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Il progresso è roba da museo

La mostra “Transizioni. Impresa – Lavoro – Società”  fino al 10 aprile, al Teatro del Falcone di Palazzo Reale a Genova

C’era una volta il progresso, C’era una volta una città che di questo progresso si sentiva protagonista di primo piano. E che immaginava il suo futuro in un orizzonte di acciaio forgiato negli altoforni delle sue acciaierie. Si sbagliava. Di lì a poco il progresso avrebbe traslocato altrove, nei lidi e nei modi di una globalizzazione e di un’automazione che avrebbero regalato quello che credeva il suo futuro ad altri esotici luoghi da un’altra parte del mondo. Estinguendone le illusioni prima una a una, come le luci delle fabbriche che si spegnevano, lasciando le orbite vuote delle finestre di gioielli di architettura industriale nelle sue vallate di ponente. E infine di schianto, in una mattina piovosa alla vigilia di Ferragosto di quasi 5 anni fa, con il crollo del ponte Morandi. Che di quella modernità, con le sue arcate ardite ma già malate, era stato da subito un’icona potente.  Tutto quel che c’era, oggi non c’è più e quel che resta è una città ancora in crisi di identità, da troppo tempo in mezzo al guado mentre cerca di reimmaginare la sua vocazione di destinazione turistica. Un territorio dai confini slabbrati, dove la competitività si gioca nella produzione immateriale di eventi, piuttosto che quella materiale di beni.

La mostra “Transizioni. Impresa – Lavoro – Società” racconta tutto questo, fino al 10 aprile, al Teatro del Falcone di Palazzo Reale a Genova.

MANIFESTO DELLA MOSTRA (Lavorazione di uno statore negli stabilimenti General Electric di Boston; 1950)

Realizzata da Fondazione Ansaldo nella curatela di Lorenzo Fiori, direttore di Fondazione Ansaldo, Claudia Cerioli, responsabile degli Archivi storici e dei servizi bibliotecari di Fondazione Ansaldo, Pietro Repetto, responsabile della Fototeca e della Cineteca di Fondazione Ansaldo e Beatrice Carabelli, Archivi storici Fondazione Ansaldo. E con la co-organizzazione del Comune di Genova, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova e il sostegno di Leonardo, Confindustria Genova e Camera di Commercio Genova.  L’esposizione offre un percorso che indaga sui grandi cambiamenti avvenuti nel corso del Novecento, aprendo anche una riflessione sulle sfide del nostro presente, attraverso fotografie e filmati provenienti dagli archivi della Fondazione. Per la prima volta questi materiali vengono inoltre accompagnati da opere d’arte provenienti da musei pubblici e collezioni private, testimonianze fotografiche di Street art e dall’opera Magnetic Nanoparticles realizzata appositamente per Transizioni.

Servizio di moda a bordo della motonave passeggeri Federico C; anni 60 (società)

E’ un vasto patrimonio documentale che racconta, in modo trasversale, molte delle trasformazioni avvenute nel Novecento anche nella società e nei costumi, toccando altri importanti aspetti come quelli degli impatti sul territorio. Un secolo che  stacca dal passato con un’accelerazione improvvisa, radicale. L’industrializzazione stravolge territori e comunità, ridefinendo contorni urbani e stabilendo nuovi centri di potere e nuove gerarchie sociali. Il liberismo di inizio Novecento cede il passo ai mercati globali, non senza essere passato prima attraverso politiche autarchiche. I venti di guerra portano con sé milioni di morti, ma anche convenzioni sociali nuove.  E cambiano i costumi, le abitudini, persino la moda. Le tecnologie, sulla spinta degli eventi bellici, compiono un improvviso balzo in avanti e, messe poi al servizio della pace, promettono un benessere diffuso. Gli orizzonti si allargano a dismisura, dall’atomo allo spazio, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Trasformazioni tuttora in corso in uno scenario sempre più liquido, delle quali è possibile tuttavia individuare le direttrici. Su queste riflessioni si è scelto di progettare il percorso espositivo  sviluppato lungo tre direttrici: impresa, lavoro e società.

Fortunato Depero (Fondo 1892 – Rovereto 1960), Cantiere sonoro (dinamismo sotterraneo metropolitano), 1950, Carboncino e china su carta; Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

La mostra vuole essere così una riflessione sui grandi cambiamenti del Novecento che hanno investito e che tuttora investono territori e comunità, analizzati in un’ottica industriale, economica, culturale, sociale e ambientale. Oltre a contenuti scientifici di rilievo basati sui materiali conservati in Fondazione, la mostra utilizza una commistione di linguaggi e un approccio esperienziale transgenerazionale in grado di raggiungere un pubblico anche non specialistico e diversificato. Così Fotografie e contenuti multimediali, provenienti dagli archivi per la prima volta si integrano con opere d’arte di grande rilievo provenienti da musei pubblici e collezioni private. Alle quali si aggiungono le fotografie raffiguranti opere di Street art realizzate negli spazi che un tempo costituivano la Mira Lanza, prima della loro demolizione definitiva.

INFO

Teatro del Falcone, Palazzo Reale, via Balbi 10, Genova. Fino al 10 aprile, dal mercoledì al sabato dalle ore 9.00 alle 19.00 e la prima e la terza domenica del mese dalle 13.30 alle 19.00. Ingresso libero.

Anonimo, senza titolo, 2017; fotografia di Sabrina Losso, 2022 – Opera di Street art reallizzata all’interno dell’ex stabilimento Mira Lanza di Genova Rivarolo e demolito nel 2022

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