9.4 C
Rome
lunedì 30 Gennaio 2023
9.4 C
Rome
lunedì 30 Gennaio 2023
FILLEA CGIL: una storia lunga 136 anni, vai alla landing page
HomecultureLa polvere della nostra corsa ci nasconde il passato

La polvere della nostra corsa ci nasconde il passato

I costruttori di imperi. Lo Schmürz, testo di Boris Vian apre la nuova stagione dello storico teatro della Tosse di Genova

Quando devi scappare da casa tua nel cuore della notte, riuscendo a portare con te solo poche cose, per porre in salvo te stesso e tuoi familiari, incalzato da boati che sembrano rincorrerti.

Sembra il racconto di ciò che avviene a tanti civili in questi giorni di guerre poco lontani da noi. E invece è I costruttori di imperi. Lo Schmürz, testo di Boris Vian*  che, fino al 27 ottobre, apre la nuova stagione dello storico Teatro della Tosse di Genova. E lo fa con la storia in prima nazionale della fuga grottesca di una famiglia borghese – marito, moglie, una figlia adolescente saccente come Lisa Simpson e con le treccine come  Greta Thunberg e infine una governante logorroica e insolente – che scappa da qualcosa o qualcuno di cui si percepisce solo un rumore impossibile da decifrare.

I protagonisti continuano a spostarsi nello stesso edificio verso l’alto per allontanarsi da una minaccia invisibile che sembra perseguitarli. A ogni trasloco forzato la famiglia perde qualcosa, prima oggetti materiali e poi vicini di casa, poi ricordi, sentimenti, affetti. Infine gli stessi famigliari. Mano a mano che si sale di piano verso la soffitta, gli appartamenti sono sempre più piccoli e malridotti.  E solo la giovane figlia, l’unica a mantenere il ricordo di ciò che è stato in un curioso rovesciamento del deposito della memoria, sembra accorgersene. L’unica, anche, a non infierire crudelmente su un personaggio lacero e contuso,  che tutti colpiscono facendo tuttavia finta che non esista. Che subisce in silenzio ogni percossa, incarnando il capro espiatorio rimosso  sul quale si scarica tutto il Negativo di una vicenda che rimane incomprensibile. E nella quale è forse un errore, oppure no, leggere la metafora di qualcos’altro, dato che siamo in presenza di un classico del teatro dell’assurdo. Cui conferisce corpo una troupe di attori affiatati come Enrico Campanati, il capofamiglia motore di tutta l’azione scenica. Susanna Gozzetti che interpreta la madre, Graziano Sirressi nei panni della figlia Zenobia, Pietro Fabbri in quelli della serva Cruche, mentre Sarah Pesca è il vicino di casa della famiglia in fuga. Alessio Aronne, anche aiuto regista, presta infine il volto, l’unico a non essere celato da una maschera, alla figura dello Schmürz.

“Corriamo all’impazzata verso l’avvenire e andiamo così in fretta che il presente ci sfugge, mentre la polvere sollevata dalla nostra corsa ci nasconde il passato” Boris Vian

FILLEA CGIL: una storia lunga 136 anni, vai alla landing page

*Boris Vian (Ville d’Avray 1920 – Parigi 1959) fu ingegnere, poeta, trombettista jazz, traduttore, esperto di fantascienza, direttore artistico di case discografiche e mille cose ancora. Insieme a Raymond Queneau, Juliette Greco e Paul Eluard fu animatore della vita notturna parigina negli anni ’50. “I costruttori di imperi” viene definita dai critici la sua opera teatrale più matura.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Cancel culture: fascisti e polizia contro francobolli e giochi

Succede in Spagna per via di un francobollo sui cent'anni del Pce e in Francia contro un gioco "antifa"

Pescare nel deserto e raccontarlo a teatro

"Kakuma. Fishing in the desert", di Laura Sicignano, in prima nazionale a Genova

L’impossibile virata a sinistra del Pd

Il percorso lungo, travagliato - e truccato - del congresso del nuovo cosiddetto Pd Son finiti i tempi dei segretari a vita o a fine mand...

Trieste, Romano Held suona ancora

Shoah e Porrajmos. La storia del violinista Romano Held e il bisogno di una memoria a più voci

L’errore Nucleare, la mistificazione del Trattato

Nel primo anniversario della proibizione nucleare non c'è molto da festeggiare [Angelo Baracca]