Oxfam: mondo disuguale, Italia iniqua. E le donne le più sfruttate

Oxfam: mondo disuguale, Italia iniqua. E le donne le più sfruttate

Oxfam, nuovo rapporto choc alla vigilia del forum di Davos: le lavoratrici le più misere. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

di Checchino Antonini

Sono le lavoratrici le più misere e maggiormente schiacciate dalla disuguaglianza sociale e economica. A rilevarlo è il nuovo rapporto choc di Oxfam «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», diffuso oggi alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos.

«Negli ultimi gradini della piramide sociale troviamo spesso le lavoratrici: in tutto il mondo guadagnano meno degli uomini», rileva il dossier. Le lavoratrici, riferisce il Rapporto di Oxfam, «operano frequentemente in ambiti sottopagati e privi di sicurezza per chi lavora». Anche in questo settore, la disparità tra top manager e lavoratori ha raggiunto livelli estremi: in 4 giorni, l’Amministratore delegato di uno dei 5 più grandi marchi della moda può guadagnare quello che una lavoratrice della filiera dell’abbigliamento in Bangladesh guadagna in un’intera vita. «In ogni parte del mondo – segnala Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia – abbiamo raccolto testimonianze di donne schiacciate dall’ingiustizia della disuguaglianza. In Vietnam le lavoratrici del settore dell’abbigliamento non vedono i loro figli per mesi, perché non possono tornare a casa per colpa delle lunghissime giornate lavorative e delle paghe da fame che percepiscono». Iachino riferisce ancora che «negli Stati Uniti abbiamo scoperto che alle lavoratrici dell’industria del pollame non era consentito di andare in bagno ed era imposto di indossare i pannolini. Sia in Canada sia in Repubblica Dominicana, molte donne di servizio nel settore alberghiero di lusso ci hanno raccontato di aver deciso di non denunciare le molestie sessuali di cui sono vittime per paura di perdere il lavoro».

Nel mondo un nuovo miliardario ogni due giorni

E il rapporto conferma il dato della dilatazione della forbice tra i più ricchi e i poveri del mondo. L’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato all’1% più ricco della popolazione globale, mentre a 3,7 miliardi di persone che costituiscono la metà più povera del mondo non è arrivato un solo centesimo. Il dossier rivela come «il sistema economico attuale consenta solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame». Da marzo 2016 a marzo 2017, segnala il dossier, il numero di miliardari è aumentato al ritmo impressionante di 1 ogni 2 giorni. Su scala globale, tra il 2006 e il 2015 la ricchezza a nove zeri è cresciuta del 13% all’anno, 6 volte più velocemente dell’incremento annuo salariale, di appena il 2%, che ha riguardato i comuni lavoratori. Il Rapporto segnala che i due terzi della ricchezza dei ‘paperoni’ di tutto il mondo non deriva dal loro lavoro ma è ereditato o arriva da rendite monopolistiche, cioè sono il risultato di rapporti clientelari.

Il dato italiano: il 20% più ricco detiene il 66% della ricchezza

E la disuguaglianza desta seria preoccupazione anche in Italia. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. La quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani superava di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione. Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%, mentre oltre il 40% dell’incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è fluito verso il 20% dei percettori di reddito più elevato. Nel 2016 l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

«L’attuale sistema economico -osserva Iachino- crea miseri e disuguali, offrendo lavori rischiosi, sotto-retribuiti e precari e abusando sistematicamente dei diritti di chi lavora. Basti pensare che oggi il 94% degli occupati nei processi produttivi delle maggiori 50 compagnie del mondo è costituito da persone ‘invisibilì impiegate in lavori ad alta vulnerabilità senza adeguata protezione». «Le persone che confezionano i nostri abiti, assemblano i nostri cellulari, coltivano il cibo che mangiamo vengono sfruttate per assicurare la produzione costante di un gran volume di merci a poco prezzo e aumentare i profitti delle corporation e degli investitori», avverte il presidente di Oxfam Italia. «Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza» è il j’accuse di Iachino.

Come ridurre la disuguaglianza?

In tutto il mondo, la stragrande maggioranza delle persone è a favore di un’azione immediata per contrastare la disuguaglianza tra i più ricchi del mondo e i più poveri. Intervistando 70.000 persone in 10 paesi, nel suo Rapporto «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», Oxfam ha rilevato che circa 2/3 degli interpellati ritengono che il divario tra ricchi e poveri debba essere affrontato con urgenza. Per questo Oxfam chiede ai governi di «adottare una serie di misure atte a contrastare l’estrema disuguaglianza e costruire opportunità di lavoro ben retribuito e tutelato». La confederazione internazionale di organizzazioni non profit propone quindi di «incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi; introdurre un tetto agli stipendi dei top-manager, così che il divario retributivo non superi il rapporto 20:1 (Rifondazione una ventina di anni fa aveva provato a promuovere in Italia un’azione simile con un rapporto di 10 a 1) ed eliminare il gap di genere; proteggere i diritti dei lavoratori, specialmente delle categorie più vulnerabili: lavoratori domestici, migranti e del settore informale, in particolare garantendo loro il diritto di associazione sindacale. Tra le proposte avanzate da Oxfam anche «assicurare che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse, attraverso una maggiore progressività fiscale e misure solide di contrasto all’evasione ed elusione fiscale; aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione. Anche le imprese potrebbero già mettere in campo autonomamente azioni per promuovere un’economia dal volto più umano: una tra tutte l’assicurare un salario dignitoso a tutti i lavoratori, come azione prioritaria rispetto alla distribuzione dei dividendi agli azionisti o al pagamento di mega bonus ai top manager».

«Difficile trovare oggi un esponente del mondo politico o economico che non sia preoccupato per la disuguaglianza, ma ancora più difficile è trovarne uno che stia agendo concretamente per porvi rimedio», commenta Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia. «Al contrario, osserviamo l’adozione di provvedimenti irresponsabili, come il taglio delle tasse ai più facoltosi o la rottamazione dei diritti in materia di lavoro». Misure che, chiarisce Barbieri, «esasperano i livelli di disuguaglianza, proprio mentre, in tutto il mondo, i cittadini reclamano un salario dignitoso e pari diritti per lavoratori e lavoratrici, chiedendo che multinazionali e ricchi individui paghino la loro giusta quota di imposte e che venga posto un limite alla concentrazione di potere e ricchezza in così poche mani».

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