mercoledì 21 Agosto 2019

Con Tsipras, senza se e senza ma. C’era una volta l’Altra Europa

Con Tsipras, senza se e senza ma. C’era una volta l’Altra Europa

L’Altra Europa e Rifondazione sposano la versione di Tsipras. Il nuovo soggetto – che avanza pianissimo – sarà riformista?

di Giulio AF Buratti

VENDOLA-TSIPRAS

“Noi stiamo con Syriza e Alexis Tsipras”, spiegano i dirigenti del comitato nazionale di L’Altra Europa con Tsipras, la mancata Syriza italiana. Sul sito, un lungo documento pubblicato sul loro sito vorrebbe essere un endorsement per “l’unico governo veramente democratico e di sinistra che si oppone al dogma neoliberista sul continente europeo”. Il documento è stato approvato da 75 dei 99 componenti, astenuti 2 e in sette si sono mostrati contrari non partecipando e comunicando esplicitamente la propria volontà di non votare “in segno di disaccordo con i contenuti politici del testo”. Una presa di posizione acritica nei confronti del governo greco che avrà ricadute sulla base dell’Altra Europa già scossa dal percorso lentissimo verso il soggetto unitario e dalla doccia fredda della recentissima intervista in cui Vendola riabbraccia il Pd (alla faccia del competitor Civati, probabilmente) per le prossime amministrative.

Pari pari – con Tsipras, senza se e senza ma – anche la segreteria nazionale di Rifondazione (una sorta di azionista di maggioranza dell’Altra Europa) dove i malumori sono stati rappresentati dall’eurodeputata Eleonora Forenza e dal responsabile esteri Fabio Amato e avranno riflessi piuttosto visibili sul corpo di un partito molto frammentato. L’intervento di Dino Greco (già direttore di Liberazione) alla direzione di sabato scorso (che pubblichiamo anche noi) ne è segnale esplicito.  A complicare la scena la fuga in avanti di Civati con i suoi referendum indetti senza una relazione con i movimenti, gli attriti a livello locale con Possibile, il soggetto dei civatiani.

Ma il gruppo dirigente dell’Altra Europa, dà per scontato l’avvio alla partecipazione al processo costituente del nuovo soggetto “riformista” – con un ex sottosegretario del governo Monti, Fassina, e pezzi di Pd che comunque hanno avallato le scelte di Renzi fino a pochi minuti prima di uscire – saltando qualsiasi passaggio assembleare. La prossima riunione del Comitato nazionale è prevista per il 3-4 ottobre.  Mentre 6-7-8 novembre sono le date in ballo per il lancio pubblico del processo costituente. “Occorre su questo un salto di qualità in connessione con il passaggio europeo e greco”.

L’ALTRA EUROPA C’E’ ANCORA?

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Nel documento si punta l’indice contro la completa solitudine di Atene nella sua battaglia sorvolando sul fatto che tra i partner dell’intrapresa politica, sul versante italiano, non è che ci siano stati immensi sforzi per organizzare la solidarietà ai lavoratori greci. Piuttosto, chi ha preso l’aereo per volare ad Atene, da Grillo ai sellini, lo ha fatto solo per lasciarsi illuminare dal cono di luce mediatica che ha messo a fuoco le vicende elleniche. L’orizzonte, per quasi tutti loro, resta la “relazione complicata” – nel senso di facebook – col Pd. Basta leggersi l’intervista di Vendola a Repubblica di pochissimi giorni fa.

Non si può dire, però, che l’Altra Europa non riconosca la debolezza soggettiva, e dei movimenti sociali nel continente, ma le serve solo per fare propria la versione di Tsipras: Tina, there is no alternative, o, al massimo l’alternativa è lontanissima: “Qui sta la nostra sconfitta. Qui le ragioni della ripartenza. Il grande merito di Tsipras è stato di denunciare questi poteri e questo stato di cose e di lanciare una lotta di liberazione della Grecia e dell’Europa, insieme. Per cinque mesi ha difeso in tutti i modi possibili il proprio popolo e il proprio Paese. Con il Referendum ha mostrato a tutti che il popolo greco sosteneva il proprio governo, che per liberarsene bisognava cacciare la Grecia dall’Europa. Dopo la sofferta conclusione del negoziato Tsipras ha espresso un giudizio chiaro e severo del compromesso raggiunto”. Il memorandum è brutto ma si sarebbe “imposta la discussione sul debito, divenuta ora assai più concreta. Soprattutto sia la Grecia e che l’Europa hanno più tempo. Non è un caso che sia cresciuta la sintonia tra Tsipras e Iglesias facendo giustizia di troppo facili e strumentali analisi sulle differenze tra Podemos e Syriza; e che alla speranza spagnola si siano aggiunte le nuove opportunità in Irlanda e in Inghilterra con Corbyn”.

