lunedì 30 Novembre 2020

Usa, quarto giorno di rivolta nera. Uccisi un agente e un dimostrante

Usa, quarto giorno di rivolta nera. Uccisi un agente e un dimostrante

Un agente ucciso a Oakland e un dimostrante ucciso a Denver, riot in decine di città. Trump allerta la Guardia Nazionale

Un agente di polizia è stato ucciso e un altro è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco durante le proteste di ieri sera a Oakland, in California. Lo riferisce la Cnn citando fonti di polizia. Almeno 7.500 manifestanti sono scesi in strada per manifestare dopo la morte di Floyd George a Minneapolis. Ci sono notizie di saccheggi, negozi dati alle fiamme e attacchi anche ad altri poliziotti, secondo quanto riferito dalla polizia stessa. Poche ore prima, a Denver, un ragazzo di 19 anni è stato ucciso a Detroit, in Michigan, da spari provenienti da un Suv. Lo riporta l’Associated Press. Gli spari erano indirizzati contro una folla di persone che stava manifestando per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd. Il ragazzo è morto in ospedale. Una rappresaglia condotta probabilmente da agenti in borghese o da suprematisti di qualche risma, ma da quelle parti suprematista e poliziotto sono figure che coincidono. 

E’ il quarto giorno di rivolta in decine di città degli Usa per via dell’ondata di sdegno che ha investito la comunità afroamericana, soprattutto, con l’omicidio di Floyd George, a Minneapolis da parte di quattro agenti, uno dei quali – con una storia di abusi nella propria carriera  lo ha lasciato morire tenendogli per nove minuti immortalati da un video, un ginocchio sul collo mentre tre colleghi non muovevano un dito. «I can’t breathe», non riesco a respirare, le ultime parole di Floyd George sono diventate un grido di battaglia, trasformandosi in «lasciateci respirare!» per chi si oppone alle pratiche di police brutality in una fase in cui la pandemia colpisce più duramente i settori più poveri di una società in cui lo sfruttamento di classe segue anche linee razziali.

Non è odio, è il capitalismo ad uccidere

Come spiegano al Dsa, socialisti democratici d’America, è stata  una «esecuzione pubblica». Un «omicidio che ricalca il modello profondamente radicato di violenza, anti-Blackness e oppressione sostenuto dalla polizia di questo Paese… Questa è la supremazia bianca. Ci rifiutiamo di chiamarla eufemisticamente “odio” o “paura”: cercheremo di dare giustizia a coloro che sono stati brutalizzati dalla polizia nominando la supremazia bianca in modo da poterla sradicare».  Per comprendere quello che sta accadendo negli States bisogna, infatti, sottolineare che «la violenza razzista della polizia non è accidentale per il sistema capitalista, è necessaria mantenere il suo funzionamento. Riconoscere che, mentre noi lottiamo per un mondo migliore, sarà la polizia a minacciare le nostre proteste, la polizia a rompere i nostri picchetti, la polizia che esercita selettivamente il suo monopolio sulla violenza contro i neri e la classe operaia per proteggere coloro che hanno potere e privilegi. E questo momento non offre alcuna tregua, nessuna opportunità per la gente di riprendere fiato mentre la pandemia continua a decimare le comunità nere e marroni a causa della deliberata inazione dei politici. Le morti sproporzionate di COVID-19 stanno rivelando ancora una volta quanto sia profondo il razzismo nella nostra società. Mentre il virus non è razzista, il sistema in cui viviamo lo è, e i neri sopportano il peso della crisi», scrive l’organizzazione marxista che ha sostenuto, da soggetto esterno indipendente dal Partito democratico, la recente corsa di Sanders, condividendo «la rabbia di tutti coloro che si fanno sentire per le strade dopo anni di soffocamento della polizia e della povertà, dopo anni di saccheggi da parte di corporazioni, padroni di casa e miliardari. Lotteremo per un mondo in cui i neri possano respirare liberamente e sfidare noi stessi ad assumerci una maggiore responsabilità per l’abolizione, e il coraggio di perseguire un futuro giusto e libero.Per George Floyd. Per Breonna Taylor (una infermiera rianimatrice ventiseienne afroamericana sparata nel suo appartamento da agenti che stavano conducendo una retata antidroga a un indirizzo sbagliato, ndr). Per Ahmaud Arbery (afroamericano di venticinque anni, ucciso nel sud-est della Georgia quando due uomini hanno tentato di mettere in atto l’arresto di un cittadino, mentre un terzo ha registrato un video dell’incidente, ndr). Per Philando Castiglia. Per Eric Garner». Infine, si esorta a dare sostegno finanziario ai gruppi sul campo: Minnesota Freedom Fund , Black Visions CollectiveReclaim Our BlockCTUL 

