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Aumentano i poveri alimentari, ma per loro niente reddito

Rapporto sulla povertà alimentare in Italia, che colpisce soprattutto disoccupati e giovani. E il governo nega misure di sostegno al reddito

di Marco Vulcano

body_poverta-alimentare-anzianaAll’ Expo Milano, due giorni fa, Banco Alimentare ha presentato i dati sulla povertà alimentare in Italia, raccolti nel volume “Food poverty bank” a cura di Giancarlo Rovati e Luca Pesenti dell’Università Cattolica di Milano.

Una contraddizione stridente, quella di parlare di sottoalimentazione a Expo, dove proprio diversi ettari di suolo agricolo sono stati cementificati per far posto a questa esposizione dall’emblematico e fuorviante titolo “Nutrire il Pianeta” (in realtà a essere nutrita dall’evento finora sembrerebbe essere stata soprattutto la speculazione), ma tant’è.

L’indagine, contenente dati aggiornati al 2014, presenta un quadro davvero poco rallegrante, che fa dell’Italia un Paese poco adatto a parlare di come si nutre il Pianeta. Stando a quanto emerge da questa ricerca, nel Bel Paese la dimensione della povertà alimentare tra il “prima della crisi” e il “dopo” è infatti raddoppiata, con 5 milioni e mezzo di persone – di cui 1,3 minori – che non hanno la possibilità di alimentarsi in modo corretto. Ogni 100 famiglie italiane, 14 non dispongono di economie bastevoli ad assicurare il dovuto apporto di proteine alla dieta settimanale. Nel 2007, prima della crisi, erano meno della metà. A proposito delle sparate di Renzi sulla ripresa economica.

In Europa, solo i Paesi un tempo al di là della Cortina di Ferro presentano un quadro peggiore. Negli Stati europei in cui la povertà alimentare, soprattutto tra i giovani, non è un problema rilevante come in Italia, sono infatti attive misure di sostegno al reddito dei più poveri. Una misura invocata anche dai due ricercatori nell’introduzione del volume.

Salario sociale, redito minimo garantito, reddito di cittadinanza o comunque lo si chiami,  una continuità di reddito garantita appare la sola soluzione possibile per ovviare a un problema che riguarda essenzialmente due fasce di persone: chi ha perso il lavoro – l’80% dei casi di povertà in Italia è dovuto alla perdita del posto di lavoro – e i minori. «Proprio tra chi ha meno di 18 anni – sottolineano i due ricercatori – si nasconde più spesso il dramma della povertà». Nella fascia di età compresa tra i 6 e i 14 anni, quasi 14 bambini su 100 sono poveri alimentari. Prima della crisi erano solo 3 su 100.

A rassicurare tutti, in videoconferenza, ci ha pensato però il ministro per le politiche agricole Maurizio Martina, che incalzato dal moderatore del convegno ha definito il reddito di cittadinanza «un’ipotesi velleitaria ideologica difficilmente sostenibile dal punto di vista finanziario».

Meno male. Per un attimo Expo era persino sembrato utile a qualcosa. Invece continueremo a spendere e spandere soldi pubblici per portare tutte le cucine del mondo a Milano e parlare di povertà alimentare senza fare nulla per combatterla. Ecco il “Governo del fare”, male.

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