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HomemondiBrexit, Corbyn apre all'idea di un secondo referendum

Brexit, Corbyn apre all’idea di un secondo referendum

Brexit: Jeremy Corbyn, propone vari scenari, compreso quello di un nuovo «voto pubblico» in grado di rimettere in discussione l’uscita dall’Ue

L’opposizione laburista britannica sfida Theresa May nella partita per un cosiddetto piano B sulla Brexit con una serie di emendamenti, presentati nelle ultime ore, che se approvati consentirebbero ai Comuni di votare – seppure in forma non vincolante – su varie opzioni alternative a quella che la premier Tory sta cercando di elaborare dopo la sonora bocciatura parlamentare della sua prima bozza di accordo: opzioni che includono quella d’un ipotetico secondo referendum. La mozione più significativa, presentata direttamente dal leader del Labour, Jeremy Corbyn, propone di verificare l’esistenza di una maggioranza trasversale a Westminster su vari scenari: da quello sostenuto in prima battuta dallo stesso Corbyn di una Brexit più soft che lasci il Regno all’interno dell’unione doganale e con legami forti con il mercato unico; fino appunto a quella di un nuovo «voto pubblico» in grado in teoria di rimettere in discussione l’uscita dall’Ue.

Se ammessi, gli emendamenti verranno sottoposti all’aula – con il possibile sostegno di una parte dei ribelli Tory pro-Remain, oltre che dei Laburisti e di altri gruppi d’opposizione entro il 29 gennaio. Vale a dire, entro il giorno già annunciato dall’esecutivo per il voto della Camera dei Comuni sulla bozza di piano B che la premier ha introdotto ieri a Westminster – senza smuoversi dalle vecchie linee rosse del suo piano A, secondo il giudizio unanimemente negativo delle opposizioni – destinata a essere poi rinegoziata con Bruxelles per evitare l’orizzonte di un divorzio no deal. Confermata, fra le mozioni, anche quella che mira peraltro a obbligare il governo a chiedere all’Ue un’estensione dell’articolo 50, e quindi un rinvio dell’uscita dall’Ue fissata per il 29 marzo prossimo, laddove Theresa May non fosse in grado di far passare in Parlamento un compromesso al massimo entro il 26 febbraio.

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