E’ uno sporco lavoro e, per conto della Lega, lo fanno i fascisti

E’ uno sporco lavoro e, per conto della Lega, lo fanno i fascisti

L’impasto tra Lega e destra estrema in Nazitalia – Viaggio in un paese che si è riscoperto fascista, il libro di Paolo Berizzi

C’è chi fa il lavoro sporco e chi se ne avvantaggia. Se si ascolta il giornalista Paolo Berizzi in una delle presentazioni del libro che sta portando in giro per tutto il Paese, si matura questa convinzione: nell’estrema destra italiana funziona questa dinamica.

Il libro Nazitalia – Viaggio in un paese che si è riscoperto fascista (edito Baldini+Castoldi) lo spiega anche meglio. La Lega, il partito divenuto nazionale che ha abbandonato figuranti celti e riti dell’ampolla, preferendovi la sovraesposizione social del suo leader e una comunicazione densa di bacioni ed evocazioni al buonsenso, vive anche del lavoro sporco della destra neofascista. Lo spostamento dell’asse politico italiano a destra non è storia degli ultimi cinque anni, ma chi ne ha raccolto di più i benefici negli ultimi tempi è senz’altro la Lega. Un miracolo che non è figlio soltanto della strategia salviniana. C’è anche tanto altro. A partire dagli aiuti giunti da destra. E così, con garante Mario Borghezio – uno che strizza l’occhio agli skinhead e che esprime comprensione per il terrorista norvegese Breivik – Casa Pound offre il suo placet alla Lega salviniana, organizzandoci assieme manifestazioni e campagna elettorale per le Europee del 2014, quelle che in circoscrizione centro vedranno l’elezione proprio del leghista Borghezio.

Le convergenze elettorali per Strasburgo non sono un’eccezione. Basti guardare quanto successo in Lombardia, con l’organizzazione di estrema destra Lealtà Azione esultante per essere riuscita a far eleggere Max Bastoni in Consiglio Regionale e Igor Iezzi alla Camera, nelle liste della Lega. Non sono gli unici esempi. Anzi, in tempi non sospetti, l’ex leghista Tosi era riuscito – da sindaco di Verona – a mettere a capo dell’Istituto storico per la resistenza nientemeno che un esponente di spicco dei naziskin veneti, il camerata Miglioranzi. Oggi, se si può, a Verona va pure peggio.

Ma non solo di rapporti elettorali si tratta. La destra radicale si avvale delle collaborazioni istituzionali leghiste per sedi, spazi, agibilità politica. La Lega invece, messo in saccoccia l’aiuto a gettare i semi in territori in cui semplicemente non esisteva, ha usato i neofascisti per sfruttarne il sottofondo culturale da essi creato e coltivato non senza l’utilizzo di bufale, da quelle parti spacciate a cuor leggero, senza farsi troppi problemi. I neri aiutano nella semina, Salvini – lungi da sconfessarne idee e bravate – raccoglie. In curva fischiano il calciatore di colore che comprensibilmente si adira, nei social il leader in felpa contrappone il calciatore di colore ai lavoratori dell’Ilva, dicendo che lui preferisce questi ultimi. Con buona pace di Mario Balotelli. E lo schema si ripete in ogni cosa, anche nelle più gravi. Si veda alla voce Macerata, con Traini (altro frutto del legame fascio-leghista) che va in giro a sparare agli uomini di colore che gli capitano sotto tiro e ne ferisce sei, Forza Nuova che gli offre sostegno legale e Salvini che da la colpa all’”immigrazione incontrollata”.

Ma quello nel mondo dell’estrema destra, in un paese sempre più soggetto a violenze di stampo razzista, è una specie di itinerario di cui il libro di Paolo Berizzi è un truce diario di viaggio. Dalle evocazioni alle ruspe, ai censimenti dei rom, ai barconi e i porti chiusi, dal naziskin alla Leopolda all’interessante confessione del dirigente forzanovista pentito, dalla spiaggia in cui si inneggia al duce alla parata nera del 29 aprile al campo X del cimitero maggiore di Milano, dalla rete nazirock al mondo nero del social e del web. Quello per i capillari rivoli dell’estrema destra italiana è un lungo viaggio tra odio, violenza evocata ed esercitata. Qualche volta c’è scappato il morto, qualche volta non c’è stato solo per miracolo. Se il libro potesse essere aggiornato, quanto accaduto a Venezia la notte di Capodanno – l’aggressione fascista all’ex parlamentare Arturo Scotto – sarebbe una nuova puntata del viaggio di Berizzi nell’Italia che si è riscoperta fascista e con un elevato tasso di violenza.

A riprova il fatto che il giornalista è l’unico dei ventitré colleghi italiani posti sotto scorta a causa delle minacce ricevute da organizzazioni, singoli e gruppi neofascisti. Una sconfitta secondo Berizzi, «significa che lo Stato non si sente in condizione di rimuovere la minaccia, perciò sceglie di proteggere il minacciato». Eppure ci sarebbero la legge Mancino e la legge Scelba, come pure la XII disposizione transitoria della Costituzione. Quanto basterebbe per sradicare buona parte del problema, quantomeno quella che fa il lavoro sporco.

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