mercoledì 23 maggio 2018

«Strumentalizzare la nostra sofferenza per screditare un movimento è osceno»

«Strumentalizzare la nostra sofferenza per screditare un movimento è osceno»

Contro la strumentalizzazione dei vetri rotti all’ospedale Necker. Scrive il papà di un bimbo ricoverato: «Non si vergogna il governo a mettere sullo stesso piano dei vetri rotti e la sofferenza di centinaia di migliaia di famiglie?»

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Un milione di persone ha invaso Parigi nel giorno dello sciopero generale contro la loi travail, il jobs act alla francese, il 14 giugno scorso. Ma i commentatori della stampa italiana “per bene” (come i loro colleghi francesi) non hanno voluto vederlo, forse non hanno saputo. Si tratta delle stesse grandi penne che hanno sprecato fiumi di inchiostro per dire che il jobas act crea lavoro, che l’austerità crea sviluppo, che il petrolio e la Tav fanno bene alla salute. A distrarre questi Pultzer di “noantri” sono i black bloc, entità misteriose alle prese con il riot, una pratica controversa ma che, perlopiù, si accanisce contro le cose: vetrine, automobili, bancomat. Il buonsenso comune insegna che le cose sono inanimate ma i giornalisti di grandi giornali sanno che le cose hanno un’anima e soffrono per loro. Gli tornano alla mente le immagini degli anni settanta, che loro chiamano di piombo, e affiora nei loro articoli tutto l’odio per la possibilità che i lavoratori possano ardire a prendere la parola per rivendicare diritti e salario. Per loro è un orrore da paragonare e connettere al jihadismo e alla violenza degli ultras putiniani e a ogni altro misfatto. In più quel giorno, gli atleti del riot se la sono presa con le vetrate di un ospedale e allora aprtiti cielo! Un lettore di lundimatin, però, ha inviato alla redazione questa vibrante testimonianza, tradotta per noi da Eugenia Foddai, che fa carta straccia di tante parole sprecate dai giornali “normali” per negare l’esistenza di quel milione di lavoratrici e lavoratori che, per la cronaca, continuano a bloccare la Francia e torneranno in piazza il 23 e 28 giugno.

Ieri, 14 giugno 2016, centinaia di migliaia di manifestanti sono scesi nelle piazze e nelle strade di Parigi. In testa, migliaia di persone, incappucciate o no, sindacalizzate o no, hanno mostrato di cosa sono capaci contro un dispositivo poliziesco fuori controllo. Si poteva pensare che nel corso del tempo, man mano che le settimane e i mesi passavano, le proteste di strada si sarebbero affievolite e la violenza di alcuni sarebbe stata sempre più criticata e isolata, invece è accaduto tutto il contrario: la paura della polizia non è stata un deterrente.

Ieri, i manifestanti hanno commesso numerose degradazioni. Per quello che ho potuto costatare, erano tutte azioni mirate: banche, assicurazioni e pubblicità. Non credo che queste iniziative necessitino di un qualsiasi dibattito. Il mondo della finanza non trema ogniqualvolta un bancomat è vandalizzato; che invece i giovani lo vedano come un simbolo, lo comprendo perfettamente. Che una assicurazione debba chiamare il suo assicuratore e domandare il costo della franchigia, devo confessarvi che se ci penso mi fa ridere amaramente. Quella gente accumula miliardi frodando sulla solidarietà. Per quanto riguarda la distruzione delle pubblicità, è – al di là del metodo – la miglior cosa che possa capitargli. Anche se i vetri in questione non avevano altro ruolo che quello di isolanti termici: convengo che non è stata un’azione intelligente.

Certo rompere i vetri di un ospedale anche se per errore, è idiota: ma approfittare di questo fatto per strumentalizzare la sofferenza dei bambini malati e dei loro genitori per screditare un movimento sociale, è indecente e inaccettabile. Eppure questa è la strategia di comunicazione messa subito in atto dai sig.ri Cazeneuve e Valls.

Bellamente ripresa dalla destra e commentata su un piatto d’argento da tutti i media.

Lo dico tanto più volentieri visto che all’ospedale Necker ci passo molto del mio tempo e so di cosa si parla quando c’è di mezzo l’angoscia e la disperazione dei genitori di bambini gravemente malati. Strumentalizzare questa sofferenza a dei fini così meschinamente politici è abietto.

Questo comportamento indecente è tanto più scioccante se si conosce la situazione dell’ospedale pubblico oggi. I sig.ri Valls e Cazeneuve, “indignati” nel più profondo del loro cuore da cinque vetri rotti, lo sono altrettanto per le condizioni di lavoro sconcertanti del personale ospedaliero? Quando un genetista deve lavorare settanta ore la settimana visto che la direzione non ha i mezzi per assumere un nuovo medico, e nemmeno una segretaria, quali sono le conseguenze su tutti questi cari bambini malati al cui capezzale accorrono da ieri i nostri ministri? Quando le inservienti e le infermiere sono esaurite, la schiena spezzata dalla fatica e pagate al minimo sindacale, che ne è della qualità delle cure e dell’attenzione necessaria per chi passa mesi, a volte anni, nei corridoi degli ospedali?

Quando mettono sullo stesso piano “emotivo” dei pannelli di vetro rotti e la sofferenza di centinaia di migliaia di famiglie, i sig.ri Valls e Cazeneuve, non si vergognano? E tutti quei giornalisti che hanno titolato su questo orribile assalto contro l’ospedale dei “bambini malati”, misurano il senso delle loro parole?

La palma dell’infamia spetta al ministro degli interni Cazeneuve che è riuscito ad aggiungere all’equazione anche il figlio dei due poliziotti uccisi l’altro ieri.

Centinaia di migliaia di persone sfidano il governo scendendo in piazza: una o due rompono i doppi vetri di un ospedale. Una canaglia uccide due poliziotti a coltellate: il loro bambino di tre anni è ricoverato proprio in quell’ospedale. Il sig. Cazeneuve stabilisce un rapporto emotivo, affettivo e psichico tra queste due serie di fatti: la lotta contro la Loi Travail e il suo governo, lo choc prodotto dalla brutalità di questo doppio assassinio e la situazione drammatica di questo bambino. Se i giovani in rivolta che hanno rotto i vetri dell’ospedale sono stati degli idioti, i sig.ri Valls e Cazeneuve, sono osceni. Piuttosto che passare da un set televisivo all’altro per dire simili stupidaggini, ritirate la Loi Travail, finanziate correttamente gli ospedali e risparmiate ai bambini e ai loro genitori le vostre ignobili strumentalizzazioni. Grazie tante.

Il genitore di un bambino molto malato dell’ospedale Necker di Parigi.

traduzione di Eugenia Foddai

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