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Parigi, il daspo di Hollande contro Nuit Debout

Parigi, il “daspo” di Hollande contro Nuit Debout. Anche in Italia il daspo come arma di repressione dei movimenti sociali

di Checchino Antonini

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A militanti antifascisti e anticapitalisti di Parigi è stato notificato il divieto di partecipare alle manifestazioni contro il Job Act francese, e ad avvicinarsi a Place de la République, dove si tiene la Nuit Debout.

I collettivi colpiti dal provvedimento hanno diffuso oggi pomeriggio sui social l’ordinanza del prefetto di polizia Cadot. La prefettura ha confermato.

I militanti hanno dichiarato che se il governo e la prefettura pensavano di intimidirli, hanno ottenuto l’effetto contrario, convincendoli della necessità di lottare contro la legge El Khomri e contro lo stato d’emergenza, che sta uccidendo le libertà civili in Francia.

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Il “daspo” recapitato agli attivisti francesi

Le disposizioni dello stato di emergenza, introdotto dopo gli attentati del 13 novembre, consentono ai prefetti di “vietare la permanenza in qualsiasi parte del dipartimento” e fin da subito s’è rivelato un’arma affilata contro le mobilitazioni sociali. Lo stato di emergenza è stato utilizzato immediatamente per giustificare l’arresto di attivisti ambientali alla COP 21 di dicembre e la repressione violenta delle manifestazioni di quei giorni.

Anche in Italia, dal 2012 si lavora a un Daspo (acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive in vigore dall’89 e che vieta la presenza allo stadio da uno a cinque anni) per i cosiddetti violenti a riprova del fatto che gli stadi sono un laboratorio di repressione. L’idea, di dubbia costituzionalità, è stata rimpallata dalla ministra Cancellieri al suo successore Alfano così, dall’agosto 2014, c’è una sorta di “Daspo di piazza”. Nell’ottobre del 2015, quattro ragazzi sono stati denunciati a Livorno per aver preso parte alle contestazioni a Matteo Salvini di fronte a una struttura che doveva ospitare cinque migranti minorenni.

All’inizio di gennaio 2016, sei persone a Pisa sono state raggiunte dalla diffida per aver partecipato a una manifestazione contro un comizio della Lega Nord tenutosi il 14 novembre 2015, in cui ci sono stati scontri con la polizia. Poco dopo la Questura di Pisa ha emesso altre diffide nei confronti di due persone che avevano preso parte anche solo parlando al megafono – il 13 novembre 2015 – a una manifestazione per il diritto alla casa, contrassegnata dalle ripetute cariche delle forze dell’ordine dentro e fuori il Comune di Pisa. Una misura sufficiente per complicare la vita a una persona per anni senza neanche dover fornire le prove delle accuse. Il paradosso, che ha tutta l’aria di una sperimentazione, è che si riceve il divieto di andare allo stadio per aver commesso presunti reati in contesti diversi dallo stadio, come appunto una manifestazione politica.

Nella vulgata giornalistica si parla di «Daspo cittadino» per allontanare chiunque commetta reati contro la sicurezza nelle città. Il daspo cittadino colpirà soprattutto immigrati che per campare vendono prodotti contraffatti e spesso made in Italy. Il governo sta per intervenire con una legge apposita come annunciato da Renzi stesso che comporrà un unico calderone com oppositori politici, attivisti sociali, migranti, tifoserie, studenti fuori sede, writers, senza casa, mendicanti e ladruncoli. L’Anci plaude – «La priorità è fare, delle nostre città, città più sicure» ma anche «garantire ai cittadini la percezione della sicurezza», ha detto Fassino – ma sono in gioco le libertà collettive e individuali.

 

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