Arrestato il poliziotto omicida ma l’autopsia è truccata 

Mentre centinaia di manifestanti hanno sfidato il coprifuoco a Minneapolis nelle vie intorno alla caserma di polizia data alle fiamme il giorno prima, la famiglia di George Floyd, intanto, contesta l’esito dell’autopsia che esclude la morte per asfissia o strangolamento, e chiede che venga condotto un secondo esame, indipendente. La famiglia si è rivolta al medico legale Michael Baden perché conduca una seconda autopsia. «La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis – ha detto il legale Ben Crump – La verità l’abbiamo già vista». Secondo quanto si legge nel referto, «gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute (ipertensione arteriosa e problemi coronarici) e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte». Un copione che in Italia è stato recitato dalle versioni ufficiali di molti casi di malapolizia. Derek Chauvin, l’agente bianco arrestato per omicidio colposo dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis, in precedenza aveva ucciso un sospetto, partecipato ad una sparatoria risultata fatale per un altro e ricevuto almeno 17 lamentele durante i suoi quasi 20 anni di servizio al dipartimento di polizia locale. Prima aveva prestato servizio per otto anni come membro della polizia militare nella riserva dell’esercito, che aveva lasciato senza alcun riconoscimento.

Scontri in decine di città, Guardia nazionale in Minnesota

Dopo una nuova notte di scontri a Minneapolis, durante la quale sono state arrestate 50 persone, la National Guard del Minnesota rafforza la sua presenza nella città schierando, entro domani, 1700 soldati, il più grande dispiegamento della storia dello stato.  Il generale Jon Jensen della National Guard del Minnesota ritiene che sia «prudente» che Donald Trump abbia ordinato al Pentagono, come riportano i media Usa, di mettere in allerta unità dell’Esercito degli Stati Uniti per una possibile operazione in Minneapolis. «Anche se noi non siamo stati consultati su questa specifica cosa, io credo che sia una mossa prudente fornire tutte le opzioni possibili al governatore, se il governatore dovesse scegliere di usare queste risorse», ha detto, secondo quanto riporta la Cnn, il generale. Secondo quanto riportato Trump ieri ha chiesto al segretario alla Difesa, Mark Esper, di prospettare opzioni militari per aiutare a sedare la rivolta a Minneapolis. Da qui l’invio di ordini verbali ad unità della polizia militare a tenersi pronti all’eventuale dispiegamento in Minnesota. Le unità interessate sarebbero quelle di Fort Bragg, in North Carolina, a and Fort Drum, nello stato di New York, che hanno ricevuto l’ordine di essere pronti al dispiegamento in quattro ore. Mentre per quelle di Fort Carson, in Colorado, e Fort Riley, in Kansas, si parla di dispiegamento in 24 ore. La notte scorsa si è continuato a protestare nella città del Minnesota, a Washington, a Louisville, in Kentucky, New York City, Atlanta, Denver, Houston, San Jose e Bakersfield, in California, Chicago, Detroit ed altre città. A Washington è anche scattato l’allarme alla Casa Bianca quando i dimostranti, che si erano riuniti nei pressi della Pennsylvania Avenue, sono riusciti a superare le transenne del Secret Service e si sono scontrati con la polizia. I giornalisti che si trovavano all’interno della Casa Bianca hanno riportato che per un certo periodo è stato impedito loro di lasciare l’edificio. A Los Angeles la polizia ha dichiarato illegale il blocco sull’autostrada intimando alla folla di disperdersi, negli scontri, rende noto la Lapd, sono rimasti feriti due agenti. Proteste anche a Dallas, dove una folla di dimostranti di è riunita di fronte al quartier generale della polizia della città texana. Il sindaco, Eric Johnson, in un tweet ha detto di «comprendere la rabbia e condividere il dolore» per quello che è successo a Minneapolis che è «inaccettabile». «Ma per favore rimanete pacifici», ha concluso il democratico afroamericano. Anche il sindaco di Denver, Michael Hancock, ha condannato «le non necessarie, insensate, distruttive» violenza che si sono avute nella capitale del Colorado. «Ancora una volta le violenze di pochi oscurano le legittime richieste di giustizia». Portland, in Oregon, è tra le oltre 20 città americane dove si sta protestando, con la polizia locale che ha dichiarato lo stato di rivolta ed ordinato ai dimostranti di disperdersi. A Louisville, nel Kentucky, una reporter di una televisione locale ed il suo cameraman sono stati presi di mira da un poliziotto che stava sparando proiettili con all’interno gas urticante al peperoncino. Durante il collegamento con Wave 3 News, affiliata della Cbs, Kaitlin Rust ha gridato: «Mi stanno sparando!», mostrando le immagini di un poliziotto che puntava la pistola con i proiettili urticanti contro il cameraman. «Sono solo proiettili al peperoncino», ha poi aggiunto ribadendo che «stavano sparando direttamente contro di noi». Nelle proteste di due notti fa a Louisville spari sono stati esplosi contro sette persone, due delle quali sono ricoverate in ospedale. Nella città la protesta si concentra non solo sul caso Floyd ma anche su quello di Breonna Taylor, uccisa nel suo appartamento lo scorso 13 marzo durante una perquisizione nel da parte di agenti in borghese che avevano un mandato per un uomo che non abitava più in quell’edificio. L’Fbi ha aperto un’inchiesta sul caso. 

