Allarme Iss: in aumento la mortalità a Taranto e in Terra dei Fuochi.

Allarme Iss: in aumento la mortalità a Taranto e in Terra dei Fuochi.

E’ il drammatico responso dello studio epidemiologico “Sentieri” pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità. La causa è la contaminazione ambientale.

di Marina Zenobio

Terra dei Fuochi
Terra dei Fuochi

Ciò che si temeva da anni è diventato realtà, una realtà ora scritta nero su bianco sull’aggiornamento di “Sentieri”, lo studio epidemiologico attraverso cui l’Istituto superiore di sanità monitora l’andamento delle malattie nei due luoghi italiani più colpiti dall’inquinamento: ci si ammala di più e si muore di più a Taranto, la città dell’Ilva, e nella Terra dei fuochi con cui si indica quella vasta area dell’Italia meridionale, tra le province di Napoli e Caserta, caratterizzata da una forte presenza di rifiuti tossici e numerosi roghi degli stessi rifiuti, da cui l’appellativo.

Nella città dell’acciaieria Ilva sono soprattutto i bambini i più colpiti. La mortalità infantile è del 21% rispetto alla media nazionale, e lo studio dell’Iss ha riscontrato un aumento di mortalità anche tra gli adulti, rispetto alla predente pubblicazione della ricerca.

A Taranto lo studio – che conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione locale emerse in precedenti indagini – riporta un eccesso di malattie tumorali nella fascia di età che va da 0 a 14 anni pari al 54%, mentre per il primo anno di vita è del 20%.
La responsabilità di questo peggioramento, in base alle analisi effettuate, è da attribuirsi alle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area soggetto allo studio e le malattie conseguenti sono terribili: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche.

Anche nella Terra dei Fuochi c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della Campania del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6%. Lo studio, in questo caso, si basa su dati raccolti in 55 comuni, attraverso i quali è stato riscontrato anche un eccesso di ricoveri ospedalieri per diversi tipi di tumore. In particolare è stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti e tre gli indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorali) . Tale gruppo di patologie, si legge nello studio, è costituito da : “tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini)”. Il tumore della mammella è invece in eccesso in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini.

bambinaEd è allarme in Terra dei fuochi anche per la salute dei bambini Anche se l’analisi non ha trovato, in questo caso, un eccesso di mortalità, il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è risultato maggiore del 51% nella provincia di Napoli e del 68% in quella di Caserta. Per quanto riguarda la fascia di età 0-14 anni, l’Iss ha osservato un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di Caserta, mentre in quella Napoli, dove esiste un Registro Tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi d’età 0-14.

Numeri, percentuali, registi. Ma dietro ognuno di questi ci sono uomini, donne, bambini vittime di una volontà politica perversa che per anni ha trascurato, e continua a farlo, la questione ambientale e l’inquinamento industriale. Anche la dottoressa Maria Triassi, docente di salute pubblica presso l’Università Federico II di Napoli, denuncia la trascuratezza con cui per anni è stata frontata la questione, nel suo caso della Terra dei fuochi: «Per anni non si è data alla questione ambientale la giusta importanza – commenta Triassi. La mortalità aumentata ora va approfondita, per verificare l’influenza di fattori esterni a quello ambientale, come lo stile di vita, ma è innegabile che serve più attenzione e un lavoro più approfondito, ad esempio unificando i dati di Arpa e Asl, perché non si può ragionare con l’ambiente distinto dalla salute». «Purtroppo il problema dei rifiuti è stato ignorato per decenni – sottolinea Triassi – la nostra società ne produce, ma non si è mai preoccupata di come smaltirli».

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