mercoledì 2 Dicembre 2020

Flop del decreto flussi: l’Italia non è un paese per migranti

Flop del decreto flussi: l’Italia non è un paese per migranti

Su 17.850 ingressi previsti, presentate solo 3.891 richieste. L’Italia non sembra più così attraente per i migranti economici. Intanto il governo ha spostato il termine di quattro mesi

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MILANO – Fino a qualche anno fa il decreto flussi era il momento più atteso per migliaia di migranti, che speravano così di regolarizzarsi. Ora non più. Il decreto flussi 2015 è andato quasi deserto: su 17.850 ingressi previsti, sono state presentate solo 3.891 domande, pari al 21,8%. Tanto che il Governo ha deciso di posticipare la scadenza della presentazione delle domande dal 30 agosto al 31 dicembre. Le ragioni di questa indifferenza verso il decreto sono due. La prima è che ben 12.350 permessi di soggiorno sono riservati a chi è già in Italiacon un permesso stagionale, o di studio o è già in possesso del permesso di lunga durata rilasciato da un altro Paese dell’Unione europea. La difficoltà a trovare un lavoro stabile probabilmente incide sulla possibilità di ottenere la conversione: molti stagionali o studenti non sono nella condizione di presentare la domanda.

La vera e propria quota di ingressi dall’estero è invece minima, pari a 3.500 posti ed erano per lavoro autonomo. A questi vanno poi aggiunti quelli riservati ai lavoratori per Expo (altri 2 mila): anche qui pochissime domande. Nessuno ha fatto la corsa per rientrare tra questi pochi fortunati. L’Italia non è più così interessante per i migranti economici e quindi nessuno corre più per garantirsi la certezza di rimanere nel nostro Paese. Del resto anche la stragrande maggioranza dei profughi che stanno sbarcando sulle coste italiane non vuole fermarsi, ma raggiungere i paesi del nord Europa. Passano dall’Italia perché stanno scappando da guerre o da Paesi difficili, ma il Belpaese non è la loro destinazione.

“Il decreto flussi è chiaramente uno strumento ormai inadeguato per regolare l’entrata in Italia – commenta Maurizio Bove, responsabile Cisl Milano dello sportello migranti -. Occorre trovare il modo di far incontrare domanda e offerta di lavoro e non a distanza, ma qui sul territorio”. (dp)

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TAG: DECRETO FLUSSIIMMIGRATILAVORATORI STRANIERI

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