domenica 15 Dicembre 2019

Cucchi, il 21 udienza preliminare per i depistaggi

Cucchi, il 21 udienza preliminare per i depistaggi

Caso Cucchi, al processo per l’omicidio i primi testi della difesa. Casamassima sarà parte civile all’eventuale processo sui depistaggi

Una conversazione a quattrocchi tra il maresciallo Roberto Mandolini, imputato al processo Cucchi, e l’appuntato Riccardo Casamassima, teste chiave che ha contribuito a far riaprire il caso con le sue dichiarazioni sul pestaggio. Nel nuovo capitolo della vicenda giudiziaria sulla morte del geometra romano spunta un documento che stavolta sembra andare in favore di Mandolini, all’epoca dei fatti comandante della stazione Appia e accusato di calunnia e falso al processo. «Tu stai tranquillo, ne esci fuori. Lo so che non hai fatto nulla», avrebbe detto Casamassima al maresciallo. A riferire le parole di questa conversazione sarebbe stato lo stesso Mandolini in un’annotazione di servizio del 26 ottobre 2016, dove si riporterebbe il dialogo che si è svolto nei locali del comando dell’ottavo reggimento Lazio. Il documento fa ora parte del processo che vede cinque carabinieri imputati, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. «Tu stai tranquillo, ne esci fuori, la Procura sta avanti, non posso dirti di più. Io lo so che tu non hai fatto nulla, tu ne esci fuori, stai sereno, ti devi fidare di me!», avrebbe detto Casamassima a Mandolini, aggiungendo: «Più avanti capirai perché l’ho fatto! Adesso fidati di me e stai tranquillo». Parole arcane e senza riscontro in aula sulla circostanza è stato sentito l’appuntato Vincenzo Accinno, che quel giorno si trovava di passaggio nello stesso reparto dove si sarebbe svolta la conversazione. «Li vidi ma è stato per una frazione di secondo», ha detto. Il documento è emerso a pochi giorni dalla notizia della richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Roma per Riccardo Casamassima, accusato di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nell’ambito di un’inchiesta di tutt’altro tipo e partita nel 2014. Un provvedimento che – secondo il legale dell’appuntato – «è un attacco strategico e un’intimidazione per screditare Casamassima, teste chiave al processo sulla vicenda di Stefano».  «Se ci sarà il processo lo affronteremo con serenità non è il primo per me. La settimana prossima ci saranno importanti aggiornamenti daremo a tutta l’opinione pubblica la possibilità di capire un bel po’ di passaggi», fa sapere Casamassima mentre Fabio Anselmo, avvocato dei Cucchi, non sembra temere ricadute da questa vicenda «dato che tra intercettazioni, testimonianze e confessioni e intercettazioni, questo è un processo blindato».

Nell’ultima udienza al processo sul caso Cucchi sono stati anche ascoltati alcuni testimoni della difesa, tutti militari del’Arma, i quali hanno spiegato che Mandolini e Raffaele D’Alessandro (uno dei tre accusati di omicidio preteritenzionale, ndr) «non hanno mai avuto comportamenti aggressivi sia sul lavoro, che nei confronti di persone arrestate». «Il mio rapporto con Mandolini era un rapporto normale, tra comandante e sottoposto – ha detto ad esempio il brigadiere Vincenzo Di Mattia – anche con i colleghi c’era un giusto distacco. Non ho mai avuto modo di parlare con lui del caso Cucchi». «Mandolini era il mio comandante. Che io ricordi era una persona disponibile sul lavoro, con me è stato un buon comandante e della vicenda Cucchi non ho mai sentito nulla in caserma», ha aggiunto l’appuntato Maria Rosa Valentino. Riguardo al comportamento di D’Alessandro (uno dei tre accusati di omicidio preteritenzionale, ndr), il maresciallo Giuseppe Menditto ha spiegato in aula: «Era una persona corretta, professionalmente molto preparata. In mia presenza non l’ho mai visto avere comportamenti aggressivi con arrestati e in genere». Circostanza, questa, confermata anche dall’appuntato Antonio D’Avanzo. Testimonianze che provano a correggere l’immagine di Mandolini traballante dopo le testimonianze delle scorse udienze quando il carabiniere Tedesco, vera pietra angolare di questa fase del processo per l’omicidio ha ricordato l’esortazione di Mandolini – «Devi seguire la linea dell’Arma se vuoi continuare a fare il carabiniere» – quando Tedesco aveva deciso di scrivere una relazione sulla notte del presunto pestaggio che separava le sue dalle responsabilità degli altri due colleghi. Mandolini era comandante interinale e Tedesco lo ha descritto come un personaggio che faceva pesare il grado, «aveva messo onorificenze ovunque, nell’ufficio» e voleva farsi notare ai piani alti per il numero di arresti, per questo spediva uomini in borghese.

In attesa degli esiti giudiziari sulla morte di Stefano, il prossimo 21 maggio si arriverà alla tappa fondamentale di un altro procedimento: l’udienza preliminare per otto militari dell’Arma, tra cui anche ufficiali, che avrebbero orchestrato il tentativo di insabbiamento della verità sulla morte di Stefano. Un processo in cui Casamassima si costituirà come parte civile. La sua legale, Serena Gasperini, spiega che «è insolito che le indagini in cui ora è indagato Casamassima siano state svolte da colleghi dell’Arma. Quando è indagato un carabiniere in genere interviene la polizia e viceversa, per garantire una sorta di distanza. Nel 2014, quando avvenne la perquisizione, si sapeva già che Casamassima avrebbe parlato». In realtà succede più spesso di quello che ritiene l’avvocata, sui quattro assassini di Federico Aldrovandi, ad esempio, indagarono i colleghi della questura e alcuni di loro sarebbero stati coinvolti nel processo bis, quello sui depistaggi. Tornando a Casamassima, è lo stesso carabiniere a ricordare che nulla è stato trovato nella casa sua e della compagna nella perquisizione domiciliare che avvenne cinque anni fa nel suo appartamento a Roma, nell’ambito di un’indagine partita da Viterbo. A far scattare quella perquisizione sarebbe stata un’intercettazione dalla quale sarebbe emersa l’ipotesi di detenzione di droga nell’abitazione di Casamassima e Rosati, la quale avrebbe precedentemente avuto contatti con l’altra donna indagata. Le indagini nell’ambito dell’inchiesta, poi passata a Roma, si sono chiuse nel maggio 2017. La notifica di fine indagini è giunta a Casamassima a novembre 2018. «La perquisizione ebbe esito negativo – sottolinea ancora Gasperini – questa richiesta di rinvio a giudizio è un attacco strategico e un’intimidazione per screditare Casamassima, teste chiave al processo Cucchi». E lo stesso militare aggiunge: «Siamo abbastanza tranquilli. Non è la prima volta che vengono fatti dei tentativi per delegittimarmi».

 

 

 

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