6.9 C
Rome
domenica 25 Febbraio 2024
6.9 C
Rome
domenica 25 Febbraio 2024
Homecronache socialiVita da "impaziente zero" nel focolaio di Codogno

Vita da “impaziente zero” nel focolaio di Codogno

Qua è “strana” non “drammatica”. I problemi veri sono quelli “laterali”. Una lettera e una vignetta da Codogno

da Codogno (Lodi), Francesco “Baro” Barilli. La vignetta è di Lele Corvi

Diario dalla zona rossa, giorno 8.

Guarda, ho visto di tutto. Libero che ora dice di abbassare i toni. Fontana che è poco più di un raffreddore, ma va in TV con la mascherina e si auto-confina. Di Battista che torna e, a questo punto, rende definitivamente inutile chiudere le frontiere. (Ah, poi chiudo: Burioni ha chiesto scusa!!! Non so a chi, perché, se avesse avuto davvero torto o ragione e non m’importa. Ma ha chiesto scusa, no, dico, capisci???? Poi dimmi che non è vero che l’Apocalisse è qui, ora…).

Nel marasma emerge persino qualche voce di buon senso. Un bell’articolo sul Corriere (“La matematica del virus”, di Paolo Giordano: cercalo, è utile); una voce pacata sembra spiegare cosa non ha funzionato all’ospedale di Codogno (cercalo, è utile e la fonte riferisce i problemi evitando polemiche); un’altra voce allude al fatto che il virus probabilmente se ne va a spasso per l’Italia già da prima del “paziente 1”, perlomeno qui nel lodigiano (cercalo, è utile: effettivamente ho sentito di polmoniti “stranamente frequenti” anche prima che la questione esplodesse venerdì scorso). Ah, lascia stare invece il pezzo sui codognesi che, fuuuurbi loro, sono riusciti a “fuggire” dai blocchi per fare la spesa a Piacenza. A me resta la curiosità di cosa dicano, questi, quando vedono arrivare poveracci sui barconi che fuggono da guerra e fame vere…

Ma tutto questo, lasciamelo dire, è voyeurismo dell’informazione. Teniamocene fuori. Magari tu vuoi sapere “come butta” sul serio, qui. Guarda, Conte almeno su questo aveva ragione: in confronto a questo, l’anno scorso è stato bellissimo!!! E poi abbiamo pure sconfitto la povertà, no? Insomma, quel che cerco di spiegarti è: qua è “strana” non “drammatica”. I problemi veri, per dirti, sono quelli “laterali”. Te lo spiego con un esempio: una persona che conosco è stata male (forse agitazione, forse casualità; non conta e – te lo dico subito – la faccenda è finita bene). Beh, il risultato: tre chiamate al 112 per avere un’ambulanza. Tempi: circa 14 ore.

E la mia non è polemica, sia chiaro: abbiamo due ospedali sigillati, tutto gravita su Lodi (forse anche Cremona e Piacenza, almeno credo). Ma ogni volta che un’ambulanza esce poi deve essere “sanificata”, figurati i tempi d’intervento… Il punto, intendo, è: al di là del virus, qui è meglio non storcersi una caviglia… Tutto questo tacendo d’altro…

Insomma, non aiuta che i politici (sì, proprio quelli che strillano contro le fake news) abbiano cavalcato e condannato il “procurato allarme”, abbiano spiegato che la mascherina va messa e non va messa, abbiano chiuso i bar all’ora dello spritz ma non a quella del cornetto, abbiano detto che non c’è nulla di cui preoccuparsi e poi il presidente lombardo si sia trasformato in un’involontaria fonte di meme e di trash.

Io? Dai, non male, grazie. Credo e temo che chi è anziano o in difficoltà per qualche motivo se la passi peggio. Vedi, uno immagina che la vita, in tempi “strani” (in guerra, per dire, o in isolamento come sta capitando ora qua, per altri motivi) sia allucinata e allucinante. Mica vero: quelli che non hanno conosciuto nessuna guerra immaginano la vita in quei frangenti come qualcosa di impossibile, irreale, drammaticamente diversa da ciò a cui siamo abituati. Invece non è così. In guerra si vive e si muore come gli altri giorni. Si va in campagna, se c’è il sole. Si litiga per niente. Si fa l’amore. A volte ci si dimentica della guerra stessa, fino a quando arriva qualcosa o qualcuno a ricordarcela.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Gli appalti sono una montagna di merda

Mentre continuano le ricerche della quinta vittima nel cantiere Esselunga, Dario Salvetti spiega a cosa servono gli appalti: «a disumanizzare, renderci irriconoscibili tra di noi»

Lo stradario coloniale: il passato imperiale che non passa

I nomi delle strade, immutati dall'epoca, dicono molto di come l'Italia sia in deficit di riflessione sul suo curriculum criminale

Fantozzi si riprende Genova passando dal teatro

Davide Livermore porta in scena l'antieroe di Paolo Villaggio  

L’amore ci salverà. Oppure no

Come gli uccelli  del franco-libanese Wajdi Mouawad per la regia di Marco Lorenzi in scena a Genova

Qual è la storia della parola fascismo negli Stati Uniti?

I mutevoli significati del termine "fascista" e come, nel corso degli anni, abbia gradualmente perso la sua coerenza [Richard J.Evans]