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Home culture Ripensare lo spazio pubblico: la movida "sparpajata"

Ripensare lo spazio pubblico: la movida “sparpajata”

La pandemia ci ha insegnato a scegliere che cosa è meglio per noi? Rapporti sociali e luoghi pubblici al tempo della distanza sociale (Valentina Piscitelli)

foto Marcello Leotta_Figure-9

La capacità dei romani di adattarsi a tutte le situazioni si traduce ai tempi del covid nell’incitazione: “sparpajamose”, un invito a rispettare il distanziamento sociale, che sarebbe preferibile chiamare “fisico”. Ma come affrontare la nuova prossemica lasciando inalterata la volontà di coltivare all’aperto i rapporti sociali? Come superare la paura di contagiarsi contemperando l’esigenza dello stare insieme? Molto possiamo imparare dai popoli del sud, ad esempio possiamo autorganizzarci con soluzioni a basso costo, senza confondere una modalità “povera”, con una modalità “misera”. Possiamo ripensare gli spazi pubblici, viverli dando loro un nuovo valore.

Da sempre, baresi e napoletani, d’estate rivendicano il diritto di cenare sul mare, portano da casa sedie e tavolini pieghevoli e anche il cibo. Finita la cena si trattengono a prendere il fresco, respirano iodio, giocano a carte e conversano con i tavoli vicini, opportunamente distanziati. Il tutto ovviamente è fuori legge e non rispetta l’hccp ma tutti i Sindaci chiudono un occhio davanti ad una tradizione invalsa, perché riconoscono la validità di una modalità che favorisce trasversalmente la socializzazione, realizzando benessere attraverso lo spazio pubblico. Il picnic in auto organizzazione con consegna di cibo dei ristoratori – sul lungomare, lungolago o il lungofiume delle nostre città potrebbe essere una risposta alla necessità dei ristoranti di ripartire con dehor più adeguati di una sede stradale, il tutto non è impossibile, ma vanno pensati innovativi sistemi di consegne con app di geolocalizzazione delle persone negli spazi pubblici e non solo al chiuso delle nostre case.

Penso a Roma e ai suoi numerosi parchi e piazze, ma anche alle banchine del Tevere, poco valorizzate. L’Associazione Tevereterno si è rivolta recentemente al Sindaco chiedendo di pulire gli argini del fiume e illuminare le banchine per garantire la sicurezza, lungo il tratto gestito dall’Associazione è stato regalato dall’artista William Kentridge un fregio di 550 metri, immaginiamo che poesia sarebbe pensare a questo luogo magico, come al salotto di casa nostra con alle spalle una opera d’arte alla scala del paesaggio. Ordinanze che vanno nella direzione di favorire comportamenti corretti potrebbero aprire ad una nuova socialità senza rinunciare alla possibilità di stare insieme, in una movida organizzata e non genericamente “sparpajata”, salvaguardando l’interesse generale, l’economia e soprattutto l’allegria.

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