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Il grande secco. Reportage dal Ponte della Becca

La crisi idrica del Po e i nuovi scenari del paesaggio fluviale (testo e foto di Dario Minotti)

“ …a guardare bene, sono ormai tre mesi che non piove!”.

Affrontare l’argomento meteo è comunemente inteso come una ventata di frasi scontate  e semplificazioni messe lì a riempire un vuoto scomodo durante una conversazione o tra silenzi imbarazzanti.

Ecco, però, che all’inizio di Marzo 2022 tali formule non hanno più alcun sapore di banalità o di non-sense. Succede che in questa primavera 2022 il grande fiume fa già segnare un -3 metri sotto il livello idrometrico abituale. Le ricadute complessive su tutto il sistema idrico, agricolo e energetico rischiano di risultare fortemente compromessi.

Attratti da ciò che, ancor prima di cifre e percentuali, rappresenta una tale mancanza di acqua nei fiumi e nei laghi siamo stati proprio nel baricentro idrico di una Pianura Padana attraversata dal grande fiume lì dove le acque del Ticino vanno a gettarsi nell’alveo principale di tutta la grande valle Padana.

Abbiamo camminato naso all’insù  sotto il ponte della Becca, storico centenario in struttura tubolari a pareti reticolari che collega il territorio pavese con le zone collinari dell’ Oltrepò.

Qui, quasi a metà del lento cammino del fiume dove vi confluiscono le acque dapprima elvetiche , poi lacustri e infine milanesi ( grazie al Naviglio Pavese) tutte raccolte nell’alveo del Ticino la loro immissione nel grande Po non ha nascosto gli effetti di una perdurante siccità. A circa 213 chilometri dalle sorgenti del Monviso e ai restanti 320 che ci  separano dalle acque salmastre del delta del Po il grande fiume ad osservarlo da vicino fa bella mostra de grande secco che lo affligge. Fino a questo momento il fiume ha ricevuto da nord le copiose acque da Dora Riparea, Dora Baltea e  Sesia.

Da sud e invece hanno portato metri cubi di acque il Tanaro e lo Scrivia.

Il fiume soffre la siccità e prima di sfociare nell’Adriatico arriveranno in soccorso Adda, Oglio e Mincio da Nord e da Sud Scrivia Tanaro, Panaro e Trebbia.

Al centro di questo incontro di correnti nella direzione nord-sud per il Ticino  e ovest-est per il Po abbiamo solcato letteralmente le numerose isole e lanche  e spiagge emerse dal ritirarsi delle acque.

Isolotti di sabbia finissima e fangosa, inediti svincoli idrici e bella mostra delle fondamenta portanti della centenaria struttura del ponte novecentesco tutte a testimoniare di una situazione non ottimale per l’intera pianura.

Il Po visto così è addirittura più in secca che a Ferragosto” sentenziano gli esperti di clima e meteorologia.

Il cuore del problema, in effetti, sono le esigue precipitazioni nevose sulle Alpi.

Manca la neve sulle Alpi e siccome tutta la valle del Po dipende molto dalle acque montane, di superficie e di falda o risorgiva.

L’allerta per l’attuale situazione idrica è stata prevista già l’estate scorsa . Sono oltre 3 mesi di assenza di reali e consistenti precipitazioni.

Niente pioggia ma nemmeno niente neve.

Come sottolineano dall’istituto svizzero di meteorologia l’inverno scorso è stato attenuato nei suoi valori piu’ rigidi dall’alta pressione sull’Europa Occidentale. A ben vedere, dicono gli esperti di calcolo statistico e di modelli matematici di previsione meteorologia: ”si tratta tecnicamente di una situazione di scarse precipitazioni invernali e questa condizione meteo si registra in media ogni 5 anni”.

Allora nel frattempo, si potrebbe iniziare ad introdurre tra le priorità del governo del territorio una vera gestione idrica integrata su tutto il bacino del grande fiume al fine di prevedere periodi di secca e procedere ad un attento e bilanciato uso delle acque. Per avvicinare le persone e le comunità rivierasche all’uso e alla percezione del fiume e per coordinare gli interventi a tutela del suo stato di salute le numerose  autorità di gestione dovrebbero pubblicizzare il proprio intervento sul patrimonio pubblico delle acque di superficie e di falda di quel grande antico mare che era all’origine la pianura padana. Un coordinamento che coinvolge a pensarci bene, 1/3 dell’intero sistema Paese.

Infatti ragionare e intervenire su questo lungo asse fluviale significa fare i conti con le cifre piuttosto che con i campanili o le divisioni amministrative. In fondo le acque primarie e secondarie del Po attraversano 7 Regioni, 13 Province  e bagnano circa 3000 comuni.

Parlare di una Questione fluviale, non potendo essere per sua natura, questione divisiva o generatrice di appartenenze e contrapposizioni sarà la sola strada per affrontare questo paesaggio così invisibile.

 

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