mercoledì 23 maggio 2018

L’amico potente del Pd vuole asfaltare l’Abruzzo

L’amico potente del Pd vuole asfaltare l’Abruzzo

Il gruppo imprenditoriale Toto, vicinissimo al governatore Pd, punta all’acquisto del maggior quotidiano e alla realizzazione di una devastante variante dell’autostrada 

da Chieti, Alessio Di Florio

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L’attuale governatore abruzzese D’Alfonso è da anni considerato vicinissimo al gruppo industriale Toto. Durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni regionali, nel 2014, sui social network girava un primissimo piano di D’Alfonso con lo slogan “D’Alfonso è amico di Toto e io non lo voto”. Una contestazione che è tornata ad animare il dibattito politico abruzzese dopo le due recenti notizie sul gruppo Toto: il possibile acquisto del principale quotidiano abruzzese, Il Centro, e soprattutto il progetto di variante delle autostrade A24 e A25.

Maurizio Acerbo della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista ha commentato la notizia del possibile acquisto de Il Centro scrivendo di possibile “emergenza democratica” e descrivendo il gruppo Toto come “il più forte gruppo che opera nel settore dei lavori pubblici, dell’edilizia, dei trasporti e che gestisce in concessione l’autostrada che collega l’Abruzzo a Roma già può contare sull’amicizia di un Presidente della Regione che nelle vicende giudiziarie che lo hanno riguardato si è autodefinito damo di compagnia della famiglia Toto”. “Se un gruppo che ha legami così forti con le scelte della pubblica amministrazione – ha aggiunto l’ex deputato ed ex consigliere regionale – e delle istituzioni a livello locale e regionale acquisisse il controllo del quotidiano Il Centro si configurerebbe un panorama informativo da terzo mondo”.

L’altra notizia che sta scatenando una fortissima mobilitazione è, come già accennato, quello delle varianti autostradali, che prevede anche 40 km di gallerie e un taglio dell’attuale tracciato di A24 e A25 (da Bussi a Celano il tratto verrà ridotto di 17,6 chilometri) per 10 anni di lavori con un investimento di oltre 6 miliardi. Il gruppo ha dichiarato che il progetto bilancerebbe le esigenze di sicurezza (tra cui pendenze ritenute testualmente “inaccettabili” e metterebbe in sicurezza le autostrade, per esempio, dai rischi di terremoti) e di tutela dell’ambiente. Alcuni sindaci delle aree interne si stanno dichiarando favorevoli all’opera (oltre ad esponenti del Partito Democratico finora solo il segretario regionale dell’Italia dei Valori si è detto favorevole), puntando soprattutto sulle possibilità di collegamenti più rapidi che la variante potrebbe portare, diversi altri si stanno aggiungendo alle tantissime voci contrarie che si stanno organizzando in un vero e proprio fronte comune. Un fronte di contrari all’opera ampissimo, dal Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica alle associazioni ambientaliste (Wwf, Legambiente, Fai, Italia Nostra, Lipu e altre), ai Cobas, al Movimento 5Stelle, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Sel/SI e altre associazioni.

Secondo Maurizio Acerbo il gruppo “non avrebbe mai dovuto presentare” il progetto, e il governatore non l’avrebbe “mai dovuto sponsorizzare” per il “palese legame” con l’azienda stessa. Il progettista ha dichiarato che, tra i motivi per la sua realizzazione, c’è il rischio per la sicurezza dei camion che potrebbero “andare a fuoco”. Ma, dichiara Acerbo, “non ci risulta che sia venuta dagli autotrasportatori la richiesta dell’opera anzi che importanti associazioni di categoria si siano dichiarate apertamente contrarie”. Altri punti contestati sono i numeri dei lavoratori che verranno impiegati (20.000 secondo l’azienda, un numero spropositato secondo Acerbo), la dichiarazione che i 6 miliardi saranno di capitali privati. Ma, contesta Maurizio Acerbo, “Ramadori (il progettista dell’opera) dimentica di dire che i soldi li metteranno i cittadini con i pedaggi”. In un’intervista Ramadori ha comunicato che “il progetto sarebbe cambiato di nuovo”, secondo l’esponente nazionale del partito guidato da Paolo Ferrero “un tentativo di depotenziare la protesta che monta” e “un segno della mancanza di trasparenza di un’operazione sgangherata che è potuta andare avanti solo perché i Toto attraverso D’Alfonso hanno conquistato il governo regionale”.

