venerdì 21 settembre 2018

“People have the power”, Patti Smith

“People have the power”, Patti Smith

Serata magica all’Eutropia Festival di Roma (Campo Boario) per la prima tappa italiana del tour mondiale di Patty Smith. A quarant’anni dall’uscita del capolavoro Horses

[di Sergio BRAGA]

Quarant'anni fa esce "Horses", prodotto da John Cale, il primo disco di Patti Smith, la foto della copertina è di Robert Mapplethorpe
Quarant’anni fa esce “Horses”, prodotto da John Cale, il primo disco di Patti Smith, la foto della copertina è di Robert Mapplethorpe

«Jesus died for somebody’s sins / But not mine», “Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i miei”. Questo l’incipit della cover di Gloria, canzone di Van Morrison, nella versione che, nel ’75, apre “Horses“, il disco di esordio, a 28 anni, di Patti Smith e, che anche ieri, come in una sorta di eterno ripetersi di una magica liturgia, ha aperto il suo concerto romano, all’Eutropia Festival – Campo Boario – di fronte ad una platea calda ed affollata come solo nelle grandi occasioni. Considerato una pietra miliare del rock militante, prodotto da John Cale e registrato agli Electric Lady Studios di New York (voluti da Jimi Hendrix), Horses ancora oggi rimane qualcosa in sospeso tra il punk e la new wave, una sorta di ponte visionario e sperimentale verso quello che sarà… una sintesi della rivoluzione che la cultura pop stava alimentando a metà anni ’70 del secolo scorso nella Grande Mela e che poi sciamò per il mondo in mille rivoli diversi. Quello che è certo, però, è che risentire il disco, dal vivo, a 40 anni di distanza mette i brividi, come se fosse la prima volta, e questo anche se la poetessa/sacerdotessa del rock, almeno nell’aspetto, non è più quella ragazza minuta, ritratta con vestiti mascolini ed un sguardo di sfida nella famosa foto in B/N della copertina del vinile, scattata dal suo compagno di stanza, lo straordinario e compianto fotografo Robert Mapplethorpe. L’aspetto non è lo stesso, dicevo, capelli d’argento di una maturità esibita con l’orgoglio e la potenza di chi la vita l’ha sempre vissuta tutta, fino in fondo, senza negarsi nulla, ma la grinta c’e, ed anche la voce, a ricreare le magie di cui sa essere capace solo una come lei. Del gruppo originale, oltre a Patti, chitarra e voce, resta Lenny Kaye alla chitarra, cui si aggiungono Jay Dee Daugherty alla batteria, Tony Shanahan, su basso e tastiere (il pianista Richard Sohl è mancato oltre una ventina di  anni fa in un periodo denso di lutti per la cantante di Chicago) e Jackson Smith, figlio di Patti e di Fred “Sonic” Smith del M5S – anch’egli scomparso negli anni ’90 – alla chitarra.

Il concerto ripercorre la scaletta dell’album, concedendosi diverse incursioni nella produzione successiva, fondamentali come “People have the power” (Dream of life, 1988), divenuta inno di Podemos in Spagna e di Syriza in Grecia, e “Because the Night” (Easter, 1978), sctritta  a 4  mani con BruceThe BossSpringsteen. Ed in mezzo citazioni, brani di poesia ed il ricordo di gente che non c’è più, mentori e amici. Gente del calibro di Lou Reed, Robert Mapplethorpe, il marito Fred Smith, Jim Morrison dei Doors, Jimy Hendrix, Allen Ginsberg, Ornette Coleman, Pier Paolo Pasolini… solo per citarne qualcuno (e ne ho omessi tanti). Scusatemi ora la digressione, ma mi chiedo se Patti sapesse ieri sera che a poche centinaia di metri dal palco, oltre il Monte dei Cocci, nel Cimitero Acattolico, di fronte alla tomba di Percy Shelley, riposa il poeta della Beat Generation Gregory Corso, autore the Bomb, la cui poetica ritrovo in tanta della scrittura di Patti. Mah, forse solo coincidenze. Tornando a noi, al concerto, però a questo punto non sorprende, che il bis che conclude il concerto sia un’esecuzione, tra l’elettrico ed il metanfetaminico, con tanto di finale a base di corde della chitarra elettrica strappate, di “My Generation” degli Who (ultima in scaletta anche nel LP Originale): una sorta di Kaddish che tira una riga sotto quarant’anni di vita e di carriera di chi molto ha detto e ancora molto ha da dire. Da non perdere.

Patti Smith all'Eutropia Festival di Roma, prima tappa italiana del suo tour europeo
Patti Smith all’Eutropia Festival di Roma, prima tappa italiana del suo tour europeo

Altre 8 date dalla Sicilia al Friuli

Durante il concerto di ieri sera Patti Smith ha citato più volte Pier Paolo Pasolini, la lettura e la visione delle cui opere, a partire dal film “il Vangelo secondo Matteo” (1964), è stato per lei il viatico attraverso cui rivalutare la figura di Gesù come rivoluzionario e per iniziare il suo riavvicinamento alla fede in questi ultimi anni (da qualche parte mi pare di aver letto che forse, riscrivendola, non userebbe più il graffiante incipit di Gloria e belle parole per la pastorale di Francesco). Proprio in memoria di P.P.P., nell’anno in cui si contano anche quarant’anni dalla sua tragica morte, il 2 novembre del 1975, all’idroscalo di Ostia, l’ultima data del suo tour italiano sarà in Friuli, il primo di agosto, a Codroipo.

Le altre date sono il 16 giugno all’Anfiteatro di Zafferana Etnea di Catania, il 18 giugno all’Ippodromo del Visarno si Firenze, il 19 giugno al Teatro Romano di Verona, il 20 giugno alla Villa Arconati di Milano. E poi ancora il 27 luglio al Parco della Certosa di Collegno, comune italiano della Città metropolitana di Torino, in Piemonte, il 28 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera, comune italiano della provincia di Brescia in Lombardia, il 31 a Santo Stefano di Magra a La Spezia.

 

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