Brasile, scandalo Petrobras: perquisita casa di Lula

Brasile, scandalo Petrobras: perquisita casa di Lula

Brasile, scandalo Petrobras: perquisizione in casa dell’ex presidente Lula. Contratti gonfiati per finanziare le campagne dei partiti di governo. A partire dal Pt

di Francesco Ruggeri

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Dopo tre ore di interrogatorio, Luiz Inacio Lulada Silva, che era stato prelevato dagli agenti che questa mattina all’alba avevano fatto irruzione nella casa a Sao Paulo dell’ex presidente brasiliano, è stato rilasciato. Nei suoi confronti non è stato quindi spiccato un mandato di arresto né è stato incriminato. Dopo aver lasciato il commissariato di polizia presso l’aeroporto Congonhas, Lula si è diretto nella sede del suo partito, il Partito dei Lavoratori. L’ex presidente è stato sottoposto al provvedimento di accompagnamento coatto per essere interrogato sul sospetto che abbia ricevuto beni immobili nell’ambito dello schema di corruzione del caso Petrobras. «Vi sono prove che Lula abbia ricevuto beni provenienti dallo schema Petrobras», si legge nel comunicato della procura che fa riferimento ad un appartamento e ad una casa rurale nella località di Atibaia. L’inchiesta riguarda anche «pagamenti fatti all’ex presidente dalle imprese sotto indagine» giustificati come supposte donazioni e compensi di conferenze. I possibili reati sui quali si indaga – e per i quali è stata disposta anche la perquisizione dell’abitazione di Lula – sono corruzione e riciclaggio di denaro.

La polizia brasiliana ha perquisito in mattinata la casa dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, nell’ambito dell’inchiesta per frode contro la compagnia petrolifera di stato Petrobras. In tutto sono stati emessi 33 ordini di perquisizione e undici mandati di arresto. Il blitz delle forze dell’ordine fa parte della 24/ma fase della ‘Lava-Jato’, l’inchiesta sullo scandalo di tangenti dentro Petrobras. L’ex capo di Stato è oggetto di accompagnamento coattivo e sarà obbligato a deporre davanti alla polizia giudiziaria. Gli agenti hanno perquisito anche l’abitazione del figlio di Lula, Fabio Luiz Lula da Silva, l’IstitutoLula e la sede della holding delle costruzioni Odebrecht. Durante una conferenza stampa a Curitiba – dove ha sede la task-force di investigatori della ‘Lava-Jato’ – il pubblico ministero Carlos Fernando dos Santos Lima ha precisato che non è stato emesso nessun mandato di arresto nei confronti dell’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, né di sua moglie, Marisa Leticia. L’accompagnamento coatto di Lula – ha aggiunto il pm – è stato disposto per evitare il rischio di proteste e garantire che Lula parlasse alle autorità in totale sicurezza. Il procuratore ha spiegato che dato che «i favori sono numerosi e difficili da quantificare, è più facile quantificare i lavori realizzati nell’appartamento su tre piani e nella casa di campagna. Siamo sul punto di analizzare prove come quella che l’ex presidente e la sua famiglia hanno ricevuto vantaggi», ma «non c’è alcuna richiesta per mandarlo in prigione».

Terminata la deposizione, l’ex presidente brasilianoLula si è fatto accompagnare dalla polizia federale nella sede del Partito del lavoratori, nel centro di San Paolo. Davanti all’edificio lo hanno accolto un centinaio di sostenitori, con bandiere del partito di sinistra. Violenti tafferugli all’aeroporto internazionale Congonhas di San Paolo mentre l’ex presidente del Brasile stava rispondendo alle domande della polizia federale. Manifestanti a favore e contro l’ex capo di Stato si sono affrontati verbalmente e, in alcuni casi, anche fisicamente nell’area esterna alla sala della polizia federale usata per la deposizione di Lula. La tensione è alta e agenti delle forze dell’ordine hanno formato un cordone di isolamento per evitare nuovi scontri.

A marzo del 2015, due milioni di persone scesero in piazza in Brasile per chiedere le dimissioni della presidente Dilma Rousseff dopo che i dirigenti del Pt furono coinvolti in un’inchiesta per corruzione che riguarda l’azienda petrolifera nazionale: la Petrobras (Petróleo Brasileiro S.A).

Secondo l’accusa, i dirigenti della Petrobras avrebbero gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere e guadagnare almeno 800 milioni di dollari. I soldi sarebbero serviti in parte per finanziare la campagna elettorale del Partito dei lavoratori, che governa il paese dal 2003.

Lo scandalo è scoppiato con un’inchiesta, cominciata nel marzo del 2014, che coinvolge i dirigenti della compagnia petrolifera di stato Petrobras e le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici (Btp) che si sono occupate della costruzione delle infrastrutture per l’estrazione del petrolio al largo delle coste brasiliane. La Btp ha formato un cartello per controllare questi appalti e ha gonfiato i contratti dall’1 al 3%. In cambio i partiti che fanno parte della coalizione di governo hanno ricevuto tangenti e finanziamenti illeciti. Con le malversazioni sono state finanziate le campagne elettorali del Partito dei lavoratori. L’inchiesta ha coinvolto anche il Partito del movimento democratico brasiliano (Pmdb, principale alleato del governo) e il Partito progressista (Pp, destra), diversi deputati e senatori. La procura ha definito l’inchiesta “il più grande scadalo di corruzione della storia del Brasile”. Coinvolti in 54 tra cui il presidente della camera dei deputati, Eduardo Cunha, e il presidente del senato Renan Calheiros e 34 parlamentari (22 deputati e 12 senatori).

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