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Comune di Roma, perché devono cambiare le cose

Elezioni per le Rsu al Campidoglio. Il candidato dei Cobas: costruire dal basso la prossima agenda sindacale, a cominciare dallo smart working [Gianni Carravetta]

La pandemia ci ha isolato e resi più fragili. Sono stati emanati 914 atti correlati allo stato di emergenza sanitaria, durato 790 giorni. Tra questi provvedimenti, ben 65 sono stati di diretta emanazione governativa, fermo restando che nel complesso si è trattato comunque di atti emanati dai Ministeri (Salute e Interno), dalla Presidenza del Consiglio, dalla Protezione Civile e dalla Struttura Commissariale e, pertanto, sono stati tutti provvedimenti scaturiti dall’ambito governativo.  Il Parlamento ha contribuito, in fase di conversione dei decreti, solo per circa il 3,5% degli atti varati. Sul fronte sindacale è andata anche peggio poiché il sistema di relazioni sindacali ha funzionato soltanto come paravento per le decisioni governative. In buona sostanza, la pandemia ci ha restituito un clima sociale da post democrazia, in cui le persone sono state private delle tutele più elementari e sono rimaste sole.

L’unico elemento di novità positivo derivato dall’emergenza è stato lo smart working, introdotto dapprima come rimedio per incrementare il distanziamento sociale di fronte alle ondate dei contagi, e poi divenuto,  grazie all’impegno di milioni di lavoratori pubblici e privati, un modello di prestazione lavorativa che ha rivoluzionato gli standard organizzativi delle aziende e, soprattutto, che ha funzionato in termini di innovazione dei processi produttivi e di incremento generalizzato della qualità della vita.

A causa della visione manichea del Ministro della PA, si sta tentando di sterilizzare anche gli effetti positivi di questa misura azzerando il lavoro agile in forma semplificata, in attesa di decreti attuativi e contratti che determino un regime di regole e controlli delle prestazioni da remoto. Insomma, si gioca con la vita delle persone, costrette a rivedere, dopo due anni, i propri stili di vita già sconvolti dalla pandemia.  E non è tutto. Guardando al quadro economico e sociale, si intravedono solo misure e scenari a svantaggio dei lavoratori: riforma fiscale a sfavore dei redditi medio-bassi; tasso di inflazione crescente (quasi al 7%); assenza di risorse per i rinnovi contrattuali; crisi energetica unita a quella economica.

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Tracciando un bilancio sommario, possiamo dedurre che la pandemia ha reso evidenti le debolezze strutturali del sistema di tutele dei lavoratori dipendenti. In particolare, ha evidenziato che non esistono tra i corpi sociali intermedi maggioritari (sindacati, partiti, associazioni) soggetti disposti a cedere sovranità per attivare difese concrete ed efficaci a salvaguardia della classe lavoratrice.

Il pessimo accordo siglato a Roma Capitale sul lavoro agile dimostra quanto sia drammaticamente reale questo deficit. Le stesse sigle che lo hanno sottoscritto fanno fatica a difenderlo. Come sempre il Comune di Roma si colloca nelle retrovie quando si parla di innovazioni organizzative che scalfiscano il potere di controllo sulle persone, considerate alla stregua di alunni indisciplinati da mettere in riga.

In conclusione, dobbiamo partire da un dato di realtà e da una rivendicazione forte e incisiva: non possiamo arretrare rispetto all’unica misura che, in tempi di politiche classiste a danno dei lavoratori, ha rappresentato una speranza di miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro, anche con riferimento ai fragili, ai genitori, ai caregiver.

Con le elezioni RSU bisognerà cambiare lo stato delle cose e cancellare il clima di complicità che inficia il sistema di relazioni sindacali fino a compromettere le sorti dei rappresentati. Dobbiamo costruire dal basso la prossima agenda politico-sindacale. Se il sistema ci condanna a sopportare l’ennesimo ciclo economico negativo, dobbiamo almeno avanzare sul terreno dell’organizzazione del lavoro: proponiamo una mobilitazione generalizzata per ottenere l’implementazione del lavoro agile in forma strutturale, a parità di trattamento e con le stesse opportunità delle forme ordinarie di lavoro.

 

 

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