luglio al ninfeo romano di Villa Giulia. E non c’è l’ha fatta neppure Zerocalcare, tra i più quotati illustratori del momento: anche lui manca la top five, come già Gipi l’anno scorso. A riprova che lettere e segni non s’incontrano ancora, per il momento, e la graphic novel resta un territorio stregato. Chi è salita sul podio è invece la fantasmatica Elena Ferrante, caso editoriale di questa edizione, che il direttore dello Strega Stefano Petrocchi ventila essere un autore collettivo e i più danno invece come Anita Raja, moglie di Domenico Starnone. Difficilmente il dubbio potrà essere fugato anche in caso di vincita, visto che a essere premiato è il libro, non l’autore, e spetterebbe all’editore di riferimento ritirare il fiasco della vittoria.

Identità dell’autrice a parte, Storia della bambina perduta (E/o, 140 voti), ultimo della trilogia e buon terzo, mantiene buone chance di farcela, anche se a precederlo sul podio sono, al momento, Nicola Lagioia con La ferocia (Einaudi, 182 voti) e Mauro Covacich con La sposa (Bompiani, 157 voti). Seguono Fabio Genovesi, già vincitore dello Strega giovani e autore della pluripremiata Mondadori con Chi manda le onde (123); buon ultimo Come donna innamorata (Guanda, 119) di Marco Santagata. Da registrare che la presenza di almeno un piccolo editore in semifinale ha fatto sì che si evitasse il ripescaggio, con l’aggiunta di un sesto autore e che si è trattato della prima edizione con la formula delle tre preferenze al posto dell’unica finora espressa. Un esperimento che continuerà, ha tenuto a precisare Tullio De Mauro, presidente della fondazione, in omaggio alla smania di riforme imboccata dal più classico dei premi, neanche fosse una saga elettorale.

Conduttore di Pagina tre sull’omonimo canale radio Rai, al suo quarto romanzo, Lagioia approda allo Strega con un romanzo famigliare intriso d’amore e malaffare ambientato nella sua Bari. Qualora dovesse confermarsi primo, Einaudi bisserebbe il successo ottenuto nella scorsa edizione con Francesco Piccolo. Un’ipotesi francamente inusuale per la prestigiosa casa torinese della megascuderia Mondadori. Per anni di casa all’Einaudi anche il secondo piazzato, il triestino Covacich che per Bompiani gareggia con La sposa, racconti a metà tra autobiografia e disarmanti cronache contemporanee. Potrebbe essere lui a scalare la vetta, nonostante il battage raccolto dalla Ferrante, alla seconda candidatura per lo Strega dopo L’amore molesto del ’94, ma al tempo della sua fantasmatica presenza non s’erano accorti in molti. Minori possibilità, alla luce del giudizio degli elettori, per i racconti di mare di Genovese (ma con Mondadori saimai) e per l’italianista Santagata da Zocca (Re) col suo romanzo storico su Dante e i rapporti con l’amata Bice, sua musa ispiratrice, e Gemma, madre dei suoi figli che ha fatto entrare il gruppo Mauri-Spagnol in corsa. Forse all’Alighieri ripiegheranno su di lui, visto l’omaggio al padre nobile, dopo la caduta di Vinicio.

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