Polizia infestata da razzisti

«È necessario e, a questo punto, indispensabile e, a questo punto, banale osservare che la polizia in questo paese è mediata dalla razza», scrive sul The New Yorker Magazine, Jelani Cobb, autore di “The Substance of Hope: Barack Obama and the Paradox of Progress”. Nel novembre del 2015, la polizia ha risposto alle chiamate di una lite tra un uomo e una donna a nord di Minneapolis, sparando fatalmente a un ventiquattrenne afroamericano di nome Jamar Clark. La polizia e i paramedici presenti sul posto hanno affermato che Clark aveva resistito all’arresto e aveva tentato di prendere la pistola di un agente; i passanti hanno affermato che era ammanettato e a terra quando è stato sparato il colpo. La morte di Clark è stata seguita da più di due settimane di manifestazioni fuori dal quarto distretto di polizia di Minneapolis, guidate da Black Lives Matter; un tentativo di interrompere lo shopping per le vacanze al Mall of America, per protesta; e il disprezzo a cascata dei residenti neri che, due anni dopo, ha fatto sì che il sindaco dell’epoca Betsy Hodges non fosse rieletta. Alla luce di questa storia, l’attuale sindaco, Frey, è stato inequivocabile sulla colpevolezza della polizia nella morte di Floyd. «Essere neri in America non dovrebbe essere una condanna a morte», ha detto martedì. Ma per Cobb, «la questione più grande, tuttavia, è se gli agenti coinvolti affronteranno conseguenze legali». L’area delle Twin Cities del Minnesota è infestata di poliziotti violenti e razzisti. Nel 2016 Philando Castiglia è stato ucciso a Falcon Heights, Minnesota, da un agente di polizia allarmato perché Castiglia aveva una pistola nella sua auto, anche se si era identificato come proprietario di una pistola con licenza. Nel 2017, Justine Damond è stata uccisa a morte da un agente di polizia che rispondeva alla sua stessa chiamata per una possibile aggressione avvenuta dietro la sua casa di Minneapolis. «Non sono state mosse accuse contro gli agenti della morte di Clark – ricorda Cobb – Jeronimo Yanez, l’ufficiale che ha ucciso la Castiglia, è stato licenziato dal dipartimento, ma è stato assolto dalle accuse di omicidio colposo di secondo grado. Mohamed Noor, l’ufficiale che ha sparato a Damond, è stato condannato per omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado, ed è stato condannato a dodici anni e mezzo di carcere. Il caso Damond è stato atipico, sia perché ha comportato la fatale sparatoria di una donna bianca da parte di un ufficiale nero di origine somala, sia perché Damond era un cittadino australiano, il che ha generato pressioni internazionali per una condanna nel caso. Nessuna accusa è stata mossa contro l’agente Daniel Pantaleo per la morte di Eric Garner, a Staten Island, il cui arresto è stato anche registrato su video da un passante, ed è stato ampiamente citato dopo la morte di Floyd». Per una strana coincidenza, “Processo Americano”, un film che presenta un processo farsa contro Pantaleo per omicidio, è stato appena rilasciato. Di questo caso parla “American Trial” un film appena uscito negli Usa. «Ci sono altre cose da dire sul fiorente genere dei video – conclude Cobb – che catturano le morti dei neri americani e sulla complessa combinazione di repulsione e compassione che accompagna la loro visione. Sono il macabro documentario dell’attualità, ma resta da chiedersi se facciano di più per umanizzare o per oggettivare le figure involontarie al centro delle loro narrazioni. La morte è un fenomeno troppo intimo per non essere distorto da un pubblico di massa. Ieri, pochi di noi sapevano chi fosse George Floyd, cosa gli importasse, come viveva la sua vita. Oggi, non lo conosciamo meglio se non per il modo cupo in cui quella vita ha incontrato la sua fine».

 

 

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