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Processo Cucchi, per il pm fu un pestaggio da teppisti. In divisa

Processo Cucchi, la requisitoria del pm Giovanni Musarò al processo contro i cinque carabinieri

«Questo sulla morte di Stefano Cucchi è stato un processo kafkiano. Perché c’è stato un depistaggio, in cui si è giocata tutta un’altra partita». Inizia verso le 10 del mattino nell’aula bunker di Rebibbia (e terminerà con le richieste di condanna il prossimo 3 ottobre) la requisitoria del pm Giovanni Musarò al processo per la morte di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre del 2009 per droga e deceduto dopo sei giorni di calvario all’ospedale Sandro Pertini di Roma. Sul banco degli imputati ci sono 5 carabinieri: Francesco Tedesco, il supertestimone che, a nove anni di distanza, ha rivelato che il geometra 31enne venne pestato da due suoi colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati come lui di omicidio preterintenzionale. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia insieme con il maresciallo Roberto Mandolini, mentre della sola calunnia (nei confronti di agenti della polizia penitenziaria) risponde il militare Vincenzo Nicolardi. All’udienza è presente il Procuratore facente funzioni di Roma Michele Prestipino.

«Stefano Cucchi non è caduto accidentalmente, è stato pestato», ha detto Musarò. «Non è semplice sintetizzare due anni di un processo così complicato, dopo la morte di Stefano Cucchi è iniziata una seconda storia, nel frattempo ci sono stati altri processi con imputati diversi, per il pestaggio furono accusati prima tre agenti della penitenziaria e poi i medici dell’ospedale Pertini».

Stefano Cucchi «stava proprio acciaccato de brutto, era gonfio come una zampogna sulla parte destra del volto», ricorda il pm adoperando le parole di uno dei testimoni chiave per la riapertura del caso, Luigi Lainà, un detenuto che incontrò Cucchi il giorno dopo il suo arresto. Il pm ha poi sottolineato che quando venne arrestato, Cucchi pesava 43 chili e quando morì ne pesava 37. «Questo notevole calo ponderale – è riconducibile al trauma dovuto al violento pestaggio, non certo a una caduta come si disse all’epoca. Cucchi perse 6 chili in 6 giorni. Non mangiava per il dolore, non riusciva neppure a parlare bene».

E Musarò ricorda anche le parole di Riccardo Casamassima: «Hanno massacrato di botte un arrestato, non sai in che condizioni lo hanno portato». Casamassima è il supertestimone del processo, decisivo per l’apertura di un’inchiesta bis. Casamassima riferì che il maresciallo Roberto Mandolini disse che «cercavano di scaricare la colpa su alcuni agenti della penitenziaria».

Durante la sua requisitoria Musarò ha ricordato le parole dette in aula da Francesco Tedesco, in Corte d’Assise lo scorso aprile: «Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Poi lo spinse e D’Alessandro diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Nel frattempo io mi ero alzato e avevo detto: «Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete». Ma Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino, poi sbattè anche la testa. Io sentii un rumore della testa che batteva. Quindi D’Alessandro gli diede un calcio in faccia. Per dieci anni si sono nascosti dietro le mie spalle» era sbottato in aula Tedesco riferendosi proprio a Di Bernardo e D’Alessandro. «A differenza mia, non hanno mai dovuto affrontare un pm. L’unico ad affrontare la situazione e ad avere delle conseguenze ero io» aveva aggiunto. «Quella caduta a terra è costata la vita a Stefano Cucchi», ha detto ancora Musarò. «Quello di Stefano Cucchi è stato un pestaggio degno di teppisti da stadio».  «E fu portato in carcere perché il maresciallo Mandolini scrisse nel verbale di arresto che era un senza fissa dimora ma lui in realtà era residente dai genitori, senza quella dicitura forse sarebbe finito ai domiciliari e oggi non saremmo qui in questo processo. Questo giochetto è costato la vita di Cucchi». Ancora: «Il verbale di arresto di Stefano Cucchi è il primo atto di depistaggio di questa vicenda perché i nomi di Tedesco, Di Bernardo e D’Alessandro non compaiono nel documento».

«Oggi comunque vada, mentre sto ascoltando il pm Musarò sto facendo pace con quest’aula. Sono commossa. Il mio pensiero va al Procuratore Pignatone. Lo Stato è con noi», scrive su Fb Ilaria Cucchi mentre è ancora in corso la requisitoria dell’accusa al processo bis sulla morte di suo fratello, nell’aula bunker di Rebibbia.

«In questo processo l’unico che ci ha messo la faccia è stato Francesco Tedesco. Nessuno si è presentato per rendere dichiarazioni spontanee», ha detto ancora il pm Giovanni Musarò. «La dichiarazione di Tedesco non è uno snodo fondamentale. E importante perché rappresenta la caduta del muro, ma le prove di quanto accaduto sono già tutte nel fascicolo». «Mi piacerebbe che Stefano potesse aver sentito oggi le parole del pm, penso che oggi sarebbe felice». Così Ilaria Cucchi al termine dell’udienza. «Oggi abbiamo fatto un grande passo avanti».

 

 

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