lunedì 24 settembre 2018

Diritto d’asilo, il #NoBordersTrain sconfina in Svizzera

Diritto d’asilo, il #NoBordersTrain sconfina in Svizzera

La carovana senza frontiere occupa la stazione di Chiasso e impone al paese elvetico la presentazione delle domande d’asilo.

di Massimo Lauria svizzera2   Ad accogliere la carovana senza frontiere del NoBordersTrain a Chiasso c’era uno schieramento di guardie di frontiera svizzere. Le stesse che ogni giorno ricacciano indietro, verso i confini italiani, le migliaia di migranti che cercano rifugio nel paese elvetico. La prassi è in Svizzera – non è molto diverso nel nostro Paese – è quella di rinchiuderli in centri di permanenza per clandestini per poi rispedirli indietro, senza nemmeno permettere loro di presentare domanda d’asilo. Ma sabato i manifestanti hanno messo la Svizzera difronte alle proprie responsabilità. Quelli della carovana sono scesi dal treno, rifiutandosi di essere separati tra italiani e rifugiati, come richiesto loro dalle autorità elvetiche, che avrebbero voluto portare i migranti in strutture ad hoc. Una ghettizzazione inaccettabile per le decine di persone che ieri hanno sfidato l’Europa, violando collettivamente le frontiere di un altro paese. Dopo una serrata protesta, con l’occupazione della stazione di Chiasso e una conferenza stampa improvvisata sui binari, i manifestanti hanno potuto finalmente presentare domanda per il diritto d’asilo senza essere respinti. Sono riusciti a ribaltare la logica ottusa del restringimento delle frontiere e della restrizione delle libertà individuali. «#noborderstrain, i confini si attraversano non si difendono», scrive Pasquale Ambrogio su Twitter. I manifestanti hanno poi lasciato la stazione per accompagnare i richiedenti asilo e infine hanno raggiunto una festa etica organizzata per l’evento. Solo a quel punto il NoBordersTrain è ripartito per Milano, da dove era partito qualche ora prima, superando le restrizioni del cordone di polizia che non voleva far partire il treno. Contemporaneamente ad Ancora gli attivisti delle Ambasciate per i diritti hanno inscenato un atto di disobbedienza civile, aprendo le reti del porto nella zona chiusa ai cittadini, dove avvengono i respingimenti di quelli che raggiungono le coste adriatiche.

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