giovedì 24 Ottobre 2019

Pisa, sotto sgombero la Limonaia Zona Rosa

Pisa, sotto sgombero la Limonaia Zona Rosa
La limonaia zona rosa di Pisa sotto sgombero, esperienza femminista attraversata anche da associazioni storiche delle donne e da collettivi giovanili e studenteschi 
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Sono trascorsi 10 giorni da quando alcune decine di giovani hanno occupato uno spazio nel centro storico di Pisa.
Nasce cosi’ Limonaia-Zona Rosa  una esperienza femminista attraversata anche da associazioni storiche delle donne e da collettivi giovanili e studenteschi coalizzatisi lungo il percorso dell8 Marzo che a Pisa ha visto 5000 persone attraversare per ore i quartieri della città  con un  lungo corteo  al termine della quale è stato occupato un altro immobile sfitto, l’ex centro di accoglienza  migranti di Via Garibaldi .
 
La limonaia è un magnifico giardino  con annesso uno spazio ricavato da una parte di quello che un tempo era parte della proprietà della famiglia Ruschi, un giardino di cui abbiamo traccia già nel settecento. La famiglia Ruschi ha dato il proprio nome anche alla via  su cui si affaccia la Limonaia che venne recuperata quasi 30 anni fa come ristorante per poi diventare il centro scientifico di una multinazionale Usa informatica (la HP) per essere, infine, acquistata dalla Provincia  come luogo di diffusione della cultura scientifica, destinato a mostre e convegni ma , come tanti immobili pubblici, è da tempo chiuso e inutilizzato.
 
All’indomani della occupazione, alcuni funzionari della Provincia hanno affisso cartelli che mettono in guardia gli occupanti e chiunque frequenti il posto da possibili crolli del tetto. Ma  di questa perizia, che dimostrerebbe la pericolosità del posto, non c’è traccia alcuna e l’immobile è in ottime condizioni e non pericolante come si vorrebbe far credere.
 
La Limonaia è sotto sfratto perché l’amministrazione provinciale ha provveduto a chiedere immediatamente lo sgombero al Giudice.
In questi giorni è stato lanciato un appello a difesa della Limonaia e della sua esperienza che facciamo riassumere direttamente dagli occupanti
 A partire dall’esigenza di rendere concreto uno spazio in cui i desideri e i sogni di tutt* si facciano comunità, dove nessun* si senta più sol*, hanno infatti già preso forma vari percorsi.
Il progetto “Obiezione Respinta”, che si occupa di segnalare i luoghi in cui viene esercitata l’obiezione di coscienza, diventerà anche uno sportello informativo e di consulenza legale.
A seguito della due giorni “Ripartire da sè”, è nata una consultoria autogestita che comprende uno sportello sul diritto alla salute in collaborazione con L’AIED di Pisa, di cui si parlerà durante l’incontro del 21 aprile “Il diritto alla salute è di tutt*,ripartiamo dai desideri”. Da qui cominceranno a formarsi, inoltre, dei gruppi di autocoscienza e autoinchiesta su vari temi come il corpo, la sessualità, le relazioni affettive etc
Sabato 22 ospiteremo anche l’incontro “Partire da sé. Ritratti migranti”, organizzato da rifugiati e richiedenti asilo di Pisa e dintorni.
L’amministrazione provinciale, proprietaria dello stabile, ha risposto con un totale silenzio. In silenzio, infatti, e senza tentare qualsiasi interlocuzione con chi vive la Limonaia, ne ha ordinato il sequestro e di conseguenza lo sgombero.
Emerge così la contrapposizione tra l’attuale gestione aperta, condivisa e pubblica della Zona Rosa e quella privatistica, chiusa, e speculativa portata avanti dall’Amministrazione.
Un intero quartiere si è risvegliato il 7 Aprile, dimostrando massima solidarietà ed entusiasmo per il ritorno di uno dei pochi spazi vivi della zona, per il resto consegnata alla solitudine.
È a tutte e tutti quelli che in questa settimana hanno attraversato questo spazio, a tutte e tutti quelli che in questa settimana si sono sentiti meno soli grazie a questa Zona Rosa, alle famiglie che hanno trovato uno spazio aperto la domenica, a tutte le donne che in questo luogo hanno trovato uno spazio d’ascolto, d’incontro, di condivisione e di mutualismo, è a tutt* loro che la Provincia deve rispondere.
Crediamo, infatti, che sul futuro di questo spazio debba decidere la città. Chiediamo quindi che l’amministrazione si esprima pubblicamente riguardo al sequestro dell’immobile, che equivarrebbe ad uno sgombero delle donne che l’hanno occupato e riaperto : un movimento femminista è rinato in questa città e nel mondo.
MIgliaia di persone hanno attraversato le strade di Pisa l’8 marzo, e la potenza di questo movimento ha trovato espressione e vita in diversi luoghi prima abbandonati della città. Se qualcuno vuole assumersi la responsabilità di usare la forza pubblica contro questo movimento, si assuma anche la responsabilità politica di dichiararlo pubblicamente, rinunciando ad accordi privati stipulati dietro porte chiuse .

 

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