Roma, in piazza per fermare le bombe su Gaza

Roma, in piazza per fermare le bombe su Gaza

Dieci anni fa il Muro di Israele veniva proclamato illegale. Dieci anni dopo Israele continua la guerra contro la popolazione civile. Oggi a Roma una manifestazione sfida l’indifferenza di Ue e governo italiano

di Checchino Antonini

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400 tonnellate di bombe, decine e decine di vittime e oltre 500 feriti: oggi a Roma (alle 18 in Largo Corrado Ricci) si scende in piazza a fianco della popolazione palestinese che lotta. L’appello delle Reti di associazioni, gruppi e comitati per i diritti del Popolo Palestinese è stato lanciato l’altroieri nel decimo anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità del muro israeliano.

L’anniversario che ha sancito l’illegalità del muro costruito da Israele intorno alle proprie colonie nei Territori palestinesi occupati, esse stesse costruite con modalità che lo Statuto della Corte Penale Internazionale classifica come crimine di guerra, cade in un momento assai critico.

A seguito del fallimento dei colloqui di pace – che Netanyahu ha condotto continuando a costruire colonie ed abbattere case palestinesi a Gerusalemme come in Cisgiordania – e della decisione dei due maggiori partiti palestinesi di formare insieme un unico governo per tutta la Palestina, Israele ha intensificato la pressione militare sia su Gaza che sulla Cisgiordania. Ha reagito all’uccisione di tre giovani coloni israeliani, avvenuta in un’area sotto il proprio esclusivo controllo, scatenando una “punizione collettiva” contro l’intero popolo palestinese.

Ad oggi, sono stati uccisi dall’esercito israeliano sedici palestinesi, oltre al ragazzo arso vivo a Gerusalemme.

I movimenti raccolgono l’appello della società civile palestinese per iniziative in tutto il mondo per porre fine all’impunità di Israele per invocare con forza l’intervento dell’Unione Europea e del Governo Italiano affinché finalmente sia imposto il rispetto della legalità internazionale anche allo Stato di Israele.

Intanto, alle Nazioni Unite, 86 dei massimi esperti legali esigono che l’ONU e gli stati agiscano;

tra le firme, quella dell’Associazione nazionale dei Giuristi Democratici.

Esperti di diritto noti a livello internazionale e reti di legali di tutti i continenti, tra i quali relatori speciali delle Nazioni Unite, giudici ed ex giudici, noti professori di diritto e associazioni professionali nazionali e continentali, hanno invitato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon e i leader mondiali ad intraprendere “azioni concrete” contro il muro di Israele nella Cisgiordania occupata. La corte internazionale di giustizia, ICJ, ha concluso che il Muro fa parte dell’illegale sistema israeliano di insediamenti e annessioni. Ha chiesto a Israele di cessare la costruzione, abbattere le sezioni già costruite e pagare risarcimenti per i danni causati. Tali misure comprendono il divieto globale e vincolante sul commercio con gli insediamenti israeliani illegali, l’interruzione di tutti i rapporti economici con le imprese e le istituzioni coinvolte nelle violazioni israeliane del diritto internazionale, nonché azioni legali contro gli attori coinvolti in crimini di guerra.

L’accordo che l’ACEA di Roma ha firmato con l’israeliana Mekorot, che fornisce gli insediamenti israeliani, e la Pizzarotti SpA, che sta costruendo la TAV israeliana che attraversa i Territori palestinesi occupati, sono solo due esempi di imprese italiane coinvolte nelle violazioni israeliane del diritto internazionale.

La lettera dei giuristi denuncia il fallimento delle Nazioni Unite per non aver fatto eseguire la sentenza dell’ICJ e fornisce agli Stati raccomandazioni concrete affinché gli stessi escano dal loro immobilismo. «Credo che la lettera rifletta l’approccio giusto per una giusta causa – dice Shawqi Issa, il ministro palestinese che rappresenterà lo stato della Palestina in occasione della riunione delle Nazioni Unite – tutti gli Stati sono legalmente responsabili, come indicato nella sentenza della Corte internazionale di giustizia e nella IV Convenzione di Ginevra, e devono agire immediatamente per quanto riguarda il diritto internazionale e la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia adottando le misure raccomandate nella lettera».

 

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