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Centri estivi non per tutti, partono ma costano

Centri estivi, rette aumentate per tutti, bonus per qualcuno (Chiara Ludovisi ©Redattore Sociale)

Secondo Federconsumatori, le rette sono aumentate in media del 30%, ma a volte i costi sono raddoppiati o addirittura triplicati. E il bonus servirà per sostenere questo aumento. Ma per chi il bonus non può averlo? Tanti gli esclusi, da chi ha fruito del congedo a chi è in cassa integrazione o disoccupato

ROMA – Il 15 giugno è il giorno che tante famiglie aspettavano: l’apertura dei centri estivi ha quest’anno un sapore particolare, quello dell’autonomia e della socialità riconquistate dopo mesi, con bambini e ragazzi che, zainetto in spalla, salutano i genitori la mattina per trascorrere buona parte della giornata con i coetanei e con adulti “non congiunti”, prevalentemente all’aria aperta e in movimento.

Aprono oggi i centri estivi e la ministra Bonetti, che tanto li ha voluti e si è adoperata perché partissero, è andata a inaugurare uno di questi, a Roma, presso l’Aeronautica Militare: segno dell’importanza che questa giornata ha per le famiglie e per chi le rappresenta a livello istituzionale. Ma questi centri estivi sono per tutti, o solo per qualcuno?

Se oggi in tanti erano in fila davanti ai vari “triage” imposti dalle linee guida, molti però restavano ancora a casa: i bambini più piccoli, innanzitutto, perché per la fascia 0-3 anni è ancora tutto da fare.

E poi ci sono tanti che non possono permettersi i costi, per lo più considerevolmente aumentati. A far luce su questo aspetto è Federconsumatori, che denuncia una vera e propria “stangata”: per far fronte alle misure imposte dalle linee guida, in particolare all’adeguamento del numero degli operatori, pare che le rette siamo aumentate circa del 30%, ma in molti casi anche di più, fino a raddoppiare o addirittura triplicare. E’ quanto emerge dal monitoraggio effettuato dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori: se nel 2019 la spesa media per l’iscrizione di un ragazzo al centro estivo privato era di 672 euro al mese, oggi tale spesa può arrivare anche oltre 860 euro al mese. “Si tratta di manovre speculative, tese a lucrare ed assorbire il bonus – afferma Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori – Così la misura rivolta alle famiglie si trasforma in una misura di sostegno ai centri. Facciamo appello al governo perché intervenga per evitare che gli aiuti varati vengano così annullati, bensì vadano realmente alle famiglie”,

E si apre così un altro capitolo che presenta luci e ombre: quello dei bonus per le famiglie. Se infatti da un lato è probabile che questo servirà a far fronte all’aumento dei costi (e c’è da aspettarsi che lo stesso accada con gli altri bonus, dalle biciclette alle vacanze…), dall’altro va considerato che c’è una folta popolazione di “esclusi” dal bonus destinato a baby sitter e centri estivi: tra questi, tutti coloro che abbiano fruito di congedo Covid o altri ammortizzatori sociali. Esclusi quindi i tanti (buona parte degli italiani) che abbiano subito una sospensione dell’attività lavorativa, con tutto ciò che ne consegue. E che, probabilmente, non potranno permettersi di iscrivere i figli a questi centri, soprattutto alla luce dell’aumento dei costi. Il bonus, insomma, è destinato solo alle famiglie in cui entrambi i genitori abbiano continuato a lavorare regolarmente: un sostegno all’attività produttiva, dunque, più che al benessere psicofisico di bambini e ragazzi. E che rischia di creare discriminazioni tra chi può e chi non può pagare, anche perché i soldi dell’iscrizione devono essere comunque anticipati dalle famiglie, che solo successivamente potranno chiedere il rimborso tramite Inps. Senza però avere la certezza, prima, che questo rimborso ci sarà. Insomma, il centro estivo è per chi può permetterselo. E il bonus anche.

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