mercoledì 19 dicembre 2018

Corbyn ce l’ha fatta. La base batte l’altezza

Corbyn ce l’ha fatta. La base batte l’altezza

Meglio di un anno fa: 61,8% dei voti delle primarie. Corbyn è ancora il leader del più grande partito europeo per numero di iscritti

di Giulio AF Buratti

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La base batte l’altezza alle primarie: col 61,8% Corbyn è il leader del Labour sulle ceneri del blairismo, l’interiorizzazione del pensiero thatcheriano da parte del principale partito britannico di sinistra. Corbyn, che aveva invertito i rapporti di forza tra destra e la sinistra interna l’anno scorso, viene confermato dal voto degli iscritti e dei simpatizzanti dopo essere stato oggetto di una fronda da parte del gruppo parlamentare che lo aveva sfiduciato. L’irritazione di chi ha sostenuto il blairismo nelle varie versioni è palese nella reazione alla notizia. Ad esempio, l’house organ italiano di quello che fu l'”Ulivo mondiale”, chiede a un ideologo di Blair per commentare la rielezione di Corbyn, «Oggi il Labour somiglia a una setta, a un movimento, più che a un partito aspirante a governare», e «la rielezione di Jeremy Corbyn rischia di farlo scomparire», ha detto il sociologo Anthony Giddens, teorico della Terza Via, in un’intervista a Repubblica sul futuro della sinistra. Un po’ come chiedere ai due marò un intervento a favore dei pescatori poveri del Kerala. Quale è il limite dei movimenti di protesta? «Definirsi solo come forza d’opposizione. Una volta al governo bisogna essere pragmatici, accettare compromessi, assumere responsabilità, ed è maledettamente più complicato» e – aggiunge – «in Italia il Movimento 5 Stelle sta sperimentando, a Roma, la differenza tra essere un movimento d’opposizione e governare». La sinistra occidentale, osserva, ha «un grande lavoro da fare per riconquistare le posizioni di vent’anni fa, quando i progressisti erano la forza maggioritaria in Europa». Si dice convinto che Hillary Clinton potrebbe «avviere un programma transnazionale coinvolgendo leader come Trudeau e Renzi. Il premier italiano può fare molto per rilanciare l’idea progressista».

Ma Corbyn, così come Sanders, è la fuga dal blairismo e dall’idea di progressismo come mera globalizzazione liberista. «Riportare il partito insieme», dopo mesi di divisioni e polemiche accese: è questo l’impegno annunciato da Jeremy Corbyn nel discorso tenuto a Liverpool alla proclamazione della sua vittoria sullo sfidante Owen Smith e della sonante riconferma alla guida del Labour britannico. L’obiettivo, ha aggiunto resta quello di dare al paese «un vero cambiamento» e «un’alternativa autentica» al governo conservatore di Theresa May: che «non è un nuovo governo, ma il vecchio governo di David Cameron con un’aggiunta di estrema destra spacciata per giustizia sociale». Un’alternativa che deve partire dal tema dell’istruzione (uno di quelli su cui il Labour si è mostrato più unito di recente), ha proseguito Corbyn, annunciando il via a una «campagna nazionale per un’educazione inclusiva» e contro i piani della May di riportare in auge il modello selettivo della vecchia Grammar School: definito dal segretario laburista un modello «di segregazione». Il leader ha poi rivendicato di essere stato eletto «per la seconda volta in un anno» alla guida del «partito più grande dell’intera Europa occidentale» per numero d’iscritti, sull’onda delle nuove adesioni di questi mesi. E quanto alle divisioni interne, ha sottolineato che il Labour «non ha paura di discutere» e talora di «non essere d’accordo», ma ha aggiunto: «abbiamo in comune molto di più di quanto non ci divida». Non è mancato un omaggio allo sfidante Owen Smith, accanto a un grazie ai militanti e ai volontari che «sono la vita delle democrazia». Condanna infine senz’appello agli «abusi online» e alle «intimidazioni» nel partito, imputate negli ultimi tempi dai suoi oppositori anche ad alcune frange di attivisti corbyniani: «Non è il mio stile e non deve essere quello del Labour», ha promesso il ‘compagno Jeremy’.

Owen Smith, lo sconfitto, non ha chiarito quale sarà il suo ruolo in futuro nel Labour. «Avevo deciso di candidarmi – ha dichiarato – perché pensavo che Jeremy non rappresentasse la leadership di cui abbiamo bisogno e perché pensavo si dovesse rinnovare il nostro partito per riconquistare il rispetto e la fiducia degli elettori. Tuttavia accetto e rispetto pienamente il risultato. Rifletterò attentamente su questo e su quale ruolo potrei ricoprire in futuro per aiutare il Partito laburista». Smith ha ringraziato i 193mila militanti che l’hanno votato e si è complimentato con Corbyn. «Non c’è dubbio che il Partito laburista sia cambiato sotto la sua guida – ha detto a proposito del rieletto segretario – Ha mobilitato un ampio numero di persone negli ultimi 12 mesi, molte delle quali presenti a Liverpool alla Conferenza. Ha avuto questo merito, e di aver vinto la corsa così nettamente». Corbyn ha ottenuto il 61,8% dei voti, meglio d’un anno fa. Alla consultazione erano ammesse oltre 650.000 persone. Il candidato sconfitto ha poi fatto appello ai membri del partito «delusi dal risultato e tentati di guardare altrove a rimanere nel Labour e ad impegnarsi: dobbiamo lavorare insieme per rinnovare questo movimento e per contrastare i Tory».

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