martedì 1 Dicembre 2020

Culla termica, moderna versione di ruota degli esposti

Culla termica, moderna versione di ruota degli esposti

I dubbi dell’Associazione nazionale Figli Adottivi e Genitori Naturali a proposito del bambino lasciato in una culla termica a Bari

«Lui è Luigi. Piccolo, mamma e papà ti ameranno per sempre». Accompagnato da questo messaggio su un bigliettino è stato abbandonato a Bari un neonato di nove giorni in una culla termica sistemata da cinque anni nella chiesa di San Giovanni Battista, rione di Poggiofranco. Erano le 8 e un quarto del 19 luglio. Il bimbo potrebbe essere di una coppia italiana, è in ottime condizioni di salute, ben curato e vestito con una tutina a fasce bianche e azzurre. Piangeva e strillava mentre veniva portato dal 118 nel reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari. È in buone condizioni. Il Tribunale per i minorenni ha aperto un fascicolo. Momentaneamente, il neonato sarà affidato alle cure di medici e infermieri: verrà nominato un tutore legale sino a quando non sarà scelta una nuova famiglia per Luigi. Non è una storia edificante e Luisa Di Fiore, presidente dell’Associazione nazionale Figli Adottivi e Genitori Naturali (Faegn), spiega a Popoff perché è preoccupata da questa «versione contemporanea dell’antica ruota degli esposti».

«In primo luogo – si legge in un comunicato ricevuto da Popoff che nessun giornale “per bene” ha voluto pubblicare – va evidenziato il rischio sotto il profilo sanitario, un rischio che coinvolge madre e bambino. Le culle termiche possono incentivare i parti in casa, all’ombra del silenzio e del segreto, senza alcuna tutela sanitaria. Chi le sostiene, probabilmente, ritiene di proteggere i neonati da infanticidi e abbandoni selvaggi ma su questo vanno evidenziati due aspetti: un infanticidio è un reato e come tale è perseguibile, ma tentare di prevenire un reato di inaudita gravità con una soluzione che viola una serie di diritti fondamentali e mette a rischio madre e bambino non è accettabile; d’altra parte, sarebbe altrettanto grave se una madre o un bambino avessero conseguenze fatali in casa o in luogo inadatto, durante un parto non assistito, pur di mantenere il segreto e lasciare il bambino in una culla termica. Un altro nodo fondamentale riguarda il fatto che, quando un bambino viene lasciato in questo modo, nessuno può avere la garanzia che la madre sia stata seguita, accompagnata nella gravidanza e sia consapevole della scelta di abbandonare il figlio. Potrebbe trattarsi di una donna vittima di violenze o soprusi, costretta a subire il distacco dal figlio oppure di una donna portata a questo gesto senza alcun supporto né consapevolezza. Altro tema fondamentale riguarda il bambino e il diritto alle origini: oggi, grazie alle recenti sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, l’adottato adulto ha diritto di procedere con una istanza presso il Tribunale per i Minorenni di residenza per interpellare la madre di nascita e avere accesso alle proprie origini. La documentazione inerente alle origini del bambino deve essere conservata in modo che, da adulto, sia possibile per il figlio avere accesso alle proprie origini. L’adottato adulto, infine, ha diritto ad avere accesso ai dati sanitari che lo riguardano e all’anamnesi sanitaria familiare. Un bambino lasciato in una culla termica si vedrà negare questo diritto: non solo non avrà alcuna anamnesi sanitaria che riguarda la propria nascita ma neppure quella familiare o materna, con conseguenze possibili a lungo termine anche nella sfera della salute e, inoltre, non avrà mai possibilità di presentare istanza per l’accesso alle origini, una volta divenuto adulto. La culla termica rappresenta una violazione del diritto alla salute, di quello alle origini e alla identità personale, ignora completamente il principio della conservazione dei documenti non producendo alcun documento, rischia di indurre le donne a parti non tutelati, con rischi potenziali gravissimi per madre e bambino. Una donna ha la possibilità di partorire in ospedale, lasciando il bambino in protezione. Se consapevole di questa scelta, la donna può decidere di non riconoscere il figlio e ha diritto di essere supportata dal punto di vista sanitario e sociale. Il bambino ha diritto alla tutela sanitaria, alla conoscenza della propria anamnesi sociosanitaria e, da adulto, deve poter richiedere l’accesso alle proprie origini. Che oggi lo stato in primis e alcuni comuni di conseguenza tollerino la presenza di culle termiche è inaccettabile sotto il profilo sanitario, sociale e dei diritti civili. La vita va rispettata nella sua complessità e nei suoi molteplici aspetti e non solo declamata come principio assoluto, ignorando conseguenze e responsabilità».

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