martedì 1 Dicembre 2020

Euskadi, Arnaldo askatu! Ventimila a Donostia

Euskadi, Arnaldo askatu! Ventimila a Donostia

Migliaia di persone al corteo per la liberazione di Rafa Dìez Usabiaga e Arnaldo Otegi che potrebbe candidarsi a diventare lehendakari della Comunità Autonoma Basca alle prossime elezioni

di Enrico Baldin

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Fiumi di persone sabato – circa 20000 – a Donostia sono scese in strada per chiedere la liberazione di Arnaldo Otegi e Rafa Dìez Usabiaga.

Ad aprire il corteo i figli di Otegi e Dìez, assieme a Miren Zabaleta, Sonia Jacinto e Arkaitz Rodriguez, tre imputati del medesimo processo che ha coinvolto il leader della sinistra indipendentista Otegi e il leader di LAB, Rafa Dìez. Zabaleta, Jacinto e Rodriguez sono usciti dal carcere la settimana scorsa avendo finito di scontare una pena di 4 anni. Per Otegi la scarcerazione è prevista per l’aprile 2016, mentre per Dìez il fine pena è atteso un anno dopo, avendo usufruito di una sospensione concessa per assistere la madre, gravemente malata.

Alla marcia, oltre a numerosi esponenti e parlamentari della sinistra abertzale, erano presenti rappresentanti di Izquierda Unida, della sinistra catalana ed a titolo personale anche esponenti del PSOE basco e di Podemos. Proprio in seno a Podemos si è acceso un forte dibattito – oggi ripreso da El Pais – in quanto nella divisione basca della formazione di Pablo Iglesias vi è stato chi come il portavoce regionale Roberto Uriarte non ha voluto dare sostegno a Otegi e Dìez secondo lui ingiustamente trattati come “eroi di pace”. Alla manifestazione però si sono presentati la portavoce di Podemos in Navarra, e quelli delle provincie di Alava e Bizkaya che con altri prima avevano firmato un documento che chiedeva il rispetto dei diritti umani e la cui conclusione perentoria era “Arnaldo askatu!” (Arnaldo libero).

Otegi, Dìez e gli altri furono arrestati nel 2009 nell’ambito del processo “Bateragune” che portò in carcere diversi esponenti della sinistra indipendentista con l’accusa di “appartenenza a organizzazione terroristica”. Secondo i giudici gli arrestati volevano ricostruire il partito Batasuna, disciolto dalla magistratura nell’anno 2002 con l’accusa di essere il braccio politico dell’organizzazione armata ETA. Nel caso di Otegi e Dìez l’accusa era aggravata dal grado di dirigenti e la condanna in primo grado fu di 10 anni poi ridotta a sei anni e mezzo in appello. I due hanno iniziato a scontare le loro pene nell’ottobre del 2009 dopo che un bliz della Guardia Civil li arrestò in una sede del sindacato LAB a Donostia.

Nei Paesi Baschi c’è un conflitto ancora irrisolto. Per decenni nelle strade delle cittadine basche e non solo, si è versato sangue, si è imposto il pugno duro, si sono susseguiti attentati terroristici dell’ETA e uccisioni da parte di corpi paramilitari facenti capo ad apparati dello stato spagnolo. Da alcuni anni però la svolta che doveva essere alle porte viene rimandata, o meglio ignorata. Da un lato ETA ha abbandonato la via armata (l’ultimo attentato risale al 2009) avendo perseguito un cessate il fuoco che considerò “definitivo”. Dall’altro lato la sinistra indipendentista ha dato vita ad un processo aggregativo delle diverse sigle che coalizzandosi hanno deciso di puntare sul ruolo di mediazione verso un processo di pace. Lo stato spagnolo pare sordo alle richieste provenienti da Euskal Herria: in questi anni sono continuate le carcerazioni preventive ai danni di appartenenti alla sinistra indipendentista e di loro avvocati, le decine di chiusure di Herriko Tabernas (luoghi di aggregazione politici sociali e ricreativi degli attivisti della sinistra abertzale) e la politica carceraria ai danni degli arrestati già condannata anche da Amnesty International per le non sporadiche violazioni dei diritti umani. In Euskal Herria quello dei carcerati è un tema molto sentito in quanto sono centinaia e centinaia gli attivisti arrestati con l’equazione per cui tutto ciò che ha qualcosa in comune con ETA è come fosse ETA. In nome di questo teorema venne chiuso il quotidiano Egin e il partito Batasuna di cui Arnaldo Otegi fu un leader e parlamentare.

Oggi il politico di Elgoibar ha 57 anni ed è il segretario – pur dal carcere di Logrono – del partito Sortu, il principale tra quelli che costituiscono la coalizione EH Bildu, capace di conseguire il 25% nelle elezioni del Parlamento Basco, con punte del 32% nella provincia di Gipuzkoa. Secondo diversi opinionisti Arnaldo Otegi dal carcere si sta preparando per candidarsi a diventare lehendakari della Comunità Autonoma Basca alle prossime elezioni. L’appello per la sua scarcerazione, firmato da diversi esponenti della cultura, della politica e dell’arte baschi ha avuto il sostegno di 25 europarlamentari (ieri è giunto anche quello di Eleonora Forenza) e di personalità politiche da tutto il mondo. Una particolare sensibilità è stata dimostrata dal nordirlandese leader del Sinn Fein, Gerry Adams. Uno che di carcere e di processi di pace ha una certa esperienza.

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