venerdì 22 Novembre 2019

Roma, Sel dice no al Pd. Ma sembra un sì

Roma, Sel dice no al Pd. Ma sembra un sì

Offensiva del Pd per correre insieme a Sel per il Campidoglio. E Sel risponde: allora fate cose di sinistra. Che ne sarà della candidatura Fassina?

di Giulio AF Buratti

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Sel e Pd, prove di corteggiamento. Strali e ponti. Scaramucce verbali, tweet, battute. Tutta aperta la partita dell’alleanza tra Pd, Sel e zone collegate per le comunali prossime venture. L’ambiguità è quella su cui da sempre si muove la formazione nata per essere un satellite del centrosinistra ma espulsa, suo malgrado, dal nuovo corso renziano. Da un lato c’è il transfuga D’Attorre che sfotte Orfini, il commissario del Pd romano che aveva lanciato l’offerta: «Ho provato perfino tenerezza leggendo l’appello di Orfini che chiede di cancellare tutto quello che avvenuto nel paese ed in particolare a Roma, che ritiene che si debba appoggiare il Pd qualsiasi cosa faccia, anche dopo quello che hanno fatto con la vicenda Marino. Questa impostazione non ha nessuna attinenza con la realtà, noi non siamo la stampella o la ruota di scorta del Pd. Le alleanze vengono valutate ma è evidente non ci può essere nessun automatismo o richiamo all’ordine – ha detto Alfredo D’Attorre, nel corso della conferenza stampa di Sinistra Italiana convocata a Montecitorio per fare il punto sulle prossime elezioni amministrative – non si fanno i dispetti, siamo di fronte a divergenze politiche. Se vogliamo riaprire una prospettiva di centro sinistra servono atti concreti».

«Se si vuole governare con la sinistra bisogna fare una cosa semplice, fare delle cose di sinistra, se si fanno delle cose di destra, si governa con la destra», aveva argomentato Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, aprendo quella conferenza stampa. «Siccome noi abbiamo la passione per il centro sinistra – ha continuato – ma soprattutto abbiamo la passione per le questioni concrete, vorremmo dire a tutti quelli che in questi giorni si rivolgono a noi: invece di lanciare appelli che hanno il sapore dell’ipocrisia discutiamo di questioni concrete. Se la discussione la facciamo così siamo sempre pronti, se invece è ad uso e consumo della prossime elezioni amministrative, allora troveranno da parte nostra la risposta di una forza politica autonoma. In questi giorni siamo stati oggetto di una pioggia di appelli all’unità in nome del centro sinistra. Siamo contenti di questo improvviso ritorno di fiamma, tuttavia siamo un pò sorpresi che questo avvenga per incanto alla vigilia delle elezioni, quando torna di moda parlare di unità e di responsabilità. In tutto il resto dell’anno questa passione diventa un vezzo nostalgico, un peso magari di cui liberarsi per arrivare ad approvare con velocità’ leggi che parlano di tutto tranne che di unità del centro sinistra. Questa volta siamo noi che rivolgiamo un appello ai tanti dirigenti, in particolare del Pd, che continuano a chiederci responsabilità e unità, gli chiediamo noi se vogliono governare con noi, perchè in questo Parlamento fanno tutti i giorni leggi che vanno in tutt’altra direzione».

E’ un sì o un no? Intanto Sel si gode il quarto d’ora di celebrità: «A Roma abbiamo candidato Fassina, il Pd dovrebbe innanzitutto dire se è disponibile a sostenerlo. Non si capisce perchè dobbiamo essere quelli che in questo momento fanno un passo indietro, visto che loro non hanno nè un candidato, nè un programma ed invece noi abbiamo messo in campo una proposta autorevole», ha detto anche Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana. «Se ci sono dei contatti in corso? Mi pare – ha aggiunto – che in questo momento si preferiscano i tweet e le interviste rispetto ad una discussione che, invece, potrebbe essere fatta alla luce del sole, anche in Parlamento, con misure concrete».

La mossa di Sel e Si non è altro che un hashtag. Un messaggio rivolto al Pd di Matteo Renzi che da oggi campeggerà sui social network, cuore della campagna firmata Sinistra Italiana. «Caro Matteo, caro Pd #bastaipocrisia». Questo il testo di uno dei messaggi che saranno lanciati sulla rete. Oppure «Caro Matteo – recita un altro degli slogan firmati da Sinistra Italiana – ma se volete governare con noi nelle città perché non finanziate l’assunzione dei 20 mila educatori necessari a dare un posto in asilo nido ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni. #bastaipocrisia».

Per il Pd romano, intanto, si avvicina il giorno in cui toccare con mano se la scommessa formulata con la decapitazione di Marino è davvero un “capolavoro” politico o una mossa maldestra che spalancherà le porte del Campidoglio alla destra normale o a quella grillina. Perché se da un lato Renzi ha defenestrato il sindaco che non gli piaceva, dall’altro ha mantenuto in carica i presidenti dei municipi, tutti del Pd tranne i due di Sel, per non lasciare senza presidio i territori. Così Roma ha scampato lo scioglimento per mafia, che avrebbe spedito in freezer alcune centinaia di politici ormai ineleggibili; il Pd ha scampato il pericolo di una rottura politica e la Giunta Marino è caduta per motivi apparentemente caratteriali di Marino.

