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Diario da Atene, proletari senza rivoluzione

La vittoria di Syriza appare triste e precaria, posta com’è sotto la spada acuminata di Damocle. Fuori dal palazzo c’è una popolazione impoverita e disillusa, che si prepara alla tempesta 

da Atene, Nicoletta Dosio

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Nuvole di temporale nel cielo di Atene, stamattina; la gran luce si è spenta e un vento freddo spira dal mare.
La natura si fa metafora del momento storico.
La vittoria di Syriza appare triste e precaria, posta com’è sotto la spada acuminata di Damocle.
Con la sconfitta di Unità Popolare viene meno una presenza coerente e dignitosa che avrebbe potuto portare nel palazzo la voce delle lotte e si consolida un parlamento pericolosamente squilibrato a destra, che vede crescere Alba Dorata nel Dodecaneso e al nord lungo le vie dell’esodo migratorio, là dove i derelitti in fuga dalle guerre e dalla fame si assiepano alle frontiere della fortezza Europa. Rimane, sì, il KKE, ma isolato e asserragliato.
Fuori dal palazzo c’è una popolazione impoverita e senza illusioni, che si prepara alla tempesta che verrà. L’astensione dal voto è quasi del 50%, segno di chi deluso torna a casa, ma anche di quanti si preparano a trasformare la delusione in conflitto senza deleghe.
Ha veramente poco da gioire il futuro governo Tsipras: gli dei invidiosi e vendicativi che siedono sul trono della fortezza Europa ne hanno già decretato la resa senza condizioni o la morte.
lo sanno bene i sostenitori di Syriza, che dopo i balli e i canti della vittoria, spenti i riflettori delle televisioni, ripiegate le bandiere, sfollavano silenziosi da piazza Klaftimonos, verso i Propilei, incontrando il tendone di Unità Popolare, in quella piazza che, solo otto mesi fa, visse il tripudio della prima, grande, gioiosa vittoria collettiva che prometteva contro il memorandum lotta ferma e coerente.
Sotto quel tendone, ho seguito, insieme alla delegazione italiana, i risultati elettorali ed ho incontrato delusione sì, ma non abbattimento e men che meno pentimento; si respirava piuttosto la tranquilla tenacia di chi viene da lontano e sa adattare il passo alla strada che ancora lo aspetta: “abbiamo affrontato il golpe dei colonnelli, sapremo affrontare il golpe delle banche” ci ha detto un compagno nel salutarci.
La differenza la farà purtroppo il memorandum che da domani, secondo gli impegni, il governo uscito dalle urne dovrà applicare: allora si constaterà concretamente chi ha vinto e chi ha perso.
Dalla piccola stanza che è la mia casa ad Atene vedo scatenarsi la tempesta. Il giorno si è fatto notte; in cielo rotola cupo il carro di Zeus signore del tuono e del fulmine.
Oggi la città sembra precipitare nell’inverno, ma domani il sole tornerà a far splendere giardini e viali lavati dalla pioggia; e ci rimetteremo in cammino.

1 COMMENTO

  1. chi si è illuso che la rivoluzione deve essere pacifica dovrà ricredersi…………ricordiamoci della rivoluzione Francese……no pasaran

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