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Processata per direttissima Nicoletta Dosio

Processo per direttissima e domiciliari confermati per Nicoletta Dosio, No Tav perseguitata dalla Procura di Torino. Stasera alla Credenza di Bussoleno la presentazione del libro di Wu Ming 1 su 25 anni di lotte No Tav

di Ercole Olmi

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Questa mattina Nicoletta Dosio è stata prelevata dalla Digos per assistere al processo per direttissima in merito alla sua stessa evasione dai domiciliari. «In tribunale – si legge su NoTavInfo – si è svolto un teatrino che verrà ricordato come un segno inequivocabile di stanchezza, non da parte di Nicoletta e di chi sta al suo fianco, ma da parte della procura che davanti agli avvocato difensori riesce solo a proporre di spostare i domiciliari al luogo della sua evasione: l’Osteria La Credenza di Bussoleno. Il giudice dopo parecchi minuti di imbarazzo ha potuto soltanto invece ribadire la musura precedente, quindi gli arresti domiciliari in casa sua in attesa del processo fissato per il 23 novembre. Un bel nulla di fatto e una udienza ridicola, per un tentativo di agevolare una situazione, quella dell’evasione, portandola a una dimensione meno impegnativa per la questura che arranca dietro a una ribellione di una forza dirompente. Nel frattempo a Bussoleno continua ad accorrere la gente in attesa del suo imminente ricollocamento coatto. Questa sera ci si troverá in Credenza per le ore 20, a seguire la presentazione del nuovo libro dei Wu Ming “Un viaggio che non promettiamo breve, 25 anni di lotta No Tav”. Una serata che si prevede molto affollata, partecipiamo numerosi. Avanti No Tav!».

Il nuovo libro di Wu Ming 1 si occupa un bel po’ di Nicoletta e delle sue “evasioni”:

Nel gennaio 2016 avevo intervistato Nicoletta Dosio nel suo principato egualitario, il suo libero ÅscovoÅt, gioioso epicentro dei suoi terremoti: la Credenza di Bussoleno. Un luogo stupefacente, dove si parlava di delibere del Cipe pulendo ceste di funghi e si cenava in un vespaio di conversazioni No Tav, a ogni tavolo una riunione informale, con vino e tagliolini, brindisi e risate, mentre in un angolo un semicerchio di militanti commentava la schermata di un computer e, al bancone, Nicoletta e il suo compagno Silvano garantivano la geometria della scena, come personaggi al centro di un quadro di VelaÅLzquez. Alla Credenza avevo cenato col collettivo Alpinismo Molotov la sera prima di salire in vetta al Rocciamelone (e infortunarmi al ginocchio durante la discesa); avevo visto gli occhi di Beppe Joannas inumidirsi mentre parlava della triste fine del Museo archeologico di Chiomonte; avevo chiesto a Francesco Richetto quali fattori avessero garantito la tenuta del movimento negli anni e lui mi aveva dato una lunga risposta, aperta dal nitido preambolo:

– A volte ci vuole anche un po’ di culo.

Settantenne, occhiali e una chioma vermiglia che la faceva riconoscere a cento metri di distanza, cadenza piemontese gradevolmente cantilenata, Nicoletta era un’insegnante di liceo in pensione, già colonna portante del circolo Meyer-Vighetti di Rifondazione comunista, veterana delle lotte contro l’A32 e l’elettrodotto Grand’Ile-Moncenisio-Piossasco, co-fondatrice del Comitato di lotta popolare di Bussoleno…

Imperdibile.

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