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Depistaggi Cucchi: «C’è un regista, non è indagato ma c’è»

Al processo agli otto carabinieri accusati di aver deviato le indagini sull’omicidio di Stefano Cucchi è la volta delle parti civili: «Come Ustica, come Via D’Amelio»

Depistaggi nel caso Cucchi. Come Ustica, come Via D’Amelio. E un regista occulto non indagato. «Si avvicinano momenti importanti. La fine del processo Cucchi ter. Quello dei Generali che depistarono le indagini e non solo», aveva scritto poche ore prima Ilaria Cucchi.

Dopo le pensati richieste di condanna avanzate dal pm Giovanni Musarò, il 23 dicembre, nei confronti degli otto carabinieri accusati di avere compiuto azioni per deviare il corso delle indagini sulla morte del geometra romano, avvenuta nell’ottobre del 2008, la parola è passata il 4 gennaio alle parti offese nel processo in corso nell’aula bunker di Rebibbia. «In questo procedimento parliamo di fatti di una gravità assoluta nella storia democratica di questo Paese, paragonabili al caso Ustica o ai fatti di via D’Amelio», ha sostenuto l’avvocato Diego Perugini, legale di tre agenti della Polizia Penitenziaria, finiti imputati nel primo processo legato alla vicenda di Cucchi. Nicola Minichini, Antonio Domenici e Corrado Santantonio furono poi assolti in via definitiva per non aver commesso il fatto.

Per gli otto carabinieri, tra cui il generale Alessandro Casarsa, la procura ha sollecitato condanne per i reati falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Il pm ha chiesto al giudice monocratico di condannare a 7 anni Casarsa, a 5 anni e mezzo Francesco Cavallo. Cinque anni per Luciano Soligo e per Luca De Cianni, quattro anni per Tiziano Testarmata, invece, per Francesco Di Sano tre anni e tre mesi. Tre anni di carcere per Lorenzo Sabatino e, infine, un anno e un mese per Massimiliano Colombo Labriola.

Il legale degli agenti della Penitenziaria, nel corso del suo intervento durato oltre due ore, ha affermato che in questa vicenda c’è «un regista occulto che non è stato indagato, ma è evidente che esiste una regia e che non può essere esclusivamente del generale Casarsa – ha aggiunto Perugini che ha chiesto 500 mila di provvisionale – questo è un processo dove tutti sfuggono dalle loro responsabilità. In questa vicenda dove è lo Stato? Abbiamo un panorama tristissimo, il danno che ha subito Minichini è un danno violento, ha dovuto rinunciare al suo lavoro, alle sue amicizie, per sei anni è stato indicato ingiustamente come autore del pestaggio di Stefano Cucchi. Le sofferenze patite da lui e dai suoi colleghi sono state assurde». Il legale ha citato l’episodio di Samura Yaya. Si tratta di «un testimone falso costruito a tavolino».

Nel processo si è costituto parte offesa anche Riccardo Casamassima, l’appuntato dei carabinieri che con le sue dichiarazioni ha consentito la riapertura dell’inchiesta. «Dal punto di vista disciplinare il mio assistito è devastato – ha affermato l’avvocato Serena Gasperini ma lui non ha chinato la testa: è stato descritto come un rompiscatole ma quella divisa e quel giuramento li ha sempre rispettati». Per Gasperini «al falso ci si ribella, a costo di prendersi un disciplinare, lo spieghi lei giudice quando emetterà questa sentenza, scrivere il falso anche se viene ordinato è reato». Il legale di Casamassima ha chiesto trentamila euro di provvisionale e centomila euro di risarcimento. Nella prossima udienza è in programma l’intervento dell’avvocato Fabio Anselmo, legale di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, quindi sarà la volta delle difese degli imputati. La sentenza è prevista non prima di marzo.

 

 

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