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Il primo numero, ottimo anche come idea regalo, è già pronto e si intitola Cocktail partigiani. Parole in fondo al bicchiere, un volume di Gabriele Brundo, scrittore-barman genovese corredato da illustrazioni di una dozzina di disegnatori, da un ricettario di cocktail a base di Amaro Partigiano e da alcune riflessioni su produzione e consumo di alcol e letteratura.

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L’area dell’Expo per i migranti, perché no?

Expo sta per chiudere e allora perché non destinare all’accoglienza gli spazi della costosissima e inutile kermesse?

di Francesco Ruggeri

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Expo sta per chiudere e allora perché non destinare all’accoglienza gli spazi della costosissima e inutile kermesse? Milano, come altre città, si è scoperta “invasa”, ossia attraversata da esseri umani che provano a scappare da guerre, miseria, discriminazioni. Ha scoperto l’inadeguatezza dei sistemi di accoglienza mentre la città è disseminata di luoghi inutilizzati, cattedrali nel deserto postindustriale con l’unico scopo di drenare denaro pubblico per grandi eventi e grandi opere. Una petizione che gira sul web spiega, appunto, che Expo 2015 sta per chiudere i battenti lasciando intatti gli interrogativi sugli appalti poco trasparenti, i ritardi nei lavori, i fini etici non supportati da sponsor altrettanto etici e soprattutto i numerosi incidenti che sono costati la vita a operai italiani e non, regolari e non. Di fronte alla tragedia umanitaria cui stiamo assistendo ormai da troppo tempo, si chiede al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di destinare l’intera area di Expo – che rischia di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto italiana – all’accoglienza e allo smistamento dei migranti in Europa. Un gesto concreto che potrebbe spingere gli stati ancora recalcitranti a collaborare per mettere fine a questa immane tragedia. Giungerà mai una risposta pubblica?

mauro biani da il manifesto

 

 

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1 COMMENTO

  1. Quando l’esposizione sarà terminata le aree torneranno nelle mani di Arexpo Spa che deciderà cosa farne tenendo conto dell’accordo di programma votato dagli enti coinvolti. L’assetto societario finale di Arexpo Spa è questo: regione Lombardia 34,6%, comune di Milano 34,6%, Fondazione Fiera Milano 27,7%, provincia di Milano 2%, comune di Rho 1,1%. Arexpo ha comprato i terreni di Expo di proprietà della Fondazione Fiera (notare bene che il venditore e il compratore in questo caso sono la stessa società) e del gruppo Cabassi. Diviene cosi’ possibile urbanizzare aree ex agricole e il loro valore risulta decisamente accresciuto al momento dell’acquisto. Il 28 giugno 2007 in una scrittura privata tra comune di Milano, Fondazione Fiera e Belgioiosa Srl, società controllate dal gruppo Cabassi, viene scritto che i proprietari delle aree si impegnano a metterle a disposizione dell’evento in cambio di un diritto edificatorio. Alla fine di Expo, quando i padiglioni saranno smontati, i proprietari dei terreni passeranno all’incasso potendo costruire nuovi palazzi, case e negozi su una parte delle aree, con un valore di quei terreni triplicato. I proprietari delle aree ci avranno guadagnato prima con la vendita, durante con l’urbanizzazione e dopo con la costruzione. Il verde agricolo diventa cosi’ cemento al 50%. Questo accordo é stato sottoscritto anche da Pisapia due mesi dopo il suo insediamento il 25 luglio 2011. Ricordiamoci fra i tanti che Pisapia ha fatto sgomberare la torre Galfa per compiacere il piu’ grande palazzinaro di Milano un certo Salvatore Ligresti. Forse Pisapia non é il sindaco piu’ adatto per trovare una soluzione al problema dei profughi …

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