giovedì 14 Novembre 2019

#12A, la vendetta di Renzi: quattro manifestanti arrestati

#12A, la vendetta di Renzi: quattro manifestanti arrestati

Una decina di denunce e quattro arresti per i fatti del 12 aprile quando il corteo contro l’incostituzionale piano casa di Renzi fu caricato dalle forze di polizia

di Checchino Antonini

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Ieri mattina la Digos, su ordine del PM Albamonte, dopo aver proceduto ad alcune perquisizioni ha notificato una decina di denunce a Roma, Pisa, Perugia e Marghera, ad altrettanti attivisti, 4 dei quali sottoposti ad obbligo di firma quotidiano. I reati contestati sono adunata sediziosa, resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale e lancio di oggetti atti ad offendere, nello specifico “uova, ortaggi, pezzi di cartone e pacchetti di sigarette”.

E’ un comunicato dei Movimenti sociali contro precarietà e austerity promotori della manifestazione del 12 aprile a segnalare l”ennesima operazione di polizia che si riferisce alla giornata del 12 aprile 2014 “Assediamo il Governo Renzi. Ribaltiamo il Jobs Act”.

Una manifestazione nazionale contro l’austerity aveva attraversato il centro storico di Roma ponendo al centro dell’agenda politica e sociale del Paese l’opposizione alle politiche di precarizzazione dall’attuale governo stava predisponendo attraverso il Jobs Act e il Piano Casa Lupi. Migliaia di precari, disoccupati, occupanti di casa, studenti, nativi e migranti, avevano espresso la loro rabbia, determinati a portare il loro dissenso sotto al Ministero del Welfare di via Veneto, dove il corteo è stato ripetutamente caricato fin dentro piazza Barberini.

Era la manifestazione divenuta famosa per il “cretino” – così venne definito dal capo della polizia – che prendeva a calci due ragazzi disarmati e già malconci a terra. Era anche la prima manifestazione nazionale che si opponeva alle scellerate politiche del Governo Renzi dalle lotte che animano il paese accomunate dallo slogan “Una sola grande opera: casa e reddito per tutti”. Parole d’ordine che avevano anche le giornate del 18 e del 19 ottobre del 2013.   «Proseguiamo i nostri percorsi per costruire una nuova stagione di conflitto dentro il semestre italiano di presidenza UE, a partire dall’opposizione al Jobs Act, al Piano Casa e alle ricette di austerity imposte dalla Troijka e dal mercato», fanno sapere i soggetti colpiti dall’ennesimo atto repressivo, una sorta di vendetta di Renzi e del governo delle larghe intese per chi osi mettersi in mezzo rivelando la reale natura della crisi e costruendo pratiche di conflitto.

In mattinata, un’agenzia di stampa aveva annunciato che la Digos di Roma stava dando esecuzione a 4 provvedimenti cautelari emessi dall’Ufficio gip di Roma per via del «prolungato assalto» a «oltre 60 operatori della Polizia di Stato dovettero ricorrere alle cure dei sanitari, alcuni per aver riportato lesione di una certa gravità. Nell’immediato furono tratti in arresto, in flagranza di reato, 4 manifestanti, che, dopo l’udienza di convalida, furono sottoposti agli arresti domiciliari. I successivi approfondimenti investigativi, coordinati dalla locale Procura della Repubblica e condotti dalla Digos di Roma con la collaborazione degli altri omologhi Uffici delle città di provenienza dei manifestanti, hanno consentito di individuare altri responsabili di specifici comportamenti violenti. Si tratta di due romani, un “antagonista” di Perugia attualmente ristretto presso la casa circondariale di Ferrara e di un esponente dei centri sociali del Nord est, nato in Romania ma residente a Marghera, anch’egli con precedenti specifici.

 

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