Quello che sta succedendo in Grecia, la prospettiva di larghe intese per la gestione dell’austerity, non instilla dubbi nella filiale italiana di Syriza, anzi: “con coerenza Tsipras ha escluso ogni compromesso con i responsabili della rovina del Paese: popolari e socialisti, neppure a fronte della scelta effettuata da forze che hanno lasciato Syriza. Si chiede al popolo un giudizio su ciò che si è fatto e un nuovo mandato per la nuova fase, per continuare la lotta contro la austerità e per cambiare l’Europa”.

“Ssolidali e vicini più che mai a Syriza, consapevoli del travaglio che la ha attraversata in un momento cosi delicato e drammatico e dell’importanza dell’unità”, i dirigenti dell’Altra Europa rilanciano sul nuovo soggetto che, in Italia, avrà le medesime caratteristiche moderate, riformiste a tempo scaduto, della Syriza Ogm, come ormai viene definito il partito di Tsipras privo di ogni componente anticapitalista.

L’epilogo delle speranze per la nascita di un nuovo partito largo, in Italia, si consumerà al ritorno della Brigata Kalimera, molto ridimensionata, probabilmente rispetto a quella delle passate elezioni, nei passaggi per il nuovo soggetto tra la rivalità fra i fuoriusciti dal Pd – Fassina e Civati – l’attesa messianica per una rottura del partitone, l’ambiguità di Sel e la marginalità afasica di Rifondazione, quel che ne rimane spezzettatissimo.

CHE SUCCEDERA’ IN RIFONDAZIONE?

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L’ultima risoluzione della segreteria nazionale del Prc ricalca la versione di Tsipras scaricando le responsabilità su chi ha lasciato Syriza dopo l’abbandono del programma di Salonicco e del mandato referendario: “La sottoscrizione del diktat imposto dall’Unione Europea ha quindi rappresentato una forte delusione e le divisioni nate in Syriza in seguito a quella firma costituiscono un ulteriore fattore di sconcerto e disorientamento”. Tutto ciò perché si sostiene che sia “sbagliato addossare a Tsipras e a Syriza la responsabilità di questa situazione. Il diktat dell’Unione Europea ha segnalato in modo brutale quali sono gli attuali rapporti di forza tra le classi a livello Europeo. La responsabilità principale di questa situazione non può certo essere addossata sulle spalle di chi più di tutti ha provato a rovesciare le politiche di austerità. La responsabilità di questa situazione ricade sulle nostre spalle – sulle spalle delle sinistre e del movimento operaio di tutta Europa – e ci obbliga ad un salto di qualità nella costruzione di un movimento di lotta italiano ed europeo contro le politiche neoliberiste e questa Unione Europea a trazione tedesca.

L’errore che abbiamo fatto – noi per primi – è stata di sopravvalutare la possibilità della sola Grecia di rovesciare una situazione così pesantemente compromessa. Il nostro stesso slogan “cambia la Grecia, cambia l’Europa” si è rivelato non realistico, ha generato illusioni ed è all’origine di larga parte della delusione odierna”.

E allora? “Abbiamo perso una battaglia ma non la guerra – è il refrain – Dobbiamo quindi ripartire da una situazione più difficile di quella che ci eravamo immaginati sei mesi fa evitando di farci guidare dagli stati d’animo o da nuove illusioni”. “Riteniamo corretto che Tispras abbia deciso di rassegnare le dimissioni e di avviare il percorso per arrivare a nuove elezioni. Proseguire l’attività governativa basandosi sull’appoggio delle forze che hanno portato al disastro la Grecia avrebbe cancellato ogni possibilità di porre in discussione le politiche di austerità. Esprimiamo quindi il nostro pieno sostegno a Syriza e a Tsipras ed auspichiamo che possano vincere le prossime elezioni greche, dando vita ad una maggioranza parlamentare autosufficiente e quindi ad un governo in grado di contrastare nel concreto i contenuti antisociali presenti nel memorandum, di ristrutturare il Debito e di continuare la battaglia contro questa Europa naoliberista e i suoi trattati. Per questo auspichiamo che le divisioni di oggi possano essere ricomposte nel nome della comune lotta contro l’austerità e il neoliberismo”.

In realtà, Tsipras è corso alle urne bypassando il confronto congressuale e solo per provare a neutralizzare le sinistre no-memorandum ma questo non sembra essere contemplato nella narrazione scelta da chi ha scelto Tsipras senza se e senza ma per confluire nell’ambiguità di sempre del nuovo che avanza.  Tutto ciò ha provocato malumori anche fortissimi dai piani alti del Prc fino ai settori di base dove si sta manifestando sostegno all’appello in sostegno di Unità popolare.

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3 Comments

  1. Avatar
    giovanni barbera

    Articolo molto fazioso che addirittura pretende di interpretare gli umori della base e della dirigenza dl Prc sul caso greco. Mi sembra un po’ troppo. Il giornalismo è altra cosa!

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  2. Avatar
    Greco

    Vieni a vedere in Grecia che ha fatto Tsipras, ha rovinato il paese e voi siete cascati nelle sue balle. Il tipo è una nullità.

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