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Quando la storia è una menzogna

La Storia Distorta, raccontare il Novecento italiano: le insidie dell’uso pubblico [Chiara Nencioni]

 

E’ iniziato ieri, 21 novembre, e finirà il 30, presso il teatro San Giorno di Udine, un ciclo di incontri, dal titolo La storia distorta, curato da Carlo Greppi con il patronato dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione e dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri -rete degli Istituti della Resistenza e dell’Età contemporanea-.

Parteciperanno, oltre a Greppi, Valentina Colombi, Francesco Filippi, Paolo Pezzino, Marcello Ravveduto, Tommaso Speccher, Benedetta Tobagi. Tutti intellettuali e storici impegnati nel Fact-checking, un progetto giornalistico indipendente che mira a monitorare le notizie false o fuorvianti diffuse in Italia e all’estero, fornendo un servizio di corretta informazione e degli strumenti necessari ai cittadini per imparare a riconoscere le bufale, la disinformazione, la misinformazione e tutte le altre falsità che minano la società e il processo democratico. Anche quelle che vengono, dall’alto, dei ministeri (si pensi alla nuove linee guida sulla didattica del giorno del ricordo) o recentemente dal ministro dell’istruzione Valditara che con alcune lettere legate a date significative: leggi razziali (inviata a Repubblica), il 4 novembre (alla studenti dal titolo “Onoriamo i giovani che sacrificarono la vita per l’unità del popolo italiano) e una del 9, (sempre rivolta agli studenti) per il “giorno della libertà”, – che sarebbe la caduta del muro di Berlino – che “dimostra l’esito drammaticamente fallimentare del Comunismo”, giusto per citare argomenti recenti, legati alla formazione morale dei giovani (o all’indottrinamento?), che contengono osservazioni esempio di un uso pubblico molto disinvolto da parte di un ministro della Repubblica, che sono poi state messe in discussioni da studiosi come, rispettivamente, da Francesco Filippi, Carlo Greppi, Davide Maria De Luca.

In tempi recenti l’uso pubblico della storia è diventato particolarmente insidioso. La rete e i social network hanno amplificato a dismisura la diffusione di autentiche fake news, di deliberate mistificazioni e più in generale di pericolose banalizzazioni della storia: oggi chiunque ha la possibilità di produrle e condividerle, contribuendo a costruire un clima di dilagante disinformazione.

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L’intento del ciclo di incontri è quindi quello di sfatare alcuni tra i miti più diffusi del Novecento italiano, eredità del complesso fluire e sedimentarsi del passato e della politica nel nostro paese.

Il primo incontro dal titolo Il sasso nello stagno. L’impatto del lavoro culturale sul senso comune, è un dialogo fra Paolo Pezzino, Presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri e Carlo Greppi, membro del Comitato scientifico di tale istituto, fondatore dell’Associazione Deina, e curatore della collana Fact Checking della casa editrice Laterza.

Quest’ultimo sottolinea l’importanza delle iniziative della rete degli istituti di studi storici, che si occupano di storia con metodi scientifici e la indagano nel modo più attendibile, usando una propria “cassetta degli artisti”.

“La storia è una interpretazione che si deve fondare sulle fonti e sulle prove, e lo storico, come un certosino, deve ricercarle”, condivide Pezzino “non basta che una notizia sia affermata per essere creduta”, che così prosegue: “tema complicato quello dell’impatto del lavoro culturale sul senso comune. Se pensiamo ai terrapiattisti, a chi nega il cambiamento climatico, a chi parla di ‘dittatura sanitaria’, ai negazionisti della Shoah viene da pesare che una ricaduta non ci sia, e che la cultura non impatti sulla società”. Una delle responsabilità, continua il Professore, sta nel fatto che il rapporto fra storia e politica è sempre più difficile, soprattutto da quando non ci sono più partiti strutturati che preparino la propria classe dirigente.

“E tuttavia si aprono anche nuove possibilità – afferma Pezzino – in occasione della marcia su Roma un podcast realizzato da Chora e dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri in quattro puntate ha avuto nel giro di una settimana oltre 30.000 visualizzazioni, in una fascia di età prevalente inferiore ai 40 anni”. Per numero di accessi ha battuto perfino Fedez! “raggiungere 30.000 persone con un libro scientifico sarebbe praticamente impossibile, vista la media delle vendite”.

Greppi osserva, demoralizzato che narrazioni “tossiche”, ad esempio quelle di Pansa (come Il sangue dei vinti) e di Vespa sul fascismo con i suoi “libri panettoni” sono invece arrivati a vendere fino a un milione di copie. “Contro questa deriva revisionista bisogna dotarsi di strumenti di autodifesa culturale!”

Altra questione dibattuta è la persistenza del passato fascista nelle nostre città, ad esempio nella toponomastica. Pezzino cita come la targa in pieno centro a Napoli “ai soldati della terra del mare e del cielo che caddero nelle guerre d’Africa avanzando i termini della patria risorta alla missione mondiale” e proposta di intitolazione di una fermata della nuova linea Metro di Roma “Amba Aradam”, che, con una crasi in “ambaradan” sermo communis è per noi sinonimo di confusione, ma in realtà è un altopiano montuoso dell’Etiopia nella regione del Tigré dove l’esercito italiano si è reso responsabile di gravi crimini contro la popolazione civile.

Per denunciare questi oblii, domani, 22 novembre, l’Istituto nazionale Parri inaugurerà il portale “i luoghi della memoria fascista in Italia repubblicana” e presenterà un volume sul tema curato da Lucia Ceci e Giulia Albanese.

Greppi a tale proposito, cita Graziani, che definisce il più grande criminale di guerra italiano, al quale è stato eretto nel 2012, a spese pubbliche, un mausoleo ad Affile. È un cubone di mattoni in improbabile stile littorio sormontato da un’inutile cupola e dalla scritta “Patria e Onore”, che erano poi le parole d’ordine dell’esercito della Repubblica di Salò. A Filettino, sua città natale, c’è addirittura un parco giochi comunale per bambini, intitolato a Graziani, il cui cancello in ferro ricorda la scritta all’ingresso dei lager nazisti.

Ci si può chiedere se di fronte a reali mistificazioni e vera apologia (anche se la Cassazione con sentenza 11576 ha annullato il sindaco e due consiglieri di Affile dal reato di apologie di fascismo) il lavoro degli storici possa rappresentare un efficace contrasto, un sasso nello stagno, appunto!

I video degli interventi verranno caricati sul sito dell’Istituto friulano.
Libri consigliati: Italiani brava gente, un mito duro a morire di Angelo del Boca, Il cattivo tedesco, il bravo italiano di Filippo Focardi, Mussolini ha fatto anche cose buone di Francesco Filippi e poi i volumi della Serie Fact Checking curata da Greppi stesso che al momento sono nove. Oltre ai volumi pubblicati dai relatori e dalle relatrici.

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