L’appuntamento, aperto a «tutti» nel centro sinistra, è il 23 gennaio al Teatro Brancaccio di Roma. Ad organizzarlo sono stati i presidenti dei municipi per «rimettere in campo un’opzione progressista capace di battere le destre e i populismi» alle prossime elezioni comunali. Obiettivo: evitare una tripartizione del voto (il Pd da una parte, Sinistra Italiana con Stefano Fassina da un’altra, ed eventualmente Ignazio Marino con una sua lista civica ancora altrove) e mettere in campo primarie di coalizione. Ad oggi il progetto, pur lodato da tanti, si scontra con la candidatura a sindaco per Sinistra Italiana di Stefano Fassina, contrario a partecipare alle «primarie del Pd». Ma Sel è in fermento e con il tempo le cose potrebbero cambiare, in un modo o nell’altro.

Poi c’è l’incognita Marino. Non è ancora chiaro se l’ex sindaco, in rotta con il Partito Democratico di Matteo Renzi, si ricandiderà. E, infine, non si è ancora sciolto il rebus candidati tra i dem: nessuno è ancora sceso ufficialmente in campo, seppure in tanti – soprattutto tra i renziani – sperino nell’ok finale di Roberto Giachetti. «Ci sorprende che, a pochi mesi dalla tornata elettorale, molti leader politici si preoccupino solo di posizionamento nazionali e alchimie, mentre in pochi pensano al futuro della città», l’affondo degli amministratori locali di Roma. «Le proposte politiche in campo non ci sembrano convincenti: – la critica di uno dei minisindaci, Valerio Barletta – non lo è la proposta del mio partito, il Pd, che ripiega le primarie al suo di interno, non quella della sinistra, non quella, tutta sulla difensiva, di chi guarda al passato». Il 23 gennaio sul palco del Brancaccio oltre ai municipi, interverrà la società civile e qualcuno della Regione Lazio dove la coalizione Pd-Sel è saldamente al governo. Ma in platea sono attesi in tanti: Matteo Orfini, commissario del Pd di Roma, che oggi ha confermato la sua adesione; Paolo Cento, segretario di Sel; Stefano Fassina; ex consiglieri comunali. C’è chi spera nella partecipazione del ‘candidato in pectorè Giachetti, chi prospetta anche quella di Ignazio Marino. L’invito, già da oggi, è stato esteso a tutti: «dalla politica alle associazioni, dai singoli professionisti ai soggetti organizzati, alle forze sindacali ed economiche, alla cultura e al civismo, ai movimenti e al volontariato».

In realtà, a sinistra del Pd c’è davvero chi vorrebbe una discontinuità reale e chi è più di bocca buona e continuista. Della prima specie fa parte Sandro Medici, per dieci anni presidente del X Municipio, poi candidato sindaco per Repubblica Roma, esperimento generoso e originale, che però non riuscì a spuntarla alle scorse comunali contro il boicottaggio della stampa mainstream e contro l’illusione di un pezzo dei centri sociali, Action, di scampare allo tsunami agganciandosi a Sel. Medici, stamattina, ha affidato le sue speranze ad un articolo comparso sul quotidiano per il quale ha lavorato a lungo, il manifesto. Medici spiega che «a Roma, passando da un sindaco all’altro e infine ritrovandosi con un commissario» si registra la solita «impronta liberista, la spinta liquidatoria, gli intenti antipopolari» del commissario Tronca (quota Ncd) quanto dell’ex Marino. «Nella scia delle politiche governative che stanno riducendo gli enti locali a meri organismi attuativi di decisioni tanto unilaterali quanto dannose. Basta inserire il pilota automatico e le cose vanno come devono andare: al punto da rendere superflua la soggettività politica del sindaco, la sua stessa funzione istituzionale, lo stesso processo democratico che lo elegge».

«La città è dunque condannata ad avere “la strada segnata” come una locomotiva? Oppure può “scartare di lato” come un bufalo? – si domanda Medici – Eleggerà in primavera un sindaco rassegnato ad accucciarsi nella scia dei suoi predecessori, il commissario Tronca compreso? O si può tentare di imprimere quella necessaria discontinuità per avviare una prospettiva di rinascita?».

Nella città stremata, Medici, vede «affiorare un progetto politico nuovo e suggestivo (quello attorno alla candidatura Fassina), che potrebbe spezzare questa rassegnata inerzia, riaccendere passioni e ridare slancio. E’ in corso un tentativo di aggregazione a sinistra: sofferto, faticoso, ma promettente. Che prova a comporsi in vista delle elezioni comunali, ma che ambisce a proseguire il suo percorso unitario anche in seguito, accogliendo e includendo chi nel tempo si è disperso o rabbiosamente incupito. E’ promosso da quei segmenti della sinistra che s’erano divisi tra incomprensioni e risentimenti, e che chiama a partecipare e contribuire il vasto e generoso mondo dell’associazionismo e del conflitto».

«Poteva forse nascere prima, già tre anni fa, quando non tutti colsero l’esaurimento di un ciclo politico, che ormai non corrispondeva più alle esigenze della città. Ma così non andò. I tempi non erano maturi. L’importante è che lo siano adesso».

Al di là delle ottime intenzioni di Medici, il livello nazionale dell’operazione potrebbe condizionare anche Roma dove Sel è litigiosissima e con le anime divaricate tra chi vuole restare agganciato al Pd e chi vorrebbe navigare in mare aperto senza il potentissimo partito della nazione.

 

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