G8, il processo è da rifare ma Colucci è prescritto

G8, il processo è da rifare ma Colucci è prescritto

«Dichiarazioni difforni» per coprire De Gennaro a proposito della Diaz, l’ex questore di Genova ai tempi del G8, ma la Cassazione annulla per l’irrituale acquisizione delle prove

di Checchino Antonini

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E’ da rifare il processo d’appello per falsa testimonianza all’ex questore di Genova – ai tempi del G8 2001 – Francesco Colucci, peccato che il reato andrà in prescizione fra quattro giorni: la Cassazione ha annullato con rinvio, dopo una lunga camera di consiglio, la condanna a 2 anni e 8 mesi di inflittagli il 16 dicembre 2013. Ma la prescrizione è alle porte e matura l’11 novembre. Il Pg della Cassazione si era espresso in tal senso sottolineando le violazioni del contraddittorio durante l’appello ma anche l’assurdità di un processo separato «per i mandanti e i killer» di questo procedimento.

In appello, il 16 dicembre 2013, era scattata la condanna a due anni e otto mesi. Il pm Enrico Zucca ne aveva chiesti tre per colui che fu questore nel 2001 di Genova, la città che ospitò il G8 e patì la “più grave sospensione del diritto dalla fine della seconda guerra mondiale”, come scrisse Amnesty International.

Colucci (che aveva anche raccontato una versione disinvolta alla commissione parlamentare di indagine, senza poteri inquirenti, istituita all’indomani dei fatti) era accusato di falsa testimonianza nel processo sulla mattanza cilena alla scuola Diaz ed è stato condannato per aver cercato di coprire gli allora vertici della polizia e in particolare l’ex capo Gianni De Gennaro, assolto in via definitiva il 22 novembre 2012 dall’accusa di averlo indotto a mentire durante quel processo.
Francesco Colucci, il 3 maggio 2007, sentito come teste, aveva riferito circostanze non vere. Aveva ritrattato, nello specifico, la dichiarazione ai pm sulla presenza di Roberto Sgalla alla Diaz nel 2001. Sgalla (che sbarrò la strada a deputati e avvocati dicendo che si trattasse di una «normale perquisizione») era il responsabile delle relazioni del Viminale con la stampa e sarebbe stato presente su ordine di De Gennaro. Inoltre Colucci aveva indicato come responsabile nell’operazione alla Diaz il collega Lorenzo Murgolo, la cui posizione era stata già archiviata, altra circostanza smentita dai testimoni.

De Gennaro, poi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi e ora presidente di Finmeccanica, era stato imputato insieme all’ex capo della Digos di Genova, Spartaco Mortola, per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti di Colucci. Entrambi assolti in primo grado, condannati in appello, assolti in Cassazione.

Il sostituto procuratore generale della Cassazione Enrico Deleaye, chiedendo, ai giudici della sesta sezione penale l’annullamento con rinvio della sentenza della Corte d’Appello, s’è detto ben consapevole che il reato contestasto a Colucci tra quattro giorni si prescrive ma, per dirla con la pubbica accusa di Piazza Cavour, «di fronte a prescrizioni più rilevanti, quella di Colucci non è più scandalosa di altre». Sulla decisione pesa anche la decisione della Cassazione del 22 novembre 2011 che aveva completamente assolto dalle accuse De Gennaro e Mortola.

Per il Pg Deleaye sarebbe stato un pò come «processare un killer senza i mandanti». Il Pg ha sottolineato che «è assolutamente assurdo che si siano giudicati De Gennaro e Mortola e, solo dopo, con comodo, Colucci. Non si può dire che è non stato istigato e che poi c’è stata falsa testimonianza». Per Deleaye la sentenza d’appello andava dunque annullata con rinvio perchè «l’acquisizione delle prove è stata irrituale. È giurisprudenza consolidata che laddove si decide di acquisire elementi è necessario rispettare il principio del contraddittorio al quale non si può mai abdicare».

Probabilmente non è solo, nei fatti, un colpo di spugna (la difesa aveva chiesto di restituire la dignità a chi gestì pezzi di “ordine” pubblico in quei giorni), uno dei tanti, su questo capitolo del G8, perché Deleaye ha espresso tutta la rabbia per non essere stati capaci di «elaborare una norma sulla tortura». All’inizio della sua requisitoria, la pubblica accusa di Piazza Cavour ha espresso «profondo disagio». « Sono fermamente convinto che quello che è accaduto al G8 è stata una vergogna nazionale al pari di quello che succede nei paesi del Sudamerica e nel Burkina Faso. Non siamo stati capaci di elaborare una norma sulla tortura in grado di dare una sanzione a tutto quello che è accaduto. Abbiamo evitato una barbarie con le condanne per i fatti della Diaz ma non si è evitato che i reati, a mano a mano, si prescrivessero».

Oggi l’ex questore è un tranquillo pensionato. Secondo il sostituto procuratore generale della Cassazione «è assurdo che l’unica verità processuale emersa sia che alcuni funzionari di polizia avessero un po’ esagerato e che sia stata scaricata la responsabilità che era di altri su qualcuno. Colucci all’epoca dei fatti venne completamente esautorato da venti autorevoli personaggi che pensavano di dare lustro alla polizia con una bella azione repressiva». «Che Colucci, ad un certo punto, abbia dato delle dichiarazioni difformi o comunque più tenui è pacifico ma non si può passare sopra alla questione della acquisizione di prove irrituali».

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