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Muri di solidarietà alle Cinque Terre

Dall’Europa un progetto per salvare 6 ettari di muri a secco alle Cinque Terre con corsi per migranti e disoccupati

In dialetto li chiamano cia’n, sono i muri a secco che caratterizzano il paesaggio delle Cinque Terre. Settemila km lineari costruiti dall’uomo a partire dall’anno Mille per strappare un po’ di terra da coltivare. Un’opera monumentale riconosciuta nel 1997 Patrimonio Unesco e dallo scorso anno protagonista di un progetto europeo: Stonewallsforlife, appunto, muri di pietra per la vita.

Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma LIFE “adattamento ai cambiamenti climatici”, prevede il recupero e il mantenimento di 6 ettari di terrazzamenti e 4.000 metri quadrati di muri a secco per migliorare la produzione agricola, preservare il territorio e incrementare la capacità di resistenza alle alluvioni. Si parte da Manarola, per poi spostarsi nei comuni di Vernazza e Monterosso ed arrivare in fine in Catalogna nel Parco del Garraf, anch’esso caratterizzato da un paesaggio fragile e prezioso come quello delle Cinque Terre. 

Ma il progetto ha anche una forte valenza sociale: nei cinque anni della sua durata sono previsti corsi di formazione sulle tecniche di costruzione dei muri a secco indirizzati a quaranta fra disoccupati e migranti che potranno, successivamente, trovare un impiego sul territorio. 

“L’obiettivo è quello di formare manodopera specializzata per la cura del nostro territorio ma anche per preservare memoria e tradizioni di questi luoghi” – ha spiegato Patrizio Scarpellini, per il Parco delle Cinque Terre, che è capofila del progetto.

Foto Catherina Unger

D’altronde il Parco e l’intero territorio delle Cinque Terre da tempo investono nella solidarietà: i primi corsi dedicato a profughi e migranti partirono nel 2010 poi ancora nel 2015 quando grazie ad un accordo tra il Parco, il Ministero dell’Ambiente e la Caritas diocesana si conclusero dando un’opportunità lavorativa a 10 ragazzi. “Da allora, negli anni successivi, abbiamo realizzato altri tre corsi – racconta Eugenio Bordoni della Fondazione Manarola – e formato tanti ragazzi, la maggior parte provenienti dall’Africa occidentale, molti di loro continuano a lavorare nelle aziende della zona, altri si sono spostati. La scommessa qui è riuscire ad ingrandire le aziende per creare un’economia di scala, creando lavoro e salvando il nostro territorio”.

Oltre all’Ente Parco, che si occuperà di coordinare tutte le azioni, sono partner del progetto la Fondazione Manarola, che dal 2011 si occupa di censire e recuperare i terreni incolti nella area di Manarola, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova, responsabile dell’analisi, del monitoraggio delle azioni e dei risultati del progetto; ITRB Group che metterà a disposizione la sua esperienza nella redazione di proposte a programmi UE; Legambiente che seguirà la parte legata alla comunicazione e alla sostenibilità ambientale mentre il Diputaciò Barcelona, partner internazionale, ha un ruolo chiave nella replicabilità del progetto in altre aree dell’Unione Europea con condizioni orografiche analoghe. 

L’importo complessivo del progetto è di 3.715.000 euro e il programma LIFE rimborserà il 55% dei costi con un contributo di circa 2.039.000 euro, l’Ente Parco stanzierà circa 970.000 euro e la parte rimanente dovrà essere sostenuta dai membri del consorzio attraverso contributi economici o impegno di personale.

Manarola, sito pilota

Per quanto riguarda le fasi del progetto, che è partito lo scorso luglio, al momento sono entrati in azione i ricercatori del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Genova, che hanno iniziato le prime attività di rilevamento per analizzare lo stato di conservazione e le eventuali criticità delle opere di sostegno dei terrazzamenti  nel sito pilota di Manarola. 

Mentre inizierà probabilmente in autunno il primo corso per imparare la tecnica di costruzione dei muri a secco.

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