Privatizzare farmacie? Fatto. Il pacco di Raggi ai romani

Privatizzare farmacie? Fatto. Il pacco di Raggi ai romani

Roma, non era nel programma elettorale ma Raggi punta a privatizzare le partecipate. Ennesimo voltafaccia a cinquestelle

di Frannie Carola Zarca

Privatizzare Farmacap e Metro C? Fatto! Quasi, almeno. Peccato che la privatizzazione della municipalizzata che gestisce le 45 farmacie comunali di Roma non figurasse nel programma elettorale dei cinquestelle romani, votati da molti elettori di sinistra in libera uscita convinti che il partito proprietario di Casaleggio e Grillo fosse un argine alla privatizzazione e al consumo di suolo. La clamorosa novità sulle partecipate, mentre la città è costellata di cumuli di rifiuti, è arrivata dall’Assemblea Capitolina con un blitz da vecchia politica. La casta non ha nulla da insegnare alla “nuova” classe dirigente del Campidoglio che, con un inversione dell’ordine dei lavori votato dalla maggioranza assoluta del M5s, ha fatto discutere e approvare all’Aula Giulio Cesare (con 25 voti favorevoli e uno contrario) la proposta di delibera 181 del 2018 (“La razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche di Roma Capitale di primo e secondo livello) che modifica la delibera Colomban, la n. 53 del 2017, che contiene il piano di riorganizzazione delle aziende partecipate da Roma Capitale. A illustrare in Aula la delibera è stato l’assessore al Bilancio e alle Partecipate Gianni Lemmetti che ha spiegato le principali novità soprattutto per quello che riguarda Roma Metropolitane e FarmCap. «Nella delibera 53 – ha spiegato Lemmetti – per Roma Metropolitane si indicava maggio 2021 per la scissione del ramo di azienda nel maggio (la delibera Colomban prevedeva che alla partecipata rimanesse solo la progettazione della metro C, mentre tutte le restanti attività passerebbero a Roma Servizi per la Mobilità ndr), invece nella revisione che andiamo a proporre oggi viene indicato ottobre 2019 per tale cessione e per il processo di riassegnazione del continuo dei lavori della metro C». Lemmetti ha poi aggiunto che nella delibera la giunta prende atto che: «La dismissione definitiva di diverse società partecipate di secondo livello non è concluso e quindi siamo costretti a modificare le date entro le quali questo processo dovrà essere portato a termine». In particolare, ha detto l’assessore: «Per Aeroporti di Roma la cessione delle partecipazioni è già stata fatta, mentre per Centrale del Latte sono ancora in corso le trattative per la determinazione di un congruo valore di cessione». Su Farmacap Lemmetti ha spiegato l’intenzioni della Giunta: «Valutiamo la conversione della società in società benefit, che agisce secondo le regole del mercato, ma porta avanti uno scopo sociale e che ci consentirebbe il mantenimento della società nel gruppo Roma Capitale e la non applicazione della normativa sulle aziende speciali. La condizione necessaria è l’equilibrio di bilancio. Comunque non c’è alcuna ipotesi di cessione delle farmacie, ma è prevista questa conversione dell’azienda per portare avanti farmacie e assistenza sociale».

Per i lavoratori Farmacap è l’«amara sorpresa per Capodanno cucinata in soli 4 giorni, con le festività in mezzo, e senza nessun passaggio preliminare in Commissione, di fatto impedendo a consiglieri, cittadini e lavoratori, di leggere e poter intervenire per tempo, provando ad apportare correzioni. Un vero blitz istituzionale alla faccia della trasparenza e della coerenza». Infatti, l’ineffabile Raggi, quando c’era Marino (Pd) sullo scranno di sindaco, difese Farmacap come Azienda Speciale (Pubblica) e questo fu proprio uno dei punti della sua campagna elettorale. Mentre oggi la nuova delibera dice papale papale che il nuovo piano industriale conterrà la trasformazione societaria dell’Azienda. Una delle possibilità è la “società benefit”, «una nuova forma di privatizzazione di importazione statunitense», spiegano le Rsa di Cgil, Cisl, Uil e Usi. Di fatto la Giunta Capitolina e la maggioranza grillina del Consiglio Comunale si sono orientati per la privatizzazione. Il livornese assessore al Bilancio Lemmetti, secondo i sindacati, è «responsabile di una clamorosa omissione sulle reali intenzioni della Giunta, nell’incontro tenutosi ad ottobre con le organizzazioni sindacali di Farmacap, in Campidoglio».

Figura chiave di questa operazione è l’avvocato Stefanori, al quale è affidata la stesura del piano industriale (mai consegnato ai lavoratori che lo richiedono da tempo), che in questi ultimi mesi ha provato a rassicurare e dividere lavoratori e lavoratrici, negando l’esistenza di progetti di trasformazione societaria, e fantasticando di un futuro radioso per l’azienda. «Il gioco ora è scoperto», con la stessa disinvoltura con cui i loro ministri si sono rimangiati le promesse No Tap e No III valico, i grillini romani tradiscono il patto con gli elettori anche sul punto della lotta alle privatizzazioni (come dimostra anche la mancata ripubblicizzazione di Acea).

Il commissariamento dell’azienda serve a traghettare Farmacap verso la privatizzazione. Pertanto i sindacati proseguiranno la mobilitazione iniziata il 18 dicembre per la salvaguardia dei posti di lavoro e dei servizi erogati, per il ripristino dell’ordinarietà statutaria dell’azienda speciale con la fine del Commissariamento, del lungo stallo che sta gravando completamente sulle spalle di chi lavora, per un reale piano di sviluppo dell’azienda, finora assente. «E’ ora di mobilitarsi», ripetono le Rsa di Farmacap. Come non è avvenuto (non del tutto, almeno) in occasione dell’assalto di radicali e Pd al trasporto pubblico, un’alleanza di lavoratori e utenti, di sindacati e movimenti, potrebbe bloccare la giravolta di Raggi e innescare un’inversione di tendenza. Del tutto ipocrita la meraviglia esibita dal Pd in aula visto che sul piano delle privatizzazioni e della sottrazione di beni comuni e democrazia non ha eguali nella storia della Repubblica. Nessuno si stupisca dell’assenza di dichiarazioni di Fassina, unico esponente della sinistra in Campidoglio che, però, si ostina a occupare due poltrone. Infatti, proprio nelle ore in cui l’aula Giulio Cesare, con lo stesso stile esibito dal governo giallo-bruno in occasione della “discussione” sulla finanziaria, imponeva il brusco rilancio delle privatizzazioni, il “socialpatriottico” Fassina era a Montecitorio. Forse è arrivata l’ora di cedere il posto al primo dei non eletti per una presenza meno intermittente e per la costruzione della reale opposizione al liberismo autoritario a cinque stelle, o no?

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