giovedì 29 Ottobre 2020

Il dito e la crepa. Un’altra lettera da Codogno

Il dito e la crepa. Un’altra lettera da Codogno

Ecco, l’elemento tragico perde in fretta il suo fascino… Ho visto che molti giudicano, da fuori. Ti sanno dire cosa fare… E devi vedere con che toni

da Codogno, Francesco “baro” Barilli, la vignetta è di Lele Corvi

Ti è mai capitato di vedere una crepa sul muro, una venatura del legno? Lo so, nulla di particolarmente originale: è capitato a tutti, mi sa che ne hanno già parlato in diversi, anche scrittori dico. Capita a tutti di osservare questa crepa o venatura, e dopo un po’ di vederci una forma. Che vedi solo tu. E agli altri dici “Cazzo, ma non vedi che è un profilo, un gatto, un fiore?!” e loro, dopo un po’, magari ti dicono “Sì sì, è vero!!!”. Spesso lo fanno per farti stare zitto, a volte quella forma finiscono col vederla davvero.Tienila lì, questa cosa sulla crepa sul muro, che al solito ci servirà per una chiusa circolare.

Ricorderai: nella seconda puntata di questo diario ti scrivevo di una persona, di un’ambulanza, di un allarme poi rientrato… Niente, ero stato ottimista: morta oggi, quella persona. Non ti dirò nome, età, chi o cosa fosse per me. Ti faccio un altro salto logico (scusa, è il brandy). A scrivere racconti mi sono dedicato da sempre. In origine si trattava di sfoghi adolescenziali, poi passai alla trasposizione dei miei sogni, deformati in ossessioni e metafore di basso ingegno sulla vita e sulla morte. Specie sulla morte, ero affascinato dall’elemento tragico di ogni vita. La vita, poi, ti dà modo di conoscerlo sul serio, e l’elemento tragico perde in fretta il suo fascino…

Ecco, questo è il punto: l’elemento tragico perde in fretta il suo fascino… Ho visto che molti giudicano, da fuori. Ti sanno dire cosa fare, come comportarti… E devi vedere con che toni, eh. Apri i social, basta quello. Guarda, io non sono cristiano (poi sulla religiosità un giorno magari parleremo, che è cosa complessa). Non sono quindi legato “per obbedienza” al precetto “non giudicate o sarete giudicati”. Però l’ho sempre trovato nobile e “alto”: ho sempre pensato intendesse “non puntate il dito, non condannate!!”. A questo precetto ho cercato di restare fedele: pure l’intera discografia di De Andrè lo insegna e mi ha aiutato. Ricordi? “Imputato, il dito più lungo della tua mano è il medio, quello della mia è l’indice…” (sì, so che ti aspettavi una citazione da “La città vecchia”, ma ho voluto sorprenderti…).

Quindi, io non giudico. Meglio: non pontifico e non condanno, che giudicare (nel senso “formarsi un proprio giudizio su qualcosa o qualcuno, dopo una propria valutazione”) è cosa diversa e di cui non mi vergogno. Ecco, vorrei dire questo a quelli che pontificano o condannano…(un inciso, scusa: i politici sono i peggiori solo perché sono più esposti, ma sono solo degni rappresentanti di un popolo incattivito e stupido; se ci sarà tempo, in questo diario ne parleremo, più avanti). Dicevo: vorrei dire questo a chi pontifica o condanna: state solo osservando una crepa nel muro da troppo tempo, tanto che ora siete convinti di averne decifrato il disegno. Ma non siete intuitivi o saggi. Nemmeno coglioni e di certo non siete furbi. Solo illusi.

P.S.: Scritto la mattina del 9 marzo 2020, PRIMA che tutta l’Italia diventasse “zona rossa”

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