mercoledì 13 Novembre 2019

Vaccino Epatite C: prima il guadagno

Vaccino Epatite C: prima il guadagno

La Gilead Farmaceutica moltiplica del 100% il valore reale del vaccino contro l’Epatite C, condannando a restarne senza migliaia di malati

di Sergio Ferrari

Sovaldi, vaccino epatite C

In poco tempo Sovaldi, “il” farmaco contro l’epatica C, è diventato uno dei farmaci più cari della storia. Distribuito dalla multinazionale statunitense Gilead ha raggiunto prezzi proibitivi, significando una prescrizione selettiva del farmaco. Nel 2011, Gilead Sciences acquistò la Pharmasset per 11 miliardi di dollari, facendo suo anche il brevetto del Sofosbuvir (il principio attivo del Sovaldi). Secondo diverse fonti il valore reale del vaccino è aumentato del 100%, diventando “la pillola dei mille dollari” che, alla casa farmaceutica, costa meno di 10 dollari.

bernard borelCon i guadagni della vendita del farmaco, in un solo anno, il 2014, Gilead ha interamente recuperato l’investimento, assicura in questa intervista esclusiva il dottor Bernard Borel (nella foto). Pediatra svizzero, ex deputato nel parlamento del Canton Vaud, Bernard Borel oltre ad essere un attivo militante, è presidente di Médecins du Monde Suisse e membro del comitato dell’ong E-Changer per la cooperazione solidale. Secondo la riflessione del medico svizzero, dietro il Sovaldi si scopre la tensione aperta tra salute pubblica e redditività aziendale. In paesi come la Spagna si sono formati comitati di ammalati e vittime dell’epatite C che, in diverse città spagnole, hanno organizzato mobilitazioni di protesta, in strada come in carcere.

In cosa consiste l’epatite C e che impatto ha, oggi, sulla salute mondiale?

Si tratta di una malattia del fegato causata da un virus, conosciuto dagli anni ’80 e colpisce non meno di 150 milioni di persone in tutto il mondo, dei quali 8 milioni in Europa. Nell’80% dei casi la sua evoluzione porta alla cirrosi epatica o al cancro al fegato. Senza uno screening sistematico può sembrare scomparire anche per anni e, essendo contagiosa, soprattutto per via ematica, ha conseguente molto gravi per il sistema di salute pubblica.

E’ possibile curarla?

Fino a poco tempo fa non esistevano farmaci efficaci, anche se dagli anni ’90 sono stati fatti progressi e si è riusciti a migliorare la qualità della vita delle persone infettate. Però pagando un alto prezzo a causa degli effetti secondari molto pesanti e con trattamenti molto lunghi nel tempo.

In cosa consistono?

Bisogna ricordare che sono state fatte numerose ricerche da allora per elaborare un vaccino, come già esiste per l’epatite A e B, cosa che ha permesso di prevenire la malattia e limitare il contagio. Purtroppo i ricercatori si sono scontrati con significative difficoltà riguardo all’epatite C, come anche nel caso dell’Aids, a causa della variabilità genetica del virus.
Da quattro anni però sono nate nuove speranze di curare gli ammalati perché sono stati scoperti nuovi farmaci. Il Sofosbuvir, in commercio con il nome di Sovaldi dalla multinazionale nordamericana Gilead, è finora il farmaco che dà più speranze. Associato ad altre molecole già in uso, ha il 90% di successo nella cura con un trattamento relativamente breve, di circa tre mesi, e con effetti secondari minori.
Senza dubbio significherebbe un miglioramento significativo per gli ammalati e per i medici se questo farmaco si potesse offrire a tutti i pazienti. Ma Gilead, che ha acquisito la proprietà intellettuale in Europa, vende il suo farmaco ad un prezzo enorme, tra 40 mila e 60 mila euro per un trattamento trimestrale.
I servizi di salute europei non prevedono la prescrizione gratuita del farmaco, eccetto per i pazienti con una malattia del fegato molto avanzata. Tale politica rappresenta una vera disuguaglianza dell’attenzione sanitaria, cosa scandalosa in sé ed ancora di più in Europa. E’ una contraddizione in termini di salute pubblica perché questa visione riduce solo marginalmente il rischio di contagio permettendo alla malattia di diffondersi ulteriormente.

Un costo del farmaco e una politica irrazionale…

L’irrazionale di tutto questo è che i costi di produzione del farmaco stanno intorno ai 1000 euro. Gilead giustifica la differenza dei prezzi, come sempre fanno le multinazionali farmaceutiche, portando in causa i costi di investimento e il prezzo più basso con cui si vende il farmaco nei paesi del cosiddetto Sud.
Tuttavia bisogna sapere che una buona parte della ricerca sull’epatite C è stata finanziata con fondi pubblici. Dato addizionale, Gilead, infatti, ha acquistato la “start-up” che ha sviluppato il Sofosbuvir per 11 miliardi di dollari. Somma totalmente recuperata nel 2014 commercializzando il farmaco.

Cosa possono fare i Governi di fronte a questa situazione?

I governi europei, con una disposizione legale dell’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (Trips nell’acronimo inglese, ndt) dell’Organizzazione mondiale del commercio, potrebbero autorizzare la produzione di una copia del Sofosbuvir, ossia un farmaco generico, senza chiedere l’autorizzazione della multinazionale che detiene il brevetto. Potrebbero invocare il principio di salute pubblica, più importante dei guadagni di Gilead.
Nessuno lo ha fatto finora. Preferiscono mettere in pericolo la salute della gente e imporre una disuguaglianza nella cura dei pazienti, piuttosto che attaccare nel quadro del Trips la Gilead.
Di fronte questa passività complice dei governi europei e gli interessi illimitati della Gilead in quanto multinazionale, quest’ultima preferisce continuare ad accumulare enormi dividendi per i suoi azionisti invece che aiutare gli ammalati di epatite C con il suo farmaco.
L’indignazione è enorme. E ha portato, per esempio, l’ong Médecins du Monde Europa a presentare ricorso contro il brevetto del Sofosbuvir presso l’Ufficio europei dei brevetti. Un’azione che speriamo obblighi i governi ad agire e ottenere una drastica riduzione del prezzo del vaccino, affinché sia accessibile a tutti coloro che soffrono di questa terribile malattia.

(Fonte: alainet.org – Traduzione di Marina Zenobio)

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1 Comment

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    Daniel Fiacchini

    Avete fatto una grande confusione parlando di “vaccino”, quando il farmaco oggetto del vostro articolo non è affatto un vaccino. Per definizione un vaccino è un farmaco in grado di prevenire la malattia infettiva per cui è indicato. Alreo conto è un farmaco che viene somministrato quando la malattia è stata già contratta. Insomma parlando qua e la di “vaccino” avete fatto molta confusione. Forse la traduzione non è esatta? Forse chi ha scritto il pezzo originale è confuso su cosa sia un vaccino? Voi almeno togliete il termine “vaccino” dal titolo! In un periodo in cui l’avversione (ingiustificata) ai vaccini sta diventando un problema di sanità pubblica parlare a sproposito di “vaccino per l’epatite C” non solo è sbagliato ma anche dannoso.

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