Le associazioni ambientaliste sono allarmate per l’area “delle sorgenti del Pescara, là dove nel sottosuolo c’è il bacino imbrifero più grande d’Italia e forse d’Europa, che fornisce acqua potabile a oltre metà degli abruzzesi”. Mentre la CGIL ha criticato il progetto affermando che si può investire “sulla manutenzione programmata del territorio, sulla messa a norma in sicurezza del territorio, sulla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, sulle politiche industriali che in definitiva sposano la sostenibilità ambientale”. Preoccupazioni simili sono state espresse da Sinistra Ecologia Libertà, partito che partecipa alla maggioranza che sostiene D’Alfonso e rappresentato nella Giunta Regionale dal sottosegretario alla Presidenza Mazzocca ma che si è esposta contro un progetto che definisce “insostenibile sotto il profilo ambientale: tornare a bucare le montagne abruzzesi per ulteriori 3 milioni di metri cubi determinerebbe un impatto incalcolabile ed irreversibile sull’ambiente naturale, in particolar modo sulle riserve idriche delle nostre montagne da cui la nostra Regione dipende; un impatto letale sull’assetto del sottosuolo, sulla componente paesistica e sulla qualità della vita”. Secondo Sel il progetto sarebbe insostenibile anche sul “piano sociale” perché “la sua realizzazione impatterebbe drasticamente con il tessuto sociale delle comunità locali, anche per gli elevati costi che non potranno non gravare prevalentemente sulla comunità locale-utente” e “convince ancor meno è la sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento; non ci convince, ad esempio, il rapporto costi/benefici soprattutto in ordine alla proporzione fra l’elevata consistenza dell’investimento e la consequenziale giustificazione tecnico-economica a supporto”. In risposta ai favorevoli all’opera per la diminuzione dei tempi di percorrenza il segretario regionale Febo e il sottosegretario Mazzocca ritengono “strategico ottimizzare e qualificare il collegamento tra l’Abruzzo e la Capitale” ma che questo vada realizzato con “una serrata discussione sulla esigenza di implementare e potenziare la linea ferroviaria, da tempo immemore necessitante di un reale e congruo intervento strutturale”. I due esponenti del partito di maggioranza in Abruzzo pongono poi l’attenzione sulla situazione sismica, affermando che dalla “relazione del Gruppo di lavoro interdipartimentale istituito dalla Giunta Regionale con DGR 325 del 5/5/2015, al punto 3. Ambito sismico” appare emergere un “interessamento maggiore di zone ad alto rischio sismico rispetto all’attuale tracciato”.

Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica, che ha reso noto il progetto pubblicandone anche gli elaborati, attacca D’Alfonso accusandolo di temere il confronto e di mancata trasparenza. “Un incubo sociale ed ambientale da fermare” definisce il progetto con “5 trafori del Gran Sasso nelle montagne piene d’acqua” e “Parco d’Abruzzo, Parco del Sirente, Simbruini, Gole del Sagittario e Gole di San Venanzio traforati per decine di km. Ferita la Val Vomano” che comporterebbero “impatti irreversibili su acquiferi, paesaggio, suolo, qualità della vita”.

Centinaia di persone hanno partecipato all’assemblea fondativa del Coordinamento “No Toto – Salviamo l’Abruzzo” mentre la pagina facebook “No Toto – Salviamo l’Abruzzo” registra un costante e consistente aumento delle adesioni.

 

 

 

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