mercoledì 23 Ottobre 2019

La crisi dissangua il volontariato

La crisi dissangua il volontariato

Rapporto sul Volontariato: 44mila le associazioni in Italia, la metà non ha più di 16 volontari. Calo costante da 7 anni. Solo nel 2014 diminuite del 15% le nuove costituzioni

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Si occupano soprattutto di assistenza sociale, sono di piccole dimensioni e si trovano per la maggior parte al nord: sono le organizzazioni di volontariato in Italia, censite nel primo rapporto nazionale del Csvnet, Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, promosso dalla Fondazione Ibm Italia. In totale, sono stati raccolti i dati riguardanti 44.182 associazioni: non solo quelle iscritte ai registri pubblici, ma anche quelle registrate unicamente nelle banche dati dei Centri di Servizio. Il risultato è fotografia più dettagliata del mondo del volontariato mai realizzata in Italia.

La maggior parte opera nel campo dell’assistenza sociale (11.812) e della sanità (9.098): da sole queste due classi racchiudono il 55 per cento del totale delle associazioni. Seguono quelle che si occupano di cultura, sport e ricreazione. Anziani e minori sono le categorie primarie di utenti con il 25,4 per cento, mentre si dedicano a malati e disabili il 18 per cento delle organizzazioni. Si occupano di nomadi, immigrati o profughi il 5,7 per cento.

Al nord e nel centro si trovano oltre la metà delle associazioni: Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna sono le regioni in cui le realtà del volontariato sono più radicate. Se però si confronta il numero di abitanti con quello delle organizzazioni, sono Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta ad avere più onlus. Al sud e nelle isole si registrano, invece, le percentuali più basse: rispettivamente il 17 e il 6 per cento del totale.

La metà delle associazioni opera con meno di 16 volontari: solo il 15 per cento ha un numero superiore a 50. Per quanto riguarda i soci, ne hanno meno di 60 il 50 per cento, mentre poco più del 10 per cento ha una base associativa molto estesa (oltre 500 soci). La rappresentanza legale è composta, per i due terzi, da uomini.

Negli ultimi sette anni il numero di nuove associazioni costituite è diminuito costantemente: nel 2014 si è registrato un meno 15 per cento rispetto all’anno precedente. Le associazioni più piccole per numero di volontari e per numero di soci sono anche quelle più giovani: il 50 per cento è stato costituito dal 2000 in poi. La metà delle organizzazioni con più di 60 volontari ha oltre 25 anni di storia. Quelle più “anziane” si occupano di sanità: il 50 per cento ha quasi 30 anni di attività, mentre quelle di più recente costituzione sono nel settore ambientale (anno 2006) della protezione civile (anno 2005) o della cooperazione internazionale (anno 2004).

Non sono “riconosciute” oltre il 90 per cento delle organizzazioni del nord: Veneto (97 per cento), Lombardia (93 per cento), Valle d’Aosta (91 per cento), l’Emilia Romagna (90%). Il Lazio, invece, ha la più alta percentuale di associazioni riconosciute. Nel Sud, il Molise è l’unica regione con oltre il 90 per cento delle associazioni non riconosciute, mentre in Puglia e Sicilia oltre il 66 per cento sono riconosciute. La maggior parte ha come ambito territoriale di riferimento il comune di appartenenza e solo 5 su 100 hanno un riferimento territoriale nazionale o internazionale. L’83 per cento, infine, ha la qualifica fiscale di onlus.

l primo rapporto nazionale Csvnet-Ibm. Lombardia in testa per numero assoluto, ma decima nel rapporto con la popolazione. Le organizzazioni censite sono impegnate soprattutto nell’assistenza sociale e gestite da uomini, ad eccezione dei problemi sociali più “femminili”

Il 55 per cento delle organizzazioni di volontariato in Italia opera nel campo dell’assistenza sociale e della sanità. Seguono le organizzazioni che si occupano di cultura, sport e ricreazione. È quanto emerge dal primo rapporto nazionale sulle organizzazioni di volontariato censite dal Csvnet, coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato e promosso dalla Fondazione Ibm Italia.

Csvnet Report nazionale sulle organizzazioni di volontariato

In sole 5 regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna) si concentra oltre la metà (55 per cento) delle associazioni registrate nei Centri di Servizio italiani. Con 8.000 organizzazioni di volontariato presenti sul territorio, la Lombardia è quella con più volontari, pari al 18 per cento del totale. Se però si confronta il numero di abitanti con quello delle organizzazioni presenti, scivola al decimo posto: in cima alla classica si collocano, infatti, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. Inferiore alla media nazionale, che si attesta intorno allo 0,7 organizzazioni ogni 1.000 abitanti, è il Sud. Crotone è l’unica provincia del meridione ad averne più di una ogni 100 abitanti. In Sicilia, Campania, Trentino Alto Adige e in Veneto, invece il rapporto è inferiore ad una ogni 2.000 abitanti.

Su 44mila organizzazioni prese in considerazione, oltre 2.000 sono impegnate nella difesa del territorio, sia che si tratti del servizio di protezione civile, sia che si tratti della tutela dell’ambiente. La tutela dei diritti impegna oltre 1.500 organizzazioni. Meno di mille, invece, sono quelle che si occupano di cooperazione e solidarietà internazionale, di istruzione e ricerca e della filantropia e promozione del volontariato.

Nel settore della sanità gli utenti privilegiati sono ammalati e traumatizzati: il 32 per cento si occupa della raccolta e donazione di sangue, organi e tessuti. Differente il quadro dell’utenza per il settore assistenza sociale, dove i principali utenti sono gli anziani, i minori, i cittadini in condizione di deprivazione economica e i disabili.

La rappresentanza legale è composta, per i due terzi, da uomini: i vertici delle organizzazioni sono quindi in mano soprattutto al genere maschile. Le donne sono il 33 per cento del totale e non si rilevano differenze significative neanche a livello regionale. Sono maggiormente presenti nei settori dell’educazione, dell’istruzione e della ricerca (dove raggiungono il 50 per cento), della tutela dei diritti e dell’assistenza sociale. Sono fortemente sottorappresentate, invece, nel campo della Protezione Civile. Ancora più significativo il dato in base ai principali destinatari dell’attività: sono donne per la maggior parte i rappresentanti legali delle organizzazioni che si occupano di donne in generale, di violenza o di ragazze madri in particolare; anche l’assistenza ai familiari di soggetti con disabilità o disagio, e ai disabili psichici, è fatta da associazioni rappresentate da donne per oltre il 50 per cento dei casi. (mgl). Vai al Report nazionale (mgl)

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