giovedì 21 Novembre 2019

Studenti in piazza ovunque. A Roma la questura prova a vietare corteo

Studenti in piazza ovunque. A Roma la questura prova a vietare corteo

Roma troppo vicina a Parigi. Il questore vieta il corteo (ci aveva già provato con l’Usb) ma gli studenti riescono a raggiungere il Miur. Manifestazioni in tutta Italia per il Primo maggio studentesco

di Checchino Antonini

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Roma troppo vicina a Parigi, corteo vietato ma poi consentito, stamattina, agli studenti proprio nella ricorrenza del 17 novembre, giornata internazionale degli studenti che cade in un autunno che deve ancora scaldarsi e mentre in altre cinquanta città italiane gli studenti scendevano in piazza contro la buona scuola e la legge di stabilità. Alla fine l’Uds ne avrà contati almeno 35mila ad aver dato vita a cortei pieni di passione e contenuti.

Dopo aver percorso via Marmorata, a Roma, gli studenti partiti in corteo da piazzale Ostiense sono arrivati davanti al Miur. Lungo il percorso hanno esposto anche vari striscioni in sostegno del popolo francese colpito dalle stragi di Parigi. Arrivati al ministero gli organizzatori della manifestazione hanno annunciato: «Siamo più di duemila».

Il divieto piomba a pochi giorni dal braccio di ferro tra Usb e Questura di Roma per il corteo dello sciopero generale del prossimo 20. Alla fine, però, il corteo sindacale di venerdì è stato sdoganato ma su un percorso diverso, dal Colosseo verso il Senato dopo essere passato sotto le finestre del Campidoglio.

la manifestazione di Roma

Comincia, con un anticipo di venti giorni, il coprifuoco del Giubileo. L’ossessione per i cortei nel centro storico non comincia certo con la vicenda di Parigi ma attraversa costantemente la cronaca recente della Capitale e ora si concretizza in una città espropriata della sua giunta democraticamente eletta. Niente cortei ma briglie sciolte in deroga alle leggi per la realizzazioni di cantieri e appalti. Il programma di Renzi e Alfano resta immutato: impedire le manifestazioni del conflitto sociale, marginalizzarle, nasconderle allo sguardo e, quando possibile, brutalizzarle con il repertorio di orrori che le forze dell’ordine italiane sono capaci di produrre.

E’ lo stato d’eccezione permanente dentro cui non si ode alcuna voce di dissenso da parte del sindacato concertativo. Vietato disturbare il manovratore: il terrorismo è sempre stato utilizzato per mettere la sordina al dissenso tout court, dagli anni 70 in poi. Un effetto collaterale del cui piacere il governo italiano non vuole privarsi.

Singolare la motivazione ufficiale adoperata per bloccare il corteo sindacale: si sostiene che la manifestazione “si sarebbe dovuta svolgere in giorno lavorativo in difformità dall’ordinanza prefettizia che prevede lo svolgimento dei cortei nelle giornate di sabato e domenica” e che la centralità del percorso prescelto comporterebbe “gravi ripercussioni sull’ordine e la sicurezza pubblica”.

«La decisione della Questura di Roma, arrivata solamente ieri in tarda mattinata, non ha precedenti nella storia recente delle mobilitazioni studentesche nel nostro Paese» – dice Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – ed è un evento molto grave del quale dovranno rispondere i diretti responsabili, ma anche le forze politiche. E’ infatti inammissibile, a prescindere dalla motivazione addotta, ridurre gli spazi di democrazia in questo Paese a partire dalla libertà di manifestazione. La mobilitazione di oggi intende porre all’ordine del giorno alcune emergenze che attraversano il nostro Paese, dal diritto allo studio al welfare per arrivare al lavoro e all’ambiente. Non accettiamo che questi temi siano ridotti a una mera questione di ordine pubblico».

il corteo a Bologna

«Oggi in tutta Italia e in Europa manifestiamo anche perché riteniamo che vada costruita una democrazia sostanziale, e non solo formale – aggiunge Riccardo Laterza, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – ed è per questo che riteniamo, a maggior ragione alla luce dei tragici fatti di Parigi, che nella nostra società sia necessaria più inclusione sociale, più contaminazione culturale, più partecipazione e che non ci debba essere spazio per la repressione. La decisione della Questura di Roma va esattamente nella direzione opposta e segnala, per l’ennesima volta, un’inaccettabile ingerenza delle forze di polizia nella gestione di questioni che dovrebbero essere politiche».

«Pare che la retorica delle libertà occidentali si fermi alle porte della Questura di Roma – concludono gli studenti nella nota – e per questo chiederemo conto al Governo e alle forze politiche di questa decisione inaccettabile e senza precedenti in tutte le sedi opportune. Continueremo altresì a organizzarci e mobilitarci nelle scuole, nelle università e nelle città anche per ribadire la necessità di riconoscere realmente i diritti sociali e politici a tutte e a tutti».

Eppure il 17 novembre è una sorta di primo maggio studentesco. Alla fine del 1939 le autorità naziste in Cecoslovacchia (chiamata al tempo Protettorato di Boemia e Moravia) sedarono una manifestazione a Praga, tenuta da studenti della facoltà di medicina dell’Università Carolina il 28 ottobre, anniversario dell’indipendenza della Repubblica Cecoslovacca. Lo studente Jan Opletal morì per la ferita l’11 novembre. Il 15 novembre il suo corpo avrebbe dovuto essere trasportato da Praga a casa sua, in Moravia. Il corteo funebre si tramutò in una manifestazione anti-nazista. Tutti gli istituti di istruzione superiore furono chiusi, 1200 studenti furono arrestati e deportati e il 17 novembre nove fra studenti e professori furono giustiziati senza processo.

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Il 17 novembre è stato dichiarato per la prima volta giornata internazionale degli studenti nel 1941 a Londra dal Consiglio internazionale degli studenti e il mondo studentesco preme da anni perché la giornata diventi una ricorrenza ufficiale Onu.

La rivolta del Politecnico di Atene contro la dittatura dei colonnelli, cominciata il 14 novembre 1973, raggiunse il culmine il 17, quando un carrarmato abbatté i cancelli dell’università travolgendo gli studenti che vi si erano arrampicati, ferendone parecchi anche permanentemente, ma senza morti, secondo il contestato resoconto ufficiale. Fu l’inizio della rivolta contro i colonnelli e oggi in Grecia è festa nazionale. Nel 1989 alcuni esponenti studenteschi, insieme alla giovanile del partito comunista cecoslovacco, organizzarono una manifestazione di massa per commemorare la giornata internazionale degli studenti che fu repressa brutalmente. Sul luogo degli scontri rimase a terra il cadavere che in realtà era di un agente infiltrato e partì da lì Rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia. La “giornata della lotta per la libertà e la democrazia” è una delle festività nazionali sia per cechi che per gli slvacchi.

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Dopo la caduta del muro di Berlino e la progressiva crisi dell’Unione internazionale degli studenti, il 17 novembre fu celebrato solo in pochi stati con poco coordinamento mondiale. Durante il forum sociale mondiale di Mumbai (India) del 2004, alcune associazioni studentesche decisero di rilanciare la data e di proclamare una manifestazione globale per il 17 novembre 2004.

Nella giornata di ieri la Questura di Roma, dopo aver garantito per diversi giorni il regolare svolgimento del corteo, ha bruscamente interrotto le trattative riguardanti la mobilitazione studentesca romana, promossa nella città dall’Assemblea dei Coordinamenti Studenteschi Romani, dove vi è presente l’Unione degli Studenti, in contemporanea con cinquanta piazze in Italia e centinaia di mobilitazioni in tutta Europa lanciate dalla Rete della Conoscenza (network promosso dall’Unione degli Studenti e da LInk Coordinamento Universitario). La motivazione addotta sarebbe quella del rafforzamento delle misure antiterrorismo: ancora una volta le mobilitazioni sociali sono trattate come una questione di ordine pubblico, con un’inaccettabile limitazione dei diritti costituzionali